
Pompeo all’Ispi: gli Usa hanno bisogno dell’Europa
Si è definito una persona semplice, “uno che arriva dal Kansas e che ha avi italiani”. E poi – semplicemente – ha diviso i Paesi del mondo tra “buoni e cattivi”. Mike Pompeo, ex segretario di Stato durante la prima presidenza Trump ed ex direttore della CIA, ha presentato a Milano il suo libro Mai un passo indietro (LiberiLibri), racconto autobiografico ma non solo.
Nella sede dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, ha conversato con la presidente dell’Ispi Mariangela Zappia, già ambasciatrice italiana negli Stati Uniti dal 2021 al 2025, e con il giornalista Maurizio Molinari, autore del capitolo introduttivo del saggio.

Domande molto tranquille, risposte cordiali nei toni ma parecchio dure nella sostanza. Del resto, Pompeo è l’unico che è riuscito a “sopravvivere” a quattro anni di mandato Trump, senza dimettersi o essere cacciato, ed è tuttora uno degli uomini più ascoltati del presidente. «I cattivi? Tra loro Russia, Cina, Iran, Venezuela, Corea del Nord» ha detto. E tra i buoni? «Europa, Stati Uniti, Giappone». La strada per lui è una sola: «I buoni devono schiacciare i cattivi. Gli Stati Uniti sono un grande Paese con un’economia enorme e un popolo forte, ma non possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno dei nostri amici europei».
Perché certo, America first, ma subito dopo Italia ed Europa. Un’Europa che, però, deve essere “più audace”. «La Nato è importante per gli Stati Uniti, ma voi dovete spendere di più per la vostra difesa e questo significa più tasse per i cittadini. I cinesi stanno lavorando contro la Nato, questa è la vera sfida che il segretario generale della Nato Mark Rutte deve raccogliere». E ancora. «Putin non ritiene che le sanzioni alla Russia per aver invaso l’Ucraina rappresentino per il suo Paese un costo alto. È convinto che, alla fine, gli Stati Uniti o l’Europa si stancheranno e lui sarà in grado di completare il compito». Però attenzione: «L’Ucraina non gli basta. Putin vuole sedersi dietro la scrivania del leader dell’Estonia o dei leader della Lituania e della Moldavia, per poi finire in Georgia. Ho passato ore con lui e sono sicuro che creda con tutto il cuore che questi luoghi facciano parte della Russia».
In questo inverno freddissimo, Putin sta facendo morire di fame e di freddo i bambini ucraini. «Tollerereste tutto questo se quei bambini fossero i vostri figli? Ecco, io dico che non bisogna colpire i civili russi ma il complesso militare industriale, l’infrastruttura energetica e quella bellica. Sono tutte raggiungibili, potremmo farcela e iniziare a colpire». Putin minaccia l’uso dell’arma atomica ma Pompeo non pare preoccupato: «Penso che sia solo una fanfaronata da parte sua il sollevare l’eventualità di usarla».
Mai un passo indietro ripercorre la carriera e le scelte dell’ex segretario di Stato «per cercare di difendere la sovranità, la sicurezza e i valori occidentali». Pompeo ha lavorato su tutti i fronti più caldi: dall’Iran alla Corea del Nord, dalla Russia a Israele e al mondo arabo. Ma soprattutto, ha guidato una trasformazione generazionale delle relazioni dell’America con il suo avversario numero uno: la Cina. E sulla linea dura contro la Cina e contro l’Iran, come su quella contro l’immigrazione irregolare («È l’immigrazione fuori controllo che ha portato ai fatti di Minneapolis, anche se le morti non sono giustificabili e queste cose non dovrebbero mai accadere»), Pompeo ha una visione simile a quella di Trump, basata su un approccio muscolare.
Quando si è tornati a parlare di buoni e cattivi si è levata una voce critica dalla sala. «Non è troppo semplice? E poi qual è il criterio?». Lui non si è scomposto: «Se fossimo in Cina nessuno avrebbe la libertà di alzarsi in piedi per dissentire e questa è la grande differenza tra noi e loro».
Articolo pubblicato anche su https://www.allonsanfan.it/



