
Troubezkoy, lo scultore principe e ribelle
Avrebbe 160 anni Paul Troubetzkoy lo scultore, nonché principe ribelle, le cui opere sono in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Milano dopo essere state ammirate al Museo d’Orsay di Parigi.
L’esposizione milanese ricostruisce il percorso dell’artista italiano, figlio di un principe russo e di una cantante lirica statunitense, divenuto nel tempo anche parigino d’adozione.
Era nato a Intra-Verbania (15 febbraio 1866) e già da piccolo aveva conosciuto letterati, artisti, musicisti, politici che frequentavano la casa di famiglia. Con i due fratelli ha avuto come precettore il pittore Daniele Ranzoni. Fu proprio Ranzoni che, accortosi delle sue doti, lo introdusse al movimento degli scapigliati milanesi. A Milano, dove arrivò a 18 anni, fece gli incontri che gli permisero di formarsi e di diventare un artista autodidatta.
Il giovane Troubetzkoy, infatti, era allergico alle scuole e alle regole e, conosciuto a Milano lo scultore Giuseppe Grandi che apprezzava le sue prime opere, rifiutò di iscriversi a Brera (non cercava i canoni classici dell’Accademia, ma la vita) preferendo frequentare gli studi di scultori come lo stesso Grandi e Ernesto Bazzaro e quelli del suo precettore Ranzoni e di Tranquillo Cremona. Il principe scultore si fece conoscere in città esponendo alle principali mostre (Brera, la Famiglia Artistica, la Permanente) ogni anno fino alla partenza per la Russia.
A Milano Paul Troubetzskoy sviluppa un proprio stile impressionista con superfici frantumate che catturano la luce, inoltre sa cogliere i caratteri con immediatezza ed è capace di restituire l’energia del movimento.
Predilige i ritratti, ritratti pieni di vitalità dove l’impressione prevale sul dettaglio. Si racconta che dovendo fare un busto a Giovanni Segantini cerca invano di modellare una versione che renda il valore dell’artista, poi quando questi sta per andarsene e infila i pollici nel panciotto, ecco che Troubetzkoy trova quello che cercava, l’uomo Segantini.
Nel 1895 va in Russia dove diventa professore all’Accademia di Mosca, conosce Leone Tolstoj di cui diventa amico, sebbene non abbia letto alcun suo libro (almeno a detta della moglie dello scrittore). Frequenta Jasnaja Poljana il luogo dove viveva lo scrittore, diventa vegetariano, cosa insolita ai tempi e ritrae più volte l’amico. La sua scultura di Tolstoj a cavallo vince la medaglia d’oro dell’Esposizione universale di Parigi del 1900 e gli assicura una fama internazionale.
In Russia realizza anche la statua dello zar Alessandro III a San Pietroburgo, una scultura che pare classica, ma anche qui c’è il tocco fuori dai canoni ovvero la corpulenza dello zar (tant’è che i pietroburghesi la chiamavano l’ippopotamo). L’artista non riesce, invece, a vincere il concorso per una statua di Garibaldi, il cui gesso è a Verbania a grandezza naturale, anche in questo caso l’eroe dei due mondi appare troppo umano, vestito col poncho, senza armi, insomma poco combattente.
Dalla Russia si trasferisce a Parigi. Inizia il suo periodo d’oro, amico dei pittori Giovanni Boldini e Joaquin Sorolla condivide con loro frequentazioni e vita mondana. Molti vogliono farsi ritrarre dal principe scultore: George Bernard Shaw, Giacomo Puccini, Auguste Rodin, Robert de Montesquiou, la marchesa Casati col suo levriero, ecc.
Nel 1915 un ulteriore trasferimento, questa volta negli Usa prima a New York poi in California. A Hollywood ritrae Charlie Chaplin (opera dispersa), diversi attori e danzatrici tra le quali Lady Costance Stewart-Richardson, una nobildonna ritenuta scandalosa perché danzava discinta e a piedi nudi. Di questo periodo sono anche i ritratti dei nativi americani, che aveva incontrato per la prima volta a Milano nello show del circo di Buffalo Bill.
Troubetzkoy ha anche dedicato moltissime opere agli animali, era un animalista ante litteram, interessato alla vita in tutte le sue forme, e un attivista del vegetarianismo. Coerente con questa sua filosofia di vita, durante il periodo americano realizzò una scultura a grandezza naturale di un agnello, intitolata: Come puoi mangiarmi?
La mostra alla Galleria d’Arte Moderna è allestita con opere provenienti dal Museo del Paesaggio di Verbania, che conserva uno dei più significativi fondi dell’artista lasciato in eredità alla morte, e da importanti collezioni italiane e straniere come il Musée d’Orsay e il Petit Palais di Parigi, il San Francisco Museum of Fine Arts, il Museo Sorolla di Madrid, il Detroit Institute of Art o la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Accanto alle opere di Troubetzkoy alla Gam sono esposti alcuni dipinti di Boldini, Sorolla, gli artisti che frequentava a Parigi.
La Gam non solo possiede importanti sculture di Troubetzkoy, ma annovera nella propria collezione anche opere degli artisti della Scapigliatura che lo guidarono nei suoi primi passi. A Milano alcune opere dello scultore sono presenti anche al cimitero Monumentale.
Paolo Troubetzkoy è morto a Pallanza il 12 febbraio 1938 e a Verbania, oltre al già citato Museo del paesaggio che ospita molte opere e la gipsoteca, sono sparse alcune sue sculture sul lungolago. Si possono incontrare il ritratto di Toscanini a Villa Giulia e un monumento ai caduti decisamente antiretorico poiché non esalta l’eroico soldato morto, ma ritrae il dolore di una giovane vedova rimasta sola con un piccolo in braccio.
La mostra è aperta fino al 28 giugno.



