
Quel libro in biblioteca
Lo aveva scelto per caso. Era sulla mensola più alta della biblioteca del suo quartiere, nella saletta dove ci si poteva servire da soli, appoggiato in un equilibrio precario, anzi rischiava di cadere. Per prenderlo si era allungata in punta di piedi e aveva dovuto pulirlo oltre che dalla polvere anche da qualche calcinaccio che ci era rimasto sopra. Un romanzo corposo, con le pagine appena ingiallite e il bordo in qualche punto segnato dal tempo, non sembrava però che avesse avuto molti lettori.
Infatti anche lei non aveva un particolare interesse a leggerlo, tra l’altro non conosceva assolutamente l’autore, così decise solo di darci un’occhiata. Lo aprì e, dopo aver sfogliato qualche pagina, trovò una cartolina dentro. Un anonimo paesaggio di campagna, una strada sterrata e un campo di papaveri, decisamente anonima.
Sul retro una sola frase, scritta a mano:
“Tutto quello che non ti ho mai detto è qui, tra le righe. Se sei tu a leggerlo, allora forse c’è ancora una possibilità.”
Rilesse quella frase più volte, come se potesse cambiare da un momento all’altro e faticò a liberare la mente dal ricordo di lui che sei mesi prima l’aveva abbandonata lasciandola in una pesante crisi personale. A questo punto, stimolata dalla frase scritta a mano, decise di tornare all’inizio del libro e cominciò a leggerlo. Era una storia semplice ma intrigava sin dalle prime righe, tra l’altro qualcun altro, prima di lei, non aveva resistito alla tentazione di sottolineare alcune frasi.
Ad un certo punto, trovò un foglio piegato e infilato tra due pagine. Un indirizzo, una data e un’ora: proprio quella sera stessa. Incredibile. Non c’erano nomi e nemmeno spiegazioni.
La testa cominciò a turbinarle tra emozioni, ricordi e sorpresa; possibile un appuntamento che cade proprio stasera e a chi era destinato? Possibile che lo abbia trovato così casualmente? Decise comunque che sarebbe andata lo stesso ad un appuntamento che nessuno le aveva dato personalmente. In aggiunta l’indirizzo le suonava strano, mai sentito. Infatti su Maps non c’era; possibile? forse è un’altra città o forse uno scherzo, un gioco.
Decise di andare a fondo e cominciò a cercare sul web. Non fu facile trovare qualcosa di utile per capire cosa fosse quell’indirizzo finché in un link risultò che quel nome di strada era stato usato in un libro fantasy uscito da pochi mesi e diventato anche abbastanza famoso. Che strana coincidenza. Non amava particolarmente i fantasy, faceva fatica a seguire le storie spesso intricate con nomi quasi mai reali e comunque non immediatamente memorizzabili ma lo stimolo di quel foglio piegato era grande: doveva capire.
Si mise a cercare il libro e dopo aver fatto tentativi in alcune librerie, lo trovò e se ne andò incuriosita a casa a dargli un’occhiata. Comoda sul divano con il foglio piegato dell’indirizzo accanto, si mise a leggere, o meglio a sfogliare con una certa rapidità, le pagine alla ricerca di questa famosa strada ed effettivamente la trovò: era l’indirizzo di casa del personaggio principale del libro che si chiamava proprio come lui.
Non lo aveva più visto negli ultimi mesi da quando era stata lasciata e un groppo alla gola la prese nel rileggere il suo nome: con quel foglio piegato ora avevano di nuovo qualcosa in comune: quella strada. Una strada di fantasia: le tornarono in mente le parole scritte a mano sul retro della cartolina e si aggrappò con tutta l’anima a… forse c’è ancora una possibilità.
Allora forse lui non mi aveva detto tutto oppure io non ero riuscita a comprenderlo fino in fondo; io lo amo ancora, mi manca. Troppo poco un indirizzo di fantasia per poter ricostruire il loro rapporto, troppo casuale il libro della biblioteca, la cartolina, il foglio piegato: tutto troppo poco.
Le pagine del fantasy continuarono a scorrere molto più stancamente mentre si avvicinava la sera e la storiella del libro si dipanava al solito modo girando continuamente intorno a “lui”. Quasi spento l’entusiasmo ed il fervore dell’appuntamento previsto nel foglio piegato, stava subentrando un po’ di amarezza e di sconforto al pensiero di averlo appena sfiorato senza averlo potuto incontrare di nuovo.
Stava per chiudere il libro quando sentì la suoneria del cellulare squillare in borsa, si alzò, rovistò un po’ nella sacca e finalmente tirò fuori il telefono che ancora suonava.
Era lui.


