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Uno sguardo per raccontare il proprio tempo

Tempo di lettura: 4 minuti

Alla fotografa e scrittrice Carla Cerati, nata cento anni fa, Milano dedica la Mostra Plurale Femminile a Palazzo Reale.

La mostra (200 fotografie in 10 sale) coniuga l’aspetto pubblico del lavoro della Cerati legato alla cronaca, alla politica e ai movimenti e cambiamenti sociali e quello privato narrato in diversi romanzi. Come spiega la figlia Elena: «La mostra nasce dalla volontà di restituire Carla Cerati nella sua interezza, senza separare la fotografa dalla scrittrice e la storia pubblica dalla memoria privata» e spiega: «Il suo lavoro è plurale nei linguaggi e nei temi, ma nasce da una stessa necessità: comprendere il proprio tempo e trovare una forma per raccontarlo».

Carla Cerati – Autoritratto

Carla era nata a Bergamo, da ragazza voleva diventare una scultrice, aveva persino superato l’esame di ammissione a Brera, ma il padre la spinse a sposarsi a 21 anni. Il marito era Roberto Cerati che, dopo anni, diventò Presidente della casa editrice Einaudi.
Per aiutare la famiglia, ha fatto la sarta, aveva imparato taglio e cucito dalla sorella che aveva frequentato una nota scuola di moda. Era brava anche in quello, la figlia la ricorda cucirsi gli abiti anche per le cerimonie.

Nel 1960 inizia, del tutto casualmente, la sua carriera di fotografa. La sera, quando è libera dalle incombenze della famiglia, esce con la macchina fotografica, una Rolleiflex avuta dal padre. Sperimenta le tecniche apprese al Circolo fotografico milanese durante le prove della commedia Niente per amore, diretta da Franco Enriquez. Le sue foto sono belle e vengono scelte per la locandina dello spettacolo.

Questa esperienza le apre le porte a nuovi lavori come: La vita comincia a 14 anni per il periodico L’Illustrazione Italiana, le ballerine della Scuola di danza del Piccolo Teatro, il Living Theater in Italia, Dario Fo e Franca Rame, Eduardo De Filippo, ecc.

In giro con la sua Nikon al collo (ha una nuova macchina) fotografa i cambiamenti repentini di Milano, dove vive dal 1952 e che considera la sua città, ne nasce Milano Metamorfosi dove le case di ringhiera si alternano alle fabbriche, all’inaugurazione della metropolitana, ai nuovi quartieri e alla scintillante Rinascente.

Cerati è anche bravissima a cogliere le caratteristiche delle persone nei suoi scatti, i suoi ritratti hanno per protagonisti soprattutto scrittori e intellettuali colti nelle presentazioni di libri, sono: Calvino, Vittorini, Marquez, Eco, Sciascia, Montale e tanti altri.
Oltre alla sezione dei ritratti, in mostra non mancano le foto dedicate agli avvenimenti politici di quegli anni. All’inizio Carla era stata trascinata dal figlio Federico ai cortei del sessantotto, poi sente il dovere civile di immortalare i momenti più rappresentativi di quegli anni di lotta: la Strage di piazza Fontana, le lotte operaie, le manifestazioni femministe, quelle dei ‘proletari in divisa’, i funerali di Roberto Franceschi e quelli di Feltrinelli.

Carla Cerati – 1964 Elio Vittorini, scrittore

Tra gli scatti che colpiscono maggiormente il visitatore ci sono quelli realizzati nei manicomi di Gorizia, Firenze e Colorno (Parma). Era stato Franco Basaglia a chiederle un reportage che documentasse le condizioni in cui vivevano i ricoverati, le fotografie sono state pubblicate in Morire di classe, un libro curato insieme da Franca Ongaro e dallo stesso Basaglia. Erano le prime foto dall’interno degli istituti psichiatrici, erano sconvolgenti. La figlia ricorda che la madre e Berengo Gardin, che Carla aveva voluto a lavorare con lei, dopo aver ultimato il lavoro al manicomio di Firenze erano così provati da sbagliare il treno del ritorno e trovarsi a Roma anziché a Milano. Certo, dopo la pubblicazione dei loro scatti l’idea di molti italiani su quelle strutture è cambiata, eppure la loro chiusura avvenne solo 10 anni dopo. Come scrisse Primo Levi dopo aver visionato le fotografie: «Sono immagini dure di donne e di uomini prigionieri, incarcerati, legati, puniti, umiliati “ridotti a sofferenza e bisogno”».
Il reportage ottenne il premio Palazzi.

Nella mostra non mancano le foto di paesaggi soprattutto la Liguria e le Langhe, Carla Cerati, in precedenza, aveva percorso in macchina nel 1965 il tratto Milano- Palermo e riunito le foto del viaggio in una pubblicazione (Nove paesaggi italiani) con la prefazione di Renato Guttuso.

Mondo Cocktail è una sezione di immaginiin cui Cerati, con occhio ironico, documenta i riti sfarzosi della borghesia milanese, a questo proposito Philippe Daverio sosteneva che questi ritratti sono degni di un antropologo.

Nell’esposizione è presente la sezione dei suoi nudi femminili. Sottratti alla connotazione sessuale degli sguardi maschili, i corpi sono immersi in una atmosfera eterea, gli scatti sono stati raccolti in Forma di donna edito da Mazzotta.

La mostra si conclude con pannelli “multimediali” chiamati Percorsi e in cui è tracciata la condizione delle donne in contesti quotidiani.

Carla Cerati – 1975 Sciopero generale a Milano

Come anticipato Carla Cerati ha coltivato anche la scrittura (incoraggiata da italo Calvino), nell’ultima sala della mostra sono presenti i suoi romanzi, tra di essi ricordiamo: Un amore fraterno, finalista al Premio Strega così come La perdita di Diego, La cattiva figlia ha, invece, ottenuto il Premio Comisso e Un matrimonio perfetto è stato finalista al Premio Campiello.

Possiamo dire che con la fotografia Carla ha documentato il suo presente, mentre la scrittura le ha permesso di confrontarsi con una dimensione più intima e col passato.
Cerati è stata membro della Federazione italiana del Droit Humain.
Scomparsa nel 2016, il suo nome è nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

La mostra a Palazzo Reale di Milano è aperta fino al 10 gennaio 2027, è stata curata da Giovanna Calvenzi, Elena Ceratti (figlia di Carla e trascritta all’anagrafe con due t) e Maria Teresa Cerretelli.

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