
Alchimiste ignorate dalla storia
È una mostra davvero potente quella di Anselm Kiefer dedicata a Le Alchimiste. Lo si percepisce appena si entra nella Sala delle Cariatidi del palazzo reale di Milano. Sono opere di cui percepiamo la grande fisicità;
i 42 grandi teleri dialogano con la bellezza della Sala, nonostante sia ancora segnata dai bombardamenti dell’ultima guerra. È in questo spazio che nel 1953 Picasso volle esporre Guernica che da allora è diventato simbolo di rinascita.

Le Cariatidi mutilate si accompagnano alle alchimiste ignorate e, in qualche modo, anch’esse mutilate dalla storia. Kiefer vuole con le sue opere rendere loro giustizia, sono donne che col loro sapere hanno contribuito allo sviluppo della scienza.
Al contrario degli alchimisti, che cercavano la pietra filosofale e l’oro, le donne svolgevano un lavoro importante per la comunità: erano, infatti, medichesse che con le erbe medicinali realizzavano medicamenti e cosmetici. La loro era una proto-scienza praticata da persone alle quali era vietato l’accesso ai templi del sapere.

Nei teleri si intrecciano i temi dell’artista: memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione. La pittura di Kiefer riprende il linguaggio alchemico trasformando la materia fino a far rivivere nelle sue stratificazioni le alchimiste con i loro volti, corpi, materiali e nomi. L’alchimia diventa, così, metafora dell’arte stessa. Lo conferma Gabriella Belli, curatrice della mostra, sottolineando che lo stesso Kiefer si pone come alchimista poiché «nei suoi lavori si serve di materiali alchemici come il piombo, ma si avvale di un procedimento “alchemico” anche nel realizzare le opere, che spesso seppellisce o sottopone alle intemperie e ai danni del tempo, in un processo di morte e di rinascita».
La mostra presenta unpantheon femminile che spazia da Maria l’Ebrea al Rinascimento e al 1910 anno di morte di Mary Anne Atwoo.

Le alchimiste sono, spesso, state condannate dalla cultura del tempo, bollate come streghe. Anche tra loro c’era qualche eccezione come Caterina Sforza, figlia del duca di Milano che era una condottiera e autrice di un manoscritto con oltre 450 ricette di medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Accanto a lei nei teleri compaiono Isabella Cortese, definita anche medica e autrice anch’ella di un libro di ricette e medicamenti; Cristina di Svezia la regina intellettuale;Margaret Cavendish filosofa e scienziata; Mary Anne Atwood, interprete spirituale dell’alchimia; Perenelle Flamel, alchimista francese; Marie Meurdrac, autrice di La chimica caritatevole, e facile, in favor delle dame; Anne Marie Ziegler, alchimista condannata al rogo nel 1575 e Sophie Brahe, esperta di chimica, medicina e di astronomia. Tra loro c’è anche Cleopatra che si era dedicata alle scienze matematiche e alla medicina.
Anselm Kiefer conferisce a tutte le donne pari dignità e ogni quadro diventa uno strumento di evocazione e risarcimento che squarcia il buio e fa riemergere queste donne dall’invisibilità della storia.
Le tele interrogano il visitatore, lo catturano con le dimensioni, l’oro, le stratificazioni e le donne resuscitate proponendogli un percorso che giunge al presente.
Un ulteriore elemento che colpisce il visitatore è l’uso dello spazio. Come detto, la Sala delle Cariatidi ha un’identità forte dovuta ai segni delle bombe dell’ultima guerra lasciati volutamente. Lo spazio non poteva non risuonare nella memoria dell’artista che, nato in Germania l’8 marzo del 1945 in un rifugio d’ospedale, ha trascorso vari anni tra le macerie della guerra. Forse per creare allo stesso tempo un dialogo tra le Cariatidi e le sue opere Kiefer ha scelto di porre i 42 grandissimi teleri delle «Alchimiste» come dei paraventi al centro della sala, lasciando libera la parte perimetrale con gli specchi che riflettono le opere donando loro nuove prospettive e in cui anche le cariatidi sembrano trovare voce.
Una mostra imperdibile fino al 27settembre, Milano Palazzo Reale.


