
La regina e l’arminuta
Questa settimana, che è stata una settimana di Olimpiadi, è stata anche una settimana in cui, in quelle identificazioni un po’ becere che noi pantofolai facciamo con gli gli atleti in gara, mi sono sentito molto felice di essere italiano. Il top l’ho raggiunto domenica con Federica Brignone che si è strameritata la seconda medaglia d’oro, al punto che le sue dirette competitrici si sono inginocchiate davanti a lei: la regina, la tigre, come quella che aveva sul casco. Quando, poi, l’ho sentita dire, in una intervista, che l’ unica cosa che voleva fare era di ritornare alla sua vita normale di tutti i giorni, mi è venuta in mente quella parola che in Italia, sessanta anni fa conoscevo solo io e qualche ingegnere, perché era un test sui metalli: la famosa “resilienza” che, oggi, è sulla bocca di tutti, spesso a sproposito. Ecco, vedendo quella donna, che, dopo dieci mesi da un incidente rovinoso, è riuscita a fare marameo a tutte le sue avversarie, per ben due volte, bene: una grande prova di resilienza.

Un’ altra testimonianza di grande resilienza, cioè la capacità di assorbire un urto senza rompersi, l’ho trovata nella protagonista del libro “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio, vincitrice del Campiello 2017 e tradotto in più di 25 paesi e da cui è stato trattato un film.
La storia:
Siamo nel 1975 nell’ Italia del centro sud; una ragazzina di tredici anni, allevata sin a quel momento in una famiglia benestante, circondata dall’affetto e dagli agi che questa condizione le regala, viene improvvisamente strappata da tutto questo e rimandata alla sua vera famiglia che l’aveva data in affidamento in tenerissima età per questioni di povertà. Il cambio è drammatico: dal benessere all’indigenza, dalle coccole alla mancanza di intimità, dal mondo stimolante della piccola borghesia all’ignoranza della miseria.
Arminuta in dialetto, che, nella nuova situazione, tutti parlano, significa “la ritornata” e il cruccio della ragazzina è il motivo per cui è dovuta ritornare. In mezzo a mille difficoltà e incomprensioni la piccola troverà una sua identità anche grazie alla sorella Adriana e al neonato Giuseppe. Illuminanti sono le ultime parole del libro mentre le due ragazze sono in acqua: “Ci guardavamo sopra il tremolio leggero della superficie, i riflessi accecanti del sole. Alle nostre spalle il limite acque sicure. Stringendo un poco le palpebre l’ho presa prigioniera tra le ciglia.”
Un bellissimo libro con una storia commovente e ricca di significati.
Assolutamente da leggere.



