
L’imperatore della gioia
È una sera di pioggia battente, Hai, un diciannovenne di origine vietnamita decide di saltare dal ponte di East Gladness, Connecticut. È disilluso, non ce la fa a realizzare il suo sogno americano e alla madre ha detto troppe bugie. Proprio mentre sta per saltare viene fermato da una voce dall’altra parte del fiume.
Comincia così L’imperatore della gioia di Ocean Vuong.
Chi lo chiama è Grazina, un’anziana immigrata lituana, sola, affetta da demenza, la donna lo convince a scendere e ad andare da lei. È vedova, madre di due figli poco presenti nella sua vita, vive ancora gli incubi della Seconda guerra mondiale e dello stalinismo. Abita in una catapecchia di una città postindustriale quasi tutta abbandonata. Hai e Grazina, benché americani, sono innanzitutto immigrati e ‘perdenti’ in una terra che non accoglie più gli stranieri, benché debba loro la sua ricchezza.
Hai non ha un posto in cui tornare e accetta di vivere con Grazina.
Tra i due si instaura subito un legame forte che cambia la loro vita. Grazie alla donna, Hai trova il desiderio di una seconda possibilità: un lavoro in un fast food, l’incontro con un cugino ritrovato, cercare di essere una brava persona che, come gli ha insegnato Grazina, è la cosa più difficile.
Ci sono pagine bellissime in cui l’attenzione e la cura del giovane per l’anziana affetta da incubi dà luogo a una recita improvvisata per calmarla.
«Con le braccia strette a trattenerla per a vita, a Hai venne un’idea temeraria. Se Grazina era così sprofondata nel passato, forse poteva raggiungerla laggiù, come aveva fatto un paio di volte con sua nonna quando le venivano le crisi di schizofrenia. Avendo fresche nella mente le scene di Mattatoio n. 5, i soldati, il paesaggio tedesco devastato, fece un respiro e assunse un tono di voce. Cupo e virile, dal profondo delle viscere. “Signora” disse, facendo una pausa per valutare se sembrava credibile. “Signora non si preoccupi. Suo fratello lo tireremo fuori.” Puntò il dito verso di lei “però mi deve ascoltare, d’accordo?” Si lambiccò il cervello, ancora annebbiato dal sonno, in cerca di un nome militare, e se ne uscì col primo che gli venne in mente. “Sono il sergente Pepper dell’esercito degli Stati Uniti, seconda divisione.” Solo in seguito avrebbe scoperto che la pizzeria Sgt. Pepper giù in città si chiamava così per un album dei Beatles. Non avendo mai ascoltato i Beatles […] presumeva che quel nome fosse l’abbreviazione di pepperoni, il salame piccante».
E poi c’è la scrittura di Vuong che inventa un nuovo linguaggio per narrare gli Usa di adesso, una società che ha bruciato le speranze e che appare desolata ai più.
Ecco un esempio di descrizione del luogo in cui vive il protagonista:
«È una cittadina dove il venerdì sera i ragazzi delle superiori, non avendo dove altro andare, si piazzano col pick-up del patrigno ai margini bui del parcheggio del Walmart a bere Smirnoff da bottiglie di Poland Spring, ascoltando a tutto volume i Weezer e Lil Wayne, finché una sera abbassando lo sguardo si trovano un neonato fra le braccia e si rendono conto di avere più di trent’anni, e che il Walmart non è cambiato se non per il logo, che adesso è più luminoso e tinge di azzurrognolo il viso smunto dal tempo».
L’imperatore della gioia è un grande romanzo, descrive la nuova working class americana, fatta quasi tutta di immigrazione e caratterizzata dalla delusione. Il libro bellissimo, pieno di dolore, ferite, tenerezze, amore.
Ocean Vuong è l’autore di chi vive ai margini, e si affida a un nuovo mito dove il successo è sostituito dal coraggio di essere normali e di riconoscersi in valori come la solidarietà.
Ocean Vuong, 37 anni, poeta e scrittore ha lavorato in vari fast food, ha raccolto tabacco, ha fatto il badante e ora, oltre a scrivere, insegna alla New York University.
Ha esordito con Brevemente risplendiamo sulla terra (2020), tradotto in 40 lingue e vincitore dell’American Book Award, del Mark Twain Award e del New England Book Award. È autore anche della raccolta di poesie Cielo notturno con fori d’uscita (Whiting Award 2016, T.S. Eliot Prize 2017) e Il tempo è una madre (2023).
L’imperatore della gioia è il suo secondo romanzo.



