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Un idiota e la rivoluzione di Versilia

Tempo di lettura: 3 minuti

L’idiota di famiglia è il nuovo romanzo del viareggino Dario Ferrari.
Protagonisti sono: Igor, il narratore e giovane traduttore che ha lasciato Viareggio per Roma, vive con Marta, divenuta improvvisamente una scrittrice di riferimento del mondo femminista. Herr Professor, padre di Igor, professore di storia e filosofia in un liceo, seguace della scuola di Francoforte, con una gran voglia di unire la sinistra. Sempre impegnato politicamente, Franco Nieri questo è il nome di Herr Professor, è stato anche assessore alla cultura della sua città e candidato sindaco. Ora è anziano, vedovo e soffre di Alzheimer. Accanto a loro Idargo un anarco-rivoluzionario protagonista della Repubblica di Viareggio, proclamata nel 1920 nelle tre giornate in cui la città si è ribellata in seguito all’uccisione di un giovane da parte delle forze dell’ordine.

La vita di Igor è complicata e precaria: traduce testi o di basso livello letterario o di un autore molto scorretto politicamente. Ma non ha scelta, in compenso Marta si gode il successo del suo libro ed è spesso via. Inevitabile che nascano problemi tra i due.

La situazione di Herr Professor peggiora e Igor raggiunge la sorella Ester e il nipote Cosmo a casa del padre. Mentre si trova nella casa di famiglia, scopre persino di aver vinto il premio Viareggio per i traduttori. Insicuro com’è, pensa che gli organizzatori glielo abbiano dato solo per risparmiare sulle spese dell’hotel.

Il mondo dell’editoria è uno dei protagonisti di questo romanzo con tutte le sue contraddizioni ed eccentricità.

Igor si prende cura degli scritti di suo padre e scopre che stava scrivendo un romanzo sugli anarchici viareggini, soprattutto su un certo Idargo. La storia della tentata rivoluzione di Viareggio scritta dal Professor ha qualcosa di onirico, di utopistico e Idargo ha i tratti un romantico don Chisciotte.

Il ritorno nella casa di famiglia fa rivivere il confronto/scontro tra padre e figlio e anche quello tra le loro generazioni, ma è anche l’occasione per ricostruire la propria vita mettendo insieme i brandelli, scoprendo persino affinità col terribile genitore. Il compito è comunque difficile, perché come ci racconta il nostro narratore: «Immaginate di aver avuto come padre il meno conciliante dei filosofi della scuola di Francoforte, prima di giudicare se non potevo diventare una persona più risolta: una persona che pensi a vivere, per esempio, anziché incastrarsi sempre tra le parole».

Per uscire dall’ombra del padre, Igor aveva abbandonato la facoltà di filosofia per darsi alla lingua inglese, per il professore la lingua del blocco opposto a quello sovietico. Un azzardo agli occhi del padre che ha visto la scelta del figlio anche un ripiego.

Quanto a Igor si sente sempre fuori posto, forse per questo fa un lavoro in cui bisogna svanire nelle parole. Il giovane si muove tra il voler essere protagonista e lo svanire. Un dispiacere è non avere figli, anche se ora Marta, dopo aver fantasticato insieme un bambino, teorizza di non diventare madre. In compenso Ester, la sorella squinternata, ha avuto un figlio, Cosmo, da sola. Ester, stando al narratore, è superficiale, si disperde tra mille rivoli, è proprio il contrario del fratello spesso bloccato per il troppo pensare.

L’idiota di famiglia è un romanzo in cui le storie personali diventano collettive e viceversa, in cui l’arco dei riferimenti va dalla sognata Repubblica di Viareggio che nessuno dei protagonisti ha vissuto alla caduta del muro di Berlino, raccontata in una gita di famiglia, all’ascesa di Berlusconi e alle delusioni cocenti di Herr Professor nella sua attività politica.

Il libro ci riserva anche sorprese a partire dal titolo che non si riferisce solo al libro di Sartre dedicato a Flaubert o al famoso Idiota di Dostoevskij. Nel libro sono un po’ tutti idioti nelle varie accezioni, quella più comune, quella greca che indicava chi se ne sta in disparte dalla società, quella dostoevskiana del principe Myskin che talmente votato al bene viene preso, appunto, per un idiota e quella di Sartre in cui Flaubert, considerato in famiglia incapace, si rivela un grande letterato.

Il tutto è narrato con humor e malinconia anche nei momenti drammatici, un modo di raccontare che avevamo già incontrato in La ricreazione è finita (https://ilresto.eu/artecultura/la-ricreazione-e-finita/).

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