
Il fair play che “sora Giorgia” non conosce
Lo scorso lunedì, quando il conteggio dei voti per il referendum dava la certezza della vittoria dei NO, ho pensato alla vignetta di Forattini pubblicata su Paese Sera nel 1974 in occasione di un altro referendum, quello sull’abrogazione del divorzio voluto da Amintore Fanfani. Il 60% degli elettori – con un’affluenza dell’87% – disse NO all’allora segretario della Democrazia Cristiana.
Nella vignetta si vedeva una bottiglia di champagne che “sparava” il tappo che raffigurava Fanfani. Ho immaginato quel tappo ridisegnato con la figura della Meloni. La partecipazione, molto attiva e spesso aggressiva della presidente del Consiglio alla furiosa campagna elettorale delle scorse settimane, avrebbe meritato una vignetta simile a quella di 52 anni fa.
Ma oltre a quella espressione satirica, non si possono fare raffronti tra il governo del 1974 e quello di oggi che in realtà non ha mai governato seriamente. Nel passato la DC, seppur con tendenze conservatrici e clericali aveva ai suoi vertici personaggi autorevoli, che conoscevano la politica ed erano coscienti del valore e della funzione delle strutture statali e sociali come pilastri della convivenza civile, seppur a volte le ignoravano per favorire la lotta per il potere.
Quello di oggi invece è una farsa di governo che spesso si trasforma in dramma. I suoi componenti sembrano gli attori del teatro di Pulcinella dove si ride e si piange; sono improvvisatori arroganti, ridicoli e ignoranti.
Non dobbiamo dimenticare che la Meloni appena divenuta presidente del Consiglio esordì con la frase rivolta agli avversari che diceva «È finita la pacchia» e negli interventi successivi ha continuato a inveire, non da statista, contro chi osava criticarla. Insomma le è mancato quel fair play, fondamentale per chi si trova alla guida di una nazione. Inoltre ha sempre evitato conferenze stampa e tra i giornali importanti ha concesso interviste soltanto al Corriere della Sera che per questo è stato chiamato da Marco Travaglio Corriere della sora… Giorgia (detto in romanesco).
Eppure molti giornalisti oppositori della premier, tra cui Travaglio, Giannini, Gruber, ecc., la considerano molto intelligente. A mio avviso sbagliano: la Meloni ha un’intelligenza normale e se questa fosse stata superiore alla media, avrebbe gestito la sua carica governativa in modo diverso.
Invece si è attorniata di personaggi inefficienti, politici improvvisati, di parenti, di amici degli amici, tutti consenzienti e affini nel modo di affrontare la politica. Ha inoltre evitato confronti con gli oppositori considerandoli non avversari ma nemici; ha considerato la stampa che la criticava come un’arma del nemico; non ha fatto nulla di importante per il bene del Paese; non ha mantenuto le promesse preelettorali; ha mancato di rispetto alle Istituzioni della Repubblica, come la Magistratura, la Corte dei conti, la Costituzione.
Infine ha voluto una nuova legge che indeboliva l’indipendenza della Giustizia trascurando completamente la riforma dell’apparato giudiziario i cui veri problemi sono la mancanza di personale e di moderni mezzi di lavoro.
E invece di rimanere neutrale, si è messa in gioco nella campagna per il referendum compiendo un errore dopo l’altro come la presenza da Fedez, o la difesa del sottosegretario alla Giustizia Delmastro – fatta due giorni prima del referendum – che aveva aperto un ristorante con la figlia diciottenne di un condannato per mafia. Non è intervenuta contro la Bartolozzi, capo di gabinetto dello stesso ministero, che aveva paragonato i magistrati a plotoni di esecuzione. E andando indietro, ha consentito alla Santanchè di mantenere per quasi tre anni l’incarico di ministro pur essendo indagata per gravi reati finanziari.
Una persona di intelligenza superiore avrebbe dovuto agire diversamente di fronte ai problemi creati dal suo entourage. Lo ha fatto dopo la batosta dei NO, mandando a casa quei tre personaggi come capi espiatori per il suo fallimento. Se avesse vinto il SI, i tre sarebbero rimasti al loro posto.
E se poi aggiungiamo l’inefficienza della sua politica estera, con i viaggi inutili, l’amicizia subalterna con Trump e i tentennamenti dei rapporti con l’Unione Europea, possiamo concludere che la Meloni si è data la zappa sui piedi agendo con arroganza e presunzione nel suo incarico di capo di governo. Alla fine gli italiani si sono svegliati dal letargo politico, soprattutto i giovani e gli elettori del Sud.
Ma non bisogna esultare troppo per i risultati del referendum: l’affluenza seppur aumentata è rimasta ben lontana dai record del passato. Inoltre bisogna chiedersi il perché il NO ha vinto nelle grandi città come Milano e Torino perdendo nelle due rispettive regioni, nel Friuli, nel Veneto, dove vive e lavora la maggior parte della classe operaia. La risposta devono darla i partiti della sinistra e inoltre ricordare che gli animali feriti diventano pericolosi.


