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La “pace made in USA” e la Meloni

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Mario Monti, ex premier e oggi senatore a vita, in un’intervista alla Stampa ha definito il Board of the Peace «la quintessenza del trumpismo». Il vertice del Consiglio di Pace (tradotto in italiano) che si è riunito per la prima volta lo scorso giovedì è una creazione di Trump di cui si è autoproclamato presidente con pieni poteri: solo lui ha diritto di veto su tutte le decisioni, anche quello di modificare o eliminare le strutture che dipendono dal Consiglio.

Questa trovata del presidente USA, dovrebbe essere un organismo internazionale con il compito di riportare la pace nei territori dove si combatte, a partire da Gaza. L’intenzione è quella di sostituire l’ONU e le sue ramificazioni. Vi hanno aderito Israele e altri 26 Paesi che si distinguono per i governi autoritari, compresi Ungheria e Bulgaria. Alcuni di quegli Stati, tra i quali Israele, sono tuttora in guerra e si guardano bene dal parlare di pace.

E l’Italia? La premier Meloni, seppur con rammarico, ha dovuto rinunciare a entrare in quel Consiglio per non violare l’articolo 11 della Costituzione. Ma ha inviato a Washington, in qualità di “osservatore” il ministro degli Esteri Tajani il quale sostiene che «il Board serve alla pace». Insomma l’Italia ha deciso di andare controcorrente rispetto al clima “antiamericano” che ormai prevale nell’Unione Europea.

Finalmente il cancelliere tedesco Merz ha rotto i lunghi silenzi della Von Der Leyen, con una sparata antiamericana pronunciata nel corso della annuale conferenza di Monaco sulla sicurezza internazionale. «La guerra culturale del movimento Maga non è la nostra – ha detto – la libertà di espressione da noi finisce quando è diretta contro la dignità umana e la Costituzione», ed ha aggiunto che «non crediamo ai dazi e al protezionismo; sosteniamo gli accordi sul clima e la Organizzazione mondiale della sanità (dalle quali Trump ha ritirato la presenza americana, ndr).

È stato un lungo intervento – salutato da un grande applauso e seguito con gli stessi toni dal presidente francese Macron – in risposta a quello pronunciato lo scorso anno, sempre a Monaco, dal vicepresidente USA, Vance, carico di offese contro l’Europa. Meglio tardi che mai!

La Meloni non era presente: si trovava ad Addis Abeba per un incontro con i leader africani sul “Piano Mattei”. Guarda caso. Anche l’anno scorso aveva disertato il vertice di Monaco a causa di “una brutta influenza”. Ma ha ugualmente preso le distanze da Merz affermando di «non condividere le critiche alla cultura Maga». C’era da aspettarselo: la sudditanza del governo italiano all’America di Trump non si tocca. Lo sottolinea anche il Wall Street Journal che scrive: «La premier italiana Meloni resta fedele agli Stati Uniti». E sempre negli USA ad aprile uscirà il suo libro Georgia’s con la prefazione di Vance.

Quella fedeltà non rispecchia soltanto i suoi orientamenti in politica estera, ma anche una sintonia caratteriale col suo amico Trump. I suoi attacchi contro chi la critica e alla magistratura non hanno fine: ha continuato anche il giorno dopo l’intervento del Presidente Mattarella in difesa del Consiglio Superiore della Magistratura. Questa volta ha attaccato i giudici che hanno deciso per il risarcimento alla Ong Sea Watch. Forse non conosce la legge alla quale si sono riferiti?

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