
Sovranisti per la Patria (di Putin)
Una notizia passata quasi inosservata. Da parte mia ho visto solo un comunicato ANSA e un paio di articoli su Repubblica, nessun TG o GR o altri quotidiani nazionali ne hanno fatto menzione. Eppure pare una news esplosiva, confermante della condotta ambigua – per usare un eufemismo – dell’Ungheria di Orban negli ambiti europei, tramite le azioni del suo ministro degli esteri che qualcuno a Bruxelles non ha esitato a chiamare «talpa di Putin».
La fonte originale è il Washington Post che nei giorni scorsi ha rivelato senza timore di smentita che il titolare degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha la buona usanza di raccontare al suo pari grado russo Sergej Viktorovič Lavrov (quello con la faccia da scarpone del V Alpini) quanto viene detto e deciso nei più ristretti vertici europei. Szijjarto sarebbe stato intercettato ripetutamente mentre riferiva in diretta a Lavrov, quanto accadeva al Consiglio dei ministri degli Esteri.

La Commissione Europea chiede spiegazioni anche se Donald Tusk, Il primo ministro polacco, non si è mostrato stupito: «Nutrivamo sospetti al riguardo già da tempo e questo è uno dei motivi per cui alle riunioni del Consiglio Europeo intervengo solo quando è strettamente necessario e dico solo il minimo indispensabile». Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri della Lituania dal 2020 al 2024, dichiara di essere stato avvisato da tempo della stretta collaborazione tra Szijjarto e Lavrov, tanto che «io e le mie controparti limitavamo la diffusione di informazioni sensibili quando Szijjarto era presente». Pare che già al vertice NATO del 2023 tutti si adoperassero per non far partecipare gli ungheresi agli incontri di segretezza elevata.
Il Washington Post ha anche rivelato che la collaborazione russo/ungherese ha incluso la proposta dei servizi segreti russi di organizzare un finto attentato contro Viktor Orbán (operazione “The Gamechanger”, il cambio di gioco) per migliorane la sua percezione presso l’lettorato ungherese in vista delle prossime elezioni politiche. Questo per cambiare le sorti del prossimo appuntamento elettorale del 12 aprile 2026 dove Péter Magyar, il principale avversario politico di Viktor Orbán, risulta favorito dai sondaggi grazie alle sue campagne anticorruzione e la sua linea europeista e filo NATO.
Dal canto suo Peter Szijjarto ha subito gridato al complotto basato su fake news, anche se in una fase immediatamente successiva ha ammesso «Le decisioni Ue su energia, industria e sicurezza devono essere discusse con i nostri partner al di fuori dell’Europa» affermazione che appare come una goffa e inefficace giustificazione anche della risultanza di ben 16 visite in Russia del ministro di Orban dall’inizio della guerra con l’Ucraina, l’ultima lo scorso 4 marzo quando ha incontrato direttamente il presidente Vladimir Putin.
La vicenda esplicita ancora una volta la posizione ambigua e infedele del governo Orban nei confronti dell’Unione Europea. L’eurodeputato verde tedesco Daniel Freund, ha esortato ad applicare il ricorso a quell’Articolo 7 del Trattato Europeo – già altre volte e da altri invocato contro l’Ungheria – per sospendere subito il voto dell’Ungheria in Consiglio.
Se non è facile espellere l’Ungheria dall’Unione Europea, vien da riporre tutte le speranze di cambiamento nelle prossime elezioni nel paese dei Magiari. Anche se, nel frattempo, abbiamo visto la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il suo vicepresidente Matteo Salvini, spendersi molto con video elettorali di stampo sovranista, diffusi presso il popolo ungherese, a rinforzo della propaganda di Orban.
Resta l’interrogativo: come è possibile che i cosiddetti patrioti si trovino così spesso insieme e in sintonia, in circostanze così prossime a comportamenti di tradimento delle proprie sovranità nazionali e di comunità europea?


