
Ciao Ornella
Era la metà degli anni sessanta e, non ricordo più come, ero riuscito ad infilarmi come pubblico partecipante in una trasmissione che si teneva al teatro della fiera di Milano. La trasmissione era una di quelle con tanti ragazzi che facevano da corollario a una serie di cantanti che erano in auge in quel momento. Li ho conosciuto Nada, Lauzi, Caterina Caselli e soprattutto Mogol che era sempre presente ad ogni puntata e faceva un po’ da coordinatore. Io, giovane teenager dotato di Ray-Ban anche al chiuso, tipo Snoopy quando fa Joe Cool, stavo evidentemente simpatico al giovane paroliere o meglio “creatore”, come amava definirsi, per cui facevo parte di un piccolo gruppo ristretto che aveva preso sotto la sua ala.
Un giorno stavamo spostandoci con la sua spider, mi pare, rossa e venne fuori la domanda di chi, secondo lui, fosse la cantante più cantante di tutte e ricordo che senza esitazione lui disse “La Vanoni” e aggiunse “Anche la più sensuale“.
Da allora, avendo in grande stima il suo parere, ho sempre seguito e apprezzato la carriera e la vita di questa grande donna. Le sue canzoni, pur essendo io più tipo da Pink Floyd e Tangerine Dreams, hanno sempre graffiato la mia anima: “L’ appuntamento“, “Senza fine“, “Tristezza per favore va via“, “Una ragione di più“ “Domani è un altro giorno“ solo per citare alcuni dei suoi successi più clamorosi, sono delle carezze al cuore di chi le ascolta.
Ma oltre alla sua bravura musicale Ornella Vanoni è stata anche un modello di libertà per tutte le donne. I suoi amori più importanti con Strehler, il suo Pigmalione e con Paoli sono un esempio di anti convenzionalità in una Italia un po’ codina.
L’ho vista, nelle sue ultime interviste da Fazio e dalla Toffanin, con quel suo fare da monella della borghesia milanese trattare con disincanto le storie della sua vita e il tema della morte. Ma soprattutto ho rivisto quel suo sorriso malizioso che pareva dire “Prova a prendermi. Marameo!”
Ciao Ornella ci mancherai.



