
Mettersi in lista
Le feste di fine anno sono passate da un pezzo, quel tempo frenetico durante il quale siamo maestri nel pensare agli altri, a ricordarci cosa piace, cosa manca, cosa potrebbe far sorridere, a correre, organizzare, incastrare impegni, liste, pacchetti. Ci impegniamo a pensare ai piatti preferiti da preparare per i nostri cari, alle parole da scrivere sui bigliettini d’auguri, agli addobbi per tenere viva la magia del Natale, ai regali per tutti… un impegno non indifferente per renderlo realmente un momento speciale per tutti coloro che ci circondano. Ma siamo in grado di renderlo speciale anche per noi? Ci includiamo nella lista dei regali da fare?
Proviamo a riflettere: durante quelle festività – ma vale anche per San Valentino – hai pensato solo agli altri o anche a te? Come ti fa sentire l’idea di poterti mettere, almeno per una volta, prima degli altri? E infine, che regalo avresti voluto ricevere davvero?
Sia chiaro, il regalo a cui penso non è necessariamente materiale, anzi. In questi tempi comprarsi qualcosa è facile, immediato, socialmente accettato. Spesso, però, non soddisfa davvero i nostri desideri profondi, ma più superficialmente ci illude che acquistando qualcosa ci sentiremo meglio, distraendoci dai reali bisogni che sono di tutt’altra natura. Per non allontanarci dai nostri reali desideri, ancora una volta, serve sapersi ascoltare, senza vergogna e con nuda onestà verso noi stessi.
In un mondo che ci spinge a comprare, forse il regalo più rivoluzionario, quello che dovremmo farci come gesto intenzionale e non scontato, dovrebbe essere un regalo immateriale. Non serve immaginare chissà cosa, ma bastano anche piccoli momenti come ritagliarsi, senza vergogna, del tempo per noi: una mostra che sempre si rimanda; una cena in compagnia di quelle persone che fanno bene all’anima; una telefonata lunga, senza fretta; una passeggiata lenta nel posto del cuore; il tempo per leggere un libro, per scrivere, disegnare, creare, ascoltare un intero album.
Un gesto di cura. Uno spazio riservato.
Regali semplici, forse, ma tutt’altro che scontati.
Non basta saperci guardare dentro e riconoscere i nostri desideri più autentici, perché successivamente occorre il coraggio di non aspettare che siano gli altri a colmare i vuoti ed autorizzarci a prenderci cura di noi stessi.
Viviamo in un’epoca da molti definita individualistica, ma nonostante ciò ritengo che molte persone non sappiano riconoscersi intimamente e badare realmente a sé. Forse il problema non è amarci troppo, ma amarci superficialmente, a volte poco e male. Quando ci amiamo sappiamo riconoscere i nostri spazi, i nostri confini, oltre a sapere come soddisfare le nostre necessità emotive.
È fondamentale ricordare questa verità, apparentemente banale: l’amore per sé non è egoismo, bensì la base per poter amare davvero gli altri.
Quando ci trascuriamo a lungo, la stanchezza smette di essere solo fisica e diventa emotiva. Continuiamo a dare, a esserci, ma “a vuoto”, come una sorgente che non viene mai alimentata. È lì che sovente nasce il risentimento: non perché l’altro chieda troppo, ma perché noi non ci siamo ascoltati abbastanza o ci siamo ignorati. La mancanza di amor proprio logora in silenzio e svuota il nostro dare. Prendersi cura di sé non è un lusso, è un atto di manutenzione dell’anima, è ciò che rende il nostro amore di nuovo pieno, libero e vivo.
L’amor proprio è anche responsabilità, soprattutto quando ad osservarci vi sono le future generazioni. I più piccoli, come ben sappiamo, costruiscono il proprio Sé attraverso l’osservazione delle relazioni significative e dei modelli adulti di riferimento. Vederci riconoscere i nostri bisogni, prenderci cura di noi stessi e rispettare i nostri limiti contribuisce alla normalizzazione del prendersi spazio come diritto e non come colpa. Mostrarsi come persone intere, con interessi, desideri e confini, favorisce lo sviluppo di un senso di identità più solido e di una maggiore capacità di rispettare anche i confini altrui. In questo modo, l’amore per sé diventa un potente strumento di apprendimento implicito: insegna che la cura di sé è parte integrante della propria salute, oltre che di relazioni sane ed equilibrate. Insegna che amarsi è legittimo, doveroso, basilare, rompendo il pericoloso schema del sacrificarsi in nome dell’amore altrui.
Forse – mamme, papà, nonne, nonni, zie, zii e cugini tutti – quest’anno i regali per tutte le celebrazioni possono arrivare anche dopo le feste: quando scegliamo, senza vergogna, di regalarci ciò che ci nutre, senza aspettare permessi.
Quando finalmente decidiamo di metterci in lista.


