
Microplastiche sulle coste toscane
Ultimamente sono andata a fare la pulizia della spiaggia in occasione della giornata del fratino e raccogliendo i rifiuti mi sono accorta che siamo circondati da minuscoli pezzi di plastica che non si riescono nemmeno a recuperare con le apposite pinze.
Questo mi ha fatto pensare che siamo già andati oltre e che il problema delle microplastiche coinvolge sempre di più anche noi e le nostre coste.
Le microplastiche sono piccole particelle visibili o meno di materiale le plastico che derivano da degradazione degli oggetti di scarto e che vanno a impattare l’ambiente marino. Derivano da discariche illegali di rifiuti domestici e industriali, dallo scarso trattamento delle acque reflue e dagli sversamenti di quest’ultime, dalle cattive abitudini da parte delle persone che utilizzano le spiagge a fine ricreativi o per la pesca sportiva, dall’attivitĆ industriale, dalle attivitĆ legate alla pesca, dai contenitori per i rifiuti non adeguatamente coperti, dai rifiuti abbandonati al suolo che gli agenti atmosferici come pioggia, neve o vento, trasportano nei corsi d’acqua.

Pensate che l’ONU nel 2017 ha dichiarato la presenza di 51 mila miliardi di particelle di microplastica nei mari, un numero davvero inimmaginabile.
L’impatto che hanno queste microplastiche ĆØ disastroso: le particelle presenti nel mare vengono ingerite da animali marini causando numerosi morti e provocando conseguenze pericolose per l’ecosistema. E non solo: anche noi esseri umani, abbiamo delle ripercussioni dal momento in cui la nostra alimentazione si basa anche sul pesce. Ma queste particelle le possiamo trovare anche nei terreni agricoli, nei prodotti coltivati, nelle bibite, nei cosmetici… Quindi la questione ci riguarda da vicino ed ĆØ molto più grande di quello che vediamo e pensiamo.
Ma guardiamo in particolare cosa sta accadendo nelle nostre coste.
L’ARPAT, l’agenzia regionale per la protezione ambientale della regione Toscana con cadenza semestrale esegue campionamenti in mare per controllare la presenza di microplastiche nelle zone di Foce Ombrone (GR), Carbonifera (LI), Donoratico (LI) e Fiume Morto (PI). Tali zone non sono scelte a caso, ma secondo la direttiva Europea che richiede la presenza di aree di upwelling e downwelling, ovvero fenomeni che portano allo spostamento di correnti di acqua fredda e la distanza da aree portuali, insediamenti urbani e Foci fluviali.
Le stazioni di campionamento si trovano a 1,3 e 11km dalla costa dove ogni retino “manta” viene trainato per 20 minuti controcorrente. I frammenti raccolti vengono conteggiati e classificati secondo criteri stabiliti a livello nazionale, per forma (frammento, foglio, granulo, filamento, foam, pellet) e colore (blu, verde e bianco). Al momento del prelievo vengono anche prese in considerazione i parametri fisico-chimici e le condizioni meteo marine.
Entrando nel dettaglio, nel 2024, il valore massimo ĆØ stato registrato sulla costa di Donoratico con 0,116 oggetti/m2, seguito da Carbonifera, Foce Ombrone e Fiume Morto. Considerando che la Convenzione di Barcellona, lo strumento giuridico e operativo delle Nazioni Unite per il Mediterraneo, fissa una soglia massima di 0,000845 oggetti/m2, la Toscana ha superato di gran lunga il limite massimo imposto. Ma non tutto ĆØ perduto. Per ridurre questo fenomeno e prevenirlo si possono compiere piccoli gesti quotidiani, come ad esempio la pulizia del nostro territorio, la raccolta differenziata, l’acquisto di alimenti non confezionati e di prodotti sfusi da mettere in contenitori riutilizzabili. Ma anche la scelta di acquistare capi d’abbigliamento sostenibili, provenienti da aziende locali che non impattano l’ambiente con la loro produzione ed il loro trasporto..
Molti passi avanti sono stati giĆ fatti e la sensibilizzazione a questo problema soprattutto tra i giovani ĆØ in aumento, ma bisogna continuare ad agire e possiamo farlo insieme rimanendo aggiornati con le iniziative promosse da Legambiente, occasioni preziose per unirci e fare la differenza.


