
Effusioni
E’ la prima volta che mi capita di essere in un paese non islamico in cui sono proibite le effusioni in pubblico. Si, non è cosa gradita vedere abbracci, baci, bacetti, carezze, mano nella mano davanti a tutti. E sembra che tutti ci stiano molto attenti.
Anche loro, i due ragazzi che stanno passeggiando sulla battigia della spiaggia di Bentota una delle più rinomate dello Sri Lanka. Sono due ragazzi molto giovani e molto normali; lui alto e magro non più di 17 anni, lei snella con i consueti lunghi capelli neri di un paio di anni meno. E’ la tarda mattinata e lei ha una busta di acquisti fatti, una borsettina a tracolla ed un semplice vestito al ginocchio del tessuto di quei meravigliosi abiti che sono i sarong locali. Lui invece con i pantaloni neri della tuta e la camicia, decisamente larga che sventola al minimo alito d’aria. Passeggiano lentamente sulla battigia ma senza una meta precisa, parlano ed ogni tanto si fermano: occhi al mare, occhi ai turisti in giro, occhi negli occhi.
Mi sono fatto il solito film: lei esce e dice alla madre che deve andare a comprare qualcosa (la bustina che ha in mano) ma che non sa se riuscirà a trovare proprio quello che le serve. Magari mi toccherà girare.
Lui che, più sbrigativamente, esce dicendo ai suoi che si deve vedere con degli amici per organizzare la prossima partita di cricket. Non so se torno per pranzo.
E continuano a muoversi lentamente sulla spiaggia, lui è decisamente più alto di lei ed ha il viso che sembra appena corrucciato ed incorniciato da una folta capigliatura, nera anche la sua, stranamente tendente al riccio. Lei ha lineamenti delicati ed un viso più disteso anche se dedica attente occhiate alle persone che stanno sui lettini a prendere il sole. Al momento di fermarsi si affiancano e guardano entrambi il mare, non riesco a sentire cosa si dicono tanto non conosco la loro lingua ma si capisce che parlano, niente mano nella mano, solo la testa di lei che sfiora appena appena la spalla di lui. E lui sembra non reagire, non si china sui suoi capelli, né si raddrizza per allontanarla, resta lì a guardare il mare. Due passi ancora e poi si fermano uno di fronte all’altra, continuano a parlare ma i piedi si spostano e ognuno avvicina il suo ad uno dell’altro: per quanto riesco a vedere neanche si toccano ma continuano a parlare senza guardare i piedi. Poi ripartono e stavolta le braccia si toccano l’una con quella dell’altro ma come se fosse stato un caso dovuto agli ondeggiamenti che il camminare sulla sabbia provoca normalmente. Mi fanno una grande tenerezza ma li vedo comunque tranquilli.
Scompaiono dalla mia vista per andare sul retro della spiaggia e immediatamente comincio ad immaginarli mentre cercano un angolo tranquillo ma passano una decina di minuti ed eccoli ricomparire sulla battigia, stavolta però lei è sottobraccio a lui con la mano appena appoggiata ed il braccio di lui che accenna lievemente a flettersi nella posizione del cavaliere, forse l’unico tipo di contatto consentito. Le scene di prima si ripetono, lenti passi in una direzione, poi nell’altra; soste prolungate a fissare il mare con la testa di lei che gli sfiora la spalla e lunghi sguardi tra loro, quelli si che trasmettono amore e affetto oltre alle parole che fluiscono lente e continue e mai sottolineate con gesti o scatti.
Ora di rientrare, si cambia direzione, neanche con la mano appoggiata sul braccio ma sempre molto vicina a lui; ora non si guardano intorno ma procedono diretti sulla strada del ritorno. Il mio film prosegue.
Ciao mamma, finalmente sono riuscita a trovarlo, quasi non ci speravo più. Guarda un po’ com’è.
Ciao, niente, tempo perso mancano in troppi per fare due squadre. Mi sa che sabato la partita non si riesce a fare.
I titoli di coda scendono su un paese in cui non sono consentite effusioni.


