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Il rock è femmina

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Durante le Olimpiadi Invernali italiane le due squadre americane di hockey, maschile e femminile, hanno entrambe conquistato l’oro. Così, i fatti ci portano post partita nello spogliatoio maschile di Milano in presenza, chissà perché, del direttore del Fbi Kash Pat pare con una medaglia al collo e il bicchiere in mano. Qui è arrivata al telefono di quest’ultimo una chiamata del presidente USA: in vivavoce ha invitato gli atleti al Campidoglio a Washington il 24 febbraio «Martedì terrò il discorso sullo stato dell’Unione. Potrei mandare un aereo militare a prendervi. La cosa bella di essere presidente è che non bisogna preoccuparsi del meteo o dell’atterraggio. Ci vedremo poi alla Casa Bianca e ci divertiremo». Poi ha aggiunto: «Devo dirvi che dovremmo invitare anche la squadra femminile, altrimenti mi ritrovo sotto impeachment…». Una bella battuta machista seguita da grasse risate. Una meraviglia da spogliatoio maschile, appunto. Va da sé che le ragazze, saputo dell’accaduto, hanno elegantemente declinato l’invito ringraziando… per il riconoscimento.

L’oro delle donne vale meno di quello dei maschi, così come, in generale, il lavoro, il talento e tutte le qualità umane anche quando sono inequivocabilmente superiori sul lato femminile. La letteratura, il cinema e soprattutto la storia, ci hanno raccontato tante storie di disuguaglianza quando non di appropriazione indebita da parte maschile.

Per esempio la musica. Alla domanda “chi ha inventato quella fantastica fusione di rhythm and blues, country e gospel che si chiama rock?”, segue la risposta ovvia: Chuck Berry, Elvis Presley, Little Richard, Bill Haley… non è vero. L’invenzione del Rock, ovvero quel suono e quel modo fisico di incarnarlo che ha rivoluzionato la musica e non solo, è da farsi risalire senza ombra di dubbio ad una donna, nera, che si chiamava Sister Rosetta Tharpe. Tanto che lo stesso Chuck Berry ha più volte ripetuto «La mia carriera è stata solo una lunga imitazione di Rosetta Tharpe». Lo stesso Little Richard che allora si chiamava Richard Wayne Penniman, musicalmente nasce a 14 anni, nel 1947, quando Rosetta Tharp lo invitò a esibirsi con lei sul palco a Macone, Georgia. L’esperienza fu così fulminante che Richard prese il nome d’arte che conosciamo e decise di diventare un artista professionista dedicato al Rock, inspirandosi per tutta la vita a quell’esperienza con Rosetta.
Sister Rosetta Tharpe è stata anche l’ideatrice dei concerti negli stadi: nel 1951 al Griffith Stadium di Washington, DC, davanti a oltre 20.000 clienti paganti, suonò la sua chitarra elettrica col distorsore al centro campo, con posture e movimenti fisici che stupirono i fan plaudenti. Questo fu in assoluto il primo concerto in uno stadio, anticipando di 14 anni quello dei Beatles allo Shea Stadium.

Sister Rosetta Tharpe – Foto dominio pubblico

Rosetta (1915-1973), nacque nell’Arkansas da genitori raccoglitori di cotone a loro volta figli di schiavi. Il padre cantante, la madre mandolinista e predicatrice evangelista itinerante per la Church of God in Christ.
La fanciulla cominciò ad esibirsi a quattro anni, canto e chitarra, accompagnando i gospel della madre. Compiuti i 19 anni, sposò il predicatore Thomas Tharpe da cui prese il cognome, senza abbandonarlo neppure dopo la separazione avvenuta per sua determinazione quattro anni dopo, a causa della tirannia del marito che la voleva occupata solo nei lavori di casa, secondo lui, come Bibbia impone.

Sister Rosetta Tharpe non è solo la “madrina del rock’n’roll”: è una forza creativa che ha saputo unire sacro e profano, tradizione e rivoluzione. Oggi, grazie a documentari, video e testimonianze, la sua leggenda continua a vivere. Su YouTube si possono trovare performance che ancora emozionano e ispirano (qui sotto alcuni link), come quella storica del 1964 in una stazione ferroviaria inglese, dove Rosetta, sotto la pioggia, incanta una folla di giovani.

Tutto quanto è musicalmente e culturalmente seguito a lei è nel suo merito, indubbiamente. Eppure soltanto nel maggio 2018 – 45 anni dopo la sua morte! – è stata inserita postuma nella Rock and Roll Hall of Fame come “early influence”, ovvero “influenza primaria”.

Spesso durante i suoi concerti, così fuori dal comune, dirompenti, entusiasmanti, qualcuno gridava per complimentarsi «Suoni come un uomo!!!»e lei sempre replicava:«No, nessun uomo suona come me».

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