Skip links

La cura quotidiana diventa lotta politica

Tempo di lettura: 4 minuti

Dal 12 gennaio 2026 è obbligatorio per i paesi europei il monitoraggio e il rispetto dei valori limite per la presenza di PFAS nell’acqua potabile: sono composti chimici sintetici, resistenti all’acqua e ai grassi, utilizzati dagli anni ’50 in innumerevoli prodotti come padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari, cosmetici, detersivi, etc. Purtroppo, una volta dispersi in natura, resistono nell’ambiente per lungo tempo, tanto da essere chiamati “inquinanti eterni”. Oggi i PFAS sono presenti in tutto il globo, dagli ecosistemi non antropizzati, all’aria, agli alimenti e all’acqua del rubinetto di casa, nonché in numerosi prodotti di consumo. Il corpo umano non è immune a tale inquinamento: è possibile rilevarli nel sangue, nelle urine, nella placenta, nel cordone ombelicale, nel latte materno ed anche nei neonati. L’esposizione a tali sostanze comporta effetti negativi per la salute: problemi alla tiroide, danni al fegato e al sistema immunitario, riduzione del peso alla nascita, obesità, diabete (anche gestazionale), colesterolo alto, riduzione della risposta immunitaria ai vaccini, riduzione della fertilità, cancro al rene e testicoli. Le persone fragili, i bambini e le donne incinte sono i più colpiti.

Negli ultimi anni, il caso della contaminazione da PFAS in Veneto ha portato all’attenzione pubblica le conseguenze disastrose e persistenti legate alla nocività industriale: a partire dal sito chimico di Miteni S.p.a., attivo fino al 2018, un vasto territorio compreso tra le province di Vicenza, Verona e Padova è stato coinvolto a seguito dell’inquinamento della falda acquifera sottostante, con gravi effetti su oltre 300.000 persone. A fronte di lentezza istituzionale e incertezze normative, è emersa una reazione dal basso: il movimento “MAMME NO PFAS”, formato da cittadine, “Mamme”, che per prime hanno iniziato, con fatica e non senza ostacoli, a mobilitarsi per informare, denunciare e chiedere interventi urgenti a tutela della salute dei propri figli e dell’ambiente in cui vivono.

Ma perché la protesta esplode nella sfera della cura e non in quella lavorativa tradizionale tramite le lotte sindacali per la tutela dei lavoratori?

Il paradigma nella cura aiuta a spiegare questa anomalia. Se in ambito lavorativo il rischio si mantiene astratto e mediato da logiche produttive, al contrario, la maternità rende concreto un danno altrimenti invisibile: il pericolo per la salute dei figli trasforma la cura quotidiana in lotta politica. La contaminazione, infatti, non emerge sul luogo di lavoro, ma piuttosto nelle pratiche di riproduzione quotidiana, quali alimentazione e lavoro domestico, che diventano il punto di partenza per una consapevolezza politica critica verso il sistema industriale. Mentre nel mondo del lavoro gli strumenti di tutela sono consolidati, il contesto riproduttivo è invisibilizzato e privo di rappresentanza politica: partendo dalla sfera domestica, il movimento ha sviluppato nuove strategie di lotta e riconoscimento collettivo. Esterno alle logiche di produzione che spesso prevedono la limitazione del danno come l’imposizione del limiti di tolleranza, MAMME NO PFAS ha assunto posizioni più radicali che ignorano il ragionamento economico e ambiscono all’obiettivo “PFAS ZERO”. Il movimento ha trasformato la cura, solitamente confinata nelle mura domestiche in strumento di attivismo pubblico, sovvertendo lo stereotipo che lega il femminile esclusivamente alla sfera privata, individuando nella cura il principio unificante per ripensare il sistema economico, sociale e ambientale.

Tuttavia, l’Italia compie un passo indietro verso gli impegni presi, con gravi conseguenze per i cittadini, dal momento che le contaminazioni da PFAS interessano non solo Veneto e Piemonte: in misura minore ma più diffusa sono coinvolte anche Toscana e Lombardia. Con la legge di Bilancio 2026 e i commi 622 e 623 all’articolo 1, il Governo introduce una proroga di sei mesi a misure che avrebbero imposto limiti più stringenti e severi di quelli richiesti dalla direttiva UE 2020/2184. Questa infatti impone il limite a 500 ng/L per i PFAS totali e 100 ng/L per la somma di 20 PFAS. Tuttavia, per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e l’Agenzia europea per l’ambiente non è sufficiente. Per tali motivi, dopo aver fissato un limite a 20ng/L per 4 PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS), nel 2023 e nel 2025 l’Italia promise di aggiungere alla lista anche GenX, Adona, C6O4, 6:2 Fts e sei molecole Adv, e introdurre dal 2027 il limite di 10mila ng/L per l’Acido Trifluoroacetico (TFA).

La proroga riflette nuovamente una visione che antepone la tutela dei processi produttivi alla salvaguardia dei corpi, ignorando quella dimensione di cura che la cittadinanza attiva ha saputo invece valorizzare e porre al centro della discussione pubblica. La cura emerge come strumento e chiave di lettura indispensabile per ripensare radicalmente le modalità di relazione tra sistema economico e salute ambientale. Legambiente e Greenpeace stanno lavorando perché l’unico limite accettabile riconosciuto sia lo zero tecnico. La prima ha recentemente pubblicato (16 marzo 2026) il Manifesto “Verso l’eliminazione dei PFAS, Un impegno condiviso per la tutela della salute

e dell’ambiente” su iniziativa di “Utilitalia Federazione delle Utilities” in collaborazione con Legambiente e Consumers’ Forum, mentre la seconda ha lanciato una raccolta firme per la messa al bando dei PFAS.

Approfondimenti:

https://legambienteveneto.it/pfas-cosa-sono-e-come-incidono-sulla-salute-delluomo/
https://www.greenpeace.org/italy/storia/30124/italia-rinvia-limiti-piu-severi-per-pfas-acqua-potabile/

Link alla pagina del Movimento MAMME NO PFAS:
https://www.mammenopfas.org/

Report 2025 “Acque senza veleni”
https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2025/01/4bbb41f2-report_def_a_s_v_2025-1.pdf

Link alla petizione Greenpeace per la messa al bando dei PFAS: https://attivati.greenpeace.it/petizioni/zero-pfas/

Manifesto “Verso l’eliminazione dei PFAS, Un impegno condiviso per la tutela della salute

e dell’ambiente”:
https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/Manifesto-PFAS.pdf

Explore
Drag