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Dio perdona a tutti, anche ai golosi

Tempo di lettura: 3 minuti

In …Che Dio perdona a tutti, ultimo film di Pif, Arturo è un’agente immobiliare palermitano con una sfrenata passione per i dolci tipici della sua città. È un quieto e bravo ragazzone, ‘nu pinnuluni’ come lo chiama il suo capo. Bravo in tutto fuorché sul campo di calcetto dove viene confinato tra i pali per restarci con scarsi risultati. 

Dicevamo della sua passione per i dolci, Arturo è un professionista in questo campo e in un blog recensisce e spiega le varie tipologie di dolci che acquista e consuma: gli sciu, la Maria Stuarda, l’iris, oltre al cannolo, alla brioche col tuppo, la cassata. Per lui i dolci sono una fede, un oggetto trascendentale, la promessa attraverso il gusto di una consolazione, una sorte di premio terreno.

E, proprio discutendo in pasticceria sulla consistenza di una brioche alla crema, incontra fugacemente una giovane, Flora, che lo distoglie dalle sue consolazioni glicemiche donandogli un’insolita inquietudine.

Arturo e Flora si rincontrano presto, lui deve occuparsi di piazzare un negozio vuoto e lei, figlia di un notissimo pasticcere della città, si rivolge alla sua agenzia per aprire una propria attività in cui innovare la tradizione dolciaria. Inutile sottolineare che i due si innamorano, ma c’è qualcosa che li divide: Flora è molto religiosa e Arturo per compiacerle finge di esserlo. 

Nonostante le varie messe a cui partecipa, la sua cultura religiosa è insufficiente e, quando deve sostituire il notabile che nella via Crucis ha sempre interpretato Cristo, la sua maschera di fedele crolla. Inevitabile che anche la relazione con Flora ne risenta.

Eppure, l’Arturo innamorato ce la mette tutta, persino i dolci ora non gli paiono così gustosi. Pensa alla religione cattolica, ai suoi ultimi contatti che risalgono ai mondiali del 1982. Era un bambino e pregava perché l’Italia vincesse contro il Brasile, convinto che la sua preghiera garantisse la vittoria. Ma il piccolo Arturo era anche un pensatore e si chiese se in Brasile un bambino potesse rivolgere a Dio la stessa richiesta. E in quel caso Dio cosa avrebbe fatto? Di fronte a questo dilemma la fede del piccolo vacillò per lasciare posto alla consolazione dei dolci.

Ma ora, da adulto miscredente, come riallacciare i fili della spiritualità e riconquistare Flora? Consolandosi con ben 35 sciu.

Ma gli sciu fanno miracoli e, grazie a loro, Arturo ha una visione: Papa Bergoglio seduto nel suo soggiorno. Subito tra l’agente e il Pontefice comincia un fitto colloquio: Arturo ne uscirà trasformato e il Papa edotto sulla pasticceria siciliana perché “i dolci non daranno la vita eterna è vero, ma ognuno sceglie la sua croce”.

Arturo che riacquista la fede e la applica con fervore diventa scomodo, soprattutto per coloro che usano la religione per il proprio interesse e perché, come dice il titolo del film, sono certi che …Che Dio perdona a tutti senza neppure doversi pentire.

Sul perdono il nostro protagonista sembra pensarla come Rosaria Costa, vedova dell’agente Schifani, che ai funerali del giudice Falcone e della sua scorta si disse disposta al perdono solo se da parte dei mafiosi assassini ci fosse stato un pentimento.

Ricordiamo che Pif è il regista del bellissimo La mafia uccide solo d’estate, in questa sua opera la presenza mafiosa viene ricordata due volte: prima dei titoli iniziali con una citazione omaggio ad Addiopizzo (una organizzazione che sostiene coloro che si oppongono al pagamento del pizzo, www.addiopizzo.org) e in una scena in cui un pezzo della Palermo bene festeggia un politico uscito dal carcere dopo sette anni di detenzione.

Alla fine del film il regista ci propone alcune immagini di un incontro reale con Papa Bergoglio e lo scambio di battute tra i due sull’essere agnostici.

Il film è tratto da un libro dello stesso Pif.

Trailer ufficiale del film:
https://www.youtube.com/watch?v=3UWOx-Q_q_E

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