
Di liberazione e libertà
Una festa civile dedicata alla Liberazione e quindi alla libertà, è un vero tesoro sociale e culturale per chi la festeggia. La festa del 25 aprile in Italia resta una stella luminosa che brilla come la primavera e apre i cuori e le menti alla speranza. E così è per tutte le ricorrenze che evocano, appunto, liberazione e libertà.
Per chi, come chi scrive, appartiene alla generazione dei Cinquanta ed è stato in qualche modo protagonista tra i tanti, delle grandi trasformazioni di quegli anni, un evento che ha avuto a che fare con liberazione e libertà e che ha toccato milioni di ragazzi è stato il Festival di Woodstock presentato con il sottotitolo “Un’Esposizione Acquariana: tre giorni di pace e musica rock”.

Dal 15 al 18 agosto 1969 si tenne lo storico festival musicale nella fattoria di una piccola città rurale nello stato di New York. La cultura hippie era al suo apice in una America macchiata dalle morti di Martin Luther King e Robert Kennedy e soprattutto dalla guerra in Vietnam che toccava da vicino proprio quella generazione. E’ l’America dello sbarco sulla luna ma anche dell’ascesa del Rock e della controcultura non violenta ben rappresentata dal simbolo iconico “Fate l’amore non la guerra” che apriva poi al mondo intero una vera e propria liberazione sessuale. Woodstock fu la sperimentazione di un nuovo modello di collettività e di una forma di libertà che univa il rifiuto della della guerra e una spinta di liberazione individuale.

All’apertura del festival, il 15 agosto 1969, l’enorme spazio campestre era già popolato da quasi 500mila giovani divertiti da un improvviso acquazzone che ha dato loro motivo di spogliarsi e danzare nel fango. Le strade erano tutte bloccate da un traffico molto al di sopra del previsto, per questo motivo molti musicisti con i loro strumenti non erano ancora arrivati. La scaletta con la quarantina di band meravigliose – tra le quali Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jefferson Airplan, Santana – stava saltando. Gli organizzatori chiesero aiuto a una piccola band afro-americana arrivata in grande anticipo, quella di Richie Havens e i suoi due accompagnatori Paul “Deano” Williams alla chitarra e Daniel Ben Zebulon alle percussioni.

Alle 17.07 Richie Havens, 28 anni, sale sul palco vestito con un dashiki arancione, l’abito tradizionale maschile dell’Africa Occidentale. La band è accolta dall’ovazione del pubblico, e in quel clima fantastico offre l’intero repertorio. Alla fine qualcuno raggiunge Richie Havens sul palco e gli comunica che gli altri artisti sono ancora imbottigliati nella coda infinita, e lo prega di proseguire con la sua esibizione. A quel punto succede quello che il musicista ha sempre definito come un “incidente cosmico”. Decide di improvvisare sulla base del tradizionale gospel “Motherless Child”.

Richie Havens inizia con la sua particolare, vigorosa e veloce pennata sulle corde della chitarra acustica. L’intro è lunga e quasi ipnotica. Sul campo di Woodstock si crea un silenzio attento, fino a che Richi inizia con la sua voce rauca e disperata a ripetere ossessivamente la parola Freedom, libertà:
«Libertà
Libertà
Libertà
Libertà
Libertà
Libertà
Libertà
A volte mi sento come un bambino orfano di madre
A volte mi sento come un bambino orfano di madre
A volte mi sento come un bambino orfano di madre
Lontano da casa mia…»
“Freedom” di Richie Havens resta una delle canzoni più emblematiche del festival che, grazie alla diffusione mondiale del docu-film sull’evento, ha toccato il cuore di milioni di giovani con quella parola quasi unica per tutta la canzone che si è manifestata come un’invocazione totale e disperata di libertà universale: il pianto del soldato ferito e solo nelle paludi vietnamite, l’urlo degli schiavi in rivolta, il lamento di un continente ancora colonizzato, la speranza degli oppressi di tutto il mondo, l’impellenza di un cambiamento radicale delle coscienze.

Richie Havens anni dopo dichiarò: «Il mio ricordo più caro è la consapevolezza di assistere a qualcosa che non avrei mai pensato di vedere nella mia vita: un’assemblea di così tante persone accomunate dallo stesso spirito e dalla stessa coscienza. È stata la prima espressione della prima generazione con una mentalità globale nata sul pianeta».
Richie Havens – Freedom at Woodstock 1969:
https://www.youtube.com/watch?v=rynxqdNMry4
Trailer | Woodstock: tre giorni che hanno segnato una generazione | American Experience | PBS
https://www.youtube.com/watch?v=asDTFjApJ2c



