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L’alta definizione della liberazione

Tempo di lettura: 2 minuti

Una liberazione, è un atto richiedente profonda responsabilità e al contempo grande coraggio.
Quando sulla Treccani si consulta il significato della parola “liberazione”, si devono saltare le definizioni più comuni, chiacchierate e conosciute e scorrere alle successive.
Lì, si capisce il vero problema della razza umana con il concetto di liberazione.
Scorrendo nelle definizioni infatti, la parola liberazione viene scardinata dal consueto ideologico, e diventa estremamente “cruda”.

Vi faccio degli esempi:
In chimica, il termine viene utilizzato per definire la separazione di un elemento da un altro corpo… ma anche il formarsi allo stato libero di una molecola, di un atomo.
Un atomo, si libera.
Cambia qualcosa.
Ci sono conseguenze.
Qualcosa di importante, direi.

In un sistema di telecomunicazioni, la liberazione, è l’atto in cui al termine di un collegamento o una connessione, tutto si “resetta” per ripristinare la possibilità di avere altri collegamenti, nuovi, diversi.
Non si sa se migliori o peggiori, dico io.
Nuovi.

Nel linguaggio ferroviario, un treno si “libera” da un vecchio binario, per percorrerne uno diverso.
Un’altra meta.
Un altro percorso.
Un’altra strada.

Ebbene, in queste definizioni, aleggia che la liberazione per certi versi, comporti un rischio più o meno calcolato.
La liberazione, va a braccetto con la responsabilità di un cambiamento, di un nuovo rapporto con tutto ciò che c’è intorno.

Ecco.

La liberazione delle prime definizioni, quelle che hanno a che fare con l’essere umano, sembra non aver tenuto conto di questo aspetto.
O meglio, non si sottolinea il fatto che ciò che è sua conseguenza, è nuovo, sconosciuto.
Che va imparato a gestire.
Che va tutelato.
Che va praticato con assoluta coscienza delle difficoltà e conseguenze che si celano dietro a questa nuova creatura.
La creatura liberata.
Quella inebriata e un po’ stordita, imprevedibile, umanamente eccitata per il senso di “respiro” dopo il soffocamento.
Quella creatura va domata con lucidità.

Allora liberarsi, è davvero un atto di coraggio… e un atto di responsabilità enorme.
Perché presuppone un cambiamento e deve essere affrontata come tale.
Si deve sopravvivere degnamente dopo una liberazione.
E c’è del gran lavoro, diciamocelo.

Sentirsi liberati presuppone una reazione, è tutto fuorché omeostasi, equilibrio.
Tra i suoi sinonimi, si cita anche la parola “respiro” e credo che ciò sia molto significativo.
Un dopo tempesta, prevede una ricostruzione,
nuova energia.

Un bel respiro, e la rincorsa prima di un grande salto… e vedremo.
Che rischio, essere liberi.

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