
Costruire una realtà sopportabile
Crozza in una sua trasmissione di qualche tempo fa si è chiesto perché la sinistra, spesso a corto di idee e convinzione nella sua offerta di progetti e obiettivi, non li ricavi semplicemente dai rapporti che la Gabanelli fa su La7 tutte le settimane, sempre così precisi, argomentati, concretissimi.
Un interrogativo simile ma rovesciato, si pone vistosamente quando a sinistra si usano modalità di comunicazione, linguaggi e suggestioni rubati alla destra, come se solo questi fossero validi per tutto l’arco parlamentare. In questi giorni Bonelli (AVS) ha attaccato il governo sostenendo che “mette le mani nelle tasche degli italiani”, espressione notoriamente di origine berlusconiana. Come quell’altra super irritante e vuota ormai usata come un mantra da tutti, maggioranza e opposizione: “Per famiglie e imprese…”.
La patologica inabilità di accordo tra i protagonisti del centro sinistra italiano, è un male secondo solo alla incapacità di offrire – o raccogliere quando disponibili da menti aperte e creative – visioni e immaginazione di un mondo nuovo e possibile. E così si va avanti riscaldando la solita minestra noiosa.
Nelle ultime settimane sono morti due grandi uomini: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, e Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea. Con la coincidenza del commiato, il quotidiano La Stampa ha ripubblicato una loro conversazione del 2004 che ci tocca fin dal titolo: “Perché serve una coscienza planetaria”.
Leggerla provoca insieme commozione, frustrazione e ancora la stessa domanda: perché mai la sinistra non ascolta i suoi pensatori più valorosi e da loro non ricava le visioni ormai indispensabili alla sopravvivenza, non solo della sinistra, del pianeta stesso!
Offriamo qualche spunto da quella conversazione, leggibile per intero nel link a fondo pagina.
Un noto concetto elaborato da Edgar Morin che lui chiama “Comunità di destino” indica la condizione in cui versa l’umanità intera, appunto legata da un destino comune. A causa della globalizzazione e delle minacce planetarie (crisi belliche, armi nucleari, inquinamenti, riscaldamento climatico, virus da zoonosi), tutti i popoli condividono gli stessi pericoli e le stesse opportunità, e per questo è ormai urgente una transizione verso quello che Morin chiama “Umanesimo planetario”.
Nella conversazione Petrini domanda a Morin: «Sono rimasto molto colpito da questa “Comunità di destino” e dalla sua descrizione di un’identità planetaria. Lei parla di due mondializzazioni opposte, che tendono a controbilanciarsi. Due eliche che muovono il mondo: una, che lo sta trascinando al baratro, mossa da un quadrimotore composto dalla portentosa ed esplosiva miscela fra scienza, tecnica, industria ed economia capitalista. L’altra, invece, è quella delle “avanguardie di cittadinanza terrestre”: degli ecologisti, degli oppositori all’invasione di un generalizzato principio quantitativo, dei resistenti al primato del consumo standardizzato, dei paladini della salvaguardia delle identità e delle culture tradizionali, di chi si vuole emancipare dalla tirannia del denaro, di chi si oppone all’utilitarismo e alla violenza».
Morin: «Il mondo associazionista fa interamente e naturalmente parte della seconda elica: sono i movimenti che stanno facendo rinascere quelle aspirazioni che hanno alimentato le grandi speranze rivoluzionarie del XX secolo. Speranze che rinascono oggi sotto forma di una nuova ricerca di responsabilità e di solidarietà. Questi motori della seconda elica stanno cominciando ad unirsi senza negare se stessi, per formare finalmente un circolo virtuoso contro un sistema-mondo che mantiene l’agricoltura intensiva, la ricerca forsennata del guadagno, la minaccia della qualità degli alimenti, il crollo della qualità della vita, l’omologazione dei generi di consumo, il depauperamento degli ambienti naturali, il degrado di tutti gli aspetti della vita umana.

Ecco Morin sulle diversità: «Le diversità individuali, sociali, culturali, non sono che modulazioni del genere umano, il quale è un’entità singola. Per questo possiamo dire che il genere umano è un’unità multipla, mentre viviamo il paradosso per cui ciò che ci unisce è anche ciò che ci separa: ad esempio la capacità di linguaggio ci accomuna tutti, ma parliamo lingue differenti. A partire dalla preistoria, da quando l’uomo ha iniziato a sparpagliarsi per il mondo, la diversità degli uomini si è rivelata una forza creatrice preziosa».
Petrini sul cibo: «Nell’ottica di una cultura mondiale alimentata dalle diverse culture, mi pare che la gastronomia rivesta un ruolo molto importante, in quanto rappresentazione culturale delle diversità e al tempo stesso risposta a un bisogno comune a tutti gli uomini, quello di nutrirsi. Le cucine del mondo sono una forma di diplomazia della pace. Però la gastronomia ha subìto un ostracismo da parte del mondo accademico che l’ha sempre considerata in maniera non scientifica, una specie di passatempo folcloristico per buontemponi benestanti. Il motivo forse è da ricercare nei condizionamenti religiosi delle nostre società, in cui il piacere è sempre stato visto come un elemento indegno di studio. Non pensa che la gastronomia e, più in generale, il piacere siano tra quelle istanze superiori con cui cercare di orientare la mega-macchina che, come lei sostiene, ora ci sta facendo affondare come il Titanic?»
Morin: «Abbiamo due fonti di realtà, una razionale e una affettiva. Non tenere conto di questa seconda realtà svuoterebbe il nostro intelletto: la vita umana ha bisogno della verifica empirica, della logica, di tutti i nostri esercizi razionali. Ma ha anche bisogno di essere nutrita di sensibilità e di immaginario. L’essere umano è sottoposto a un conflitto ininterrotto tra il principio del piacere e il principio di realtà, tra il suo bisogno di rispettare la realtà e la sua tendenza a negarla. Studiare soltanto uno di questi aspetti è riduttivo, come lo è la scienza dominante oggi. La parte affettiva, con i miti, le illusioni, è fondamentale, perché non nega la realtà, ma costruisce una realtà sopportabile».
https://www.lastampa.it/cultura/2026/05/30/news/morin_petrini_diaologo_terra_madre_2004-15641717/


