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AI: a servizio di chi e a quale costo

Tempo di lettura: 5 minuti

Il problema dell’impatto ambientale.
Negli ultimi anni l’AI è sempre più di uso quotidiano e influenza significativamente lo svolgimento della vita in società. Ma se siamo in grado di percepire i vantaggi provenienti da questa nuova tecnologia, restano invisibili gli effetti collaterali, le cui manifestazioni sono relegate a quei paesi lontani dallo sguardo occidentale. L’impatto ambientale dell’AI è preoccupante, specialmente posto in relazione con la quantità di utilizzatori. Il ciclo di vita di ogni modello prevede due fasi principali, quella di training (addestramento) e quella di inference (utilizzo), e per quanto la prima sia fortemente energivora (GPT-3 ha consumato energia pari a 5 cicli di vita di un’auto), la seconda può rappresentare tra l’80% e il 90% del consumo totale per via dei miliardi di query globali.

Altro aspetto allarmante è l’impronta idrica. I data center utilizzano acqua dolce non riciclata per il raffreddamento: una query AI emette circa 4,3 grammi di CO2 e consuma 10 ml di acqua, può sembrare poco, ma l’impatto aggregato è di 460 TWh nel 2022. Microsoft e Google hanno registrato aumenti rispettivamente del 13% e del 50% delle emissioni legate all’espansione dell’AI, tuttavia, l’efficienza computazionale sembra migliorare del 30-40% ogni anno e l’AI potrebbe aiutare a ridurre le emissioni in altri settori come logistica ed edilizia del 10-30%.

Le componenti di questi hardware sono realizzati in materiali inquinanti (piombo, cromo) o di difficile estrazione (silicio), richiedono onerosi costi energetici e generano tonnellate di rifiuti tossici. Secondo l’OCSE la catena del valore della computazione per l’AI basata su estrazione, fusione e raffinazione di minerali, comporta importanti impatti ambientali come la contaminazione del suolo, la deforestazione, l’erosione, la perdita di biodiversità, lo smaltimento di rifiuti tossici e l’inquinamento delle acque. Per tali motivi sono in atto proposte come la Green AI, strategia che punta all’efficienza e all’ottimizzazione degli algoritmi e una gestione del carico di lavoro basata sulla disponibilità di energie rinnovabili (Carbon-Aware Scheduling). I data center sono quindi realizzati vicino agli impianti energetici, siano questi fossili o rinnovabili e alle fonti idriche, aggravando le dinamiche di land-grabbing e water-grabbing, in atto per la sicurezza alimentare.

Immagine Depositphotos

Una risorsa?
Le opinioni sull’AI sono di natura sia reazionaria che progressista. Le prime riprendono i movimenti Neo-Luddisti e percepiscono l’AI come un male per l’umanità, chiedendo di arginarla o rigettarla, per “gelosia” delle facoltà mentali umane o per questioni religiose che legano l’anima all’intelligenza. Le seconde, invece, riconoscono nell’AI una risorsa preziosa, ma nelle mani di pochi. Il parallelismo con internet negli anni 90 è immediato: un sistema decentralizzato e democratico nelle mani del popolo, idea archiviata in favore di giganteschi profitti e controllo privato. La stessa OpenAI, nonostante porti nel nome i principi dell’open source, dall’ingresso di Microsoft privilegia profitto e segretezza. Tuttavia, alcune nazioni hanno adottato strategie governative per l’integrazione sociale dell’AI. Il Canada nel 2017 è il primo ad adottare una strategia nazionale ed impiegare l’AI nella gestione energetica, dei servizi pubblici e nel supporto psicologico. In Finlandia, AuroraAI offre un’interfaccia per i servizi pubblici basata sui “momenti di vita” (divorzio, pensione, istruzione).
In Germania invece, nonostante le dichiarazioni, sono privilegiati interessi industriali e di profitto. Nel frattempo, dal basso emergono propose come la Civic Artificial Intelligence (EUMANS!) che chiede alle istituzioni europee di declinare ufficialmente l’AI come un “bene pubblico”, o il consorzio europeo FARI che coinvolge i cittadini per identificare i bisogni della comunità e provvedere tramite la smart city. L’ufficio AI della Commissione Europea ambisce a modelli aperti e accessibili per far fronte alle sfide sociali: salute, migliorando ad esempio la diagnosi di tumori tramite l’analisi avanzata delle immagini; energia, ottimizzando le reti urbane e integrando le rinnovabili; ambiente, anticipando cicloni e catastrofi per migliorare la risposta alle emergenze; ricostruzione, impiegando l’AI nella valutazione trasparente dei danni post-disastro per prevenire frodi nei progetti di ricostruzione.

Immagine Depositphotos

Perché dovrebbe essere un bene pubblico?
In economia politica, l’AI è considerata un bene non rivale (l’uso non esaurisce la risorsa) e potenzialmente non escludibile, se dati e algoritmi sono accessibili e non legati a logiche proprietarie. Come per le altre tecnologie, i benefici dell’AI diventano sistemici solo se diffusi universalmente. Le grandi imprese traggono enormi profitti dall’AI, perciò dovrebbero contribuire maggiormente per assicurare l’accesso gratuito o a basso costo a scuole, enti locali e cittadini. Inoltre, per evitare di accrescere le disuguaglianze, sono opportune tasse su rendite straordinarie o clausole di profitto condiviso, così da reinvestire in progetti sociali, sanitari o ambientali. Il rischio è la cattura delle istituzioni pubbliche da parte dei monopoli e delle lobby industriali.

Una soluzione può essere la gestione tramite regole trasparenti e processi inclusivi con consorzi cooperativi, data trust civici, comitati etici locali e, data la natura planetaria, centri decisionali autonomi ma interconnessi, dove attori pubblici, privati e civici co-progettano standard tecnici e linee etiche. Un incentivo potrebbe essere la premiazione reputazionale verso chi contribuisce attivamente ai modelli open source o nella condivisione di dati di qualità. Al livello Europeo, è auspicabile lo sviluppo di ecosistemi partecipativi locali, l’istituzione di un fondo internazionale e la creazione di una piattaforma pubblica europea per modelli AI trasparenti.

Tuttavia, questa nuova tecnologia è sempre più impiegata per scopi bellici: individuare velocemente obiettivi e colpire. A Gaza, Israele sfrutta l’AI per il riconoscimento del genere ed aprire il fuoco contro i militanti di Hamas (27 mila obiettivi nei primi mesi) con errore del 10%, che ha contribuito all’enorme numero di vittime (33 mila). Il software, sviluppato dalla divisione di intelligence delle forze di difesa israeliane, è addestrato per riconoscere, tramite le informazioni fornite dai droni, individui e comportamenti legati alla Jihad islamica con velocità e freddezza (assegnando un punteggio da 1 a 100) scioccanti.

Questo software è formato per riconoscere gli edifici militari al fine di colpire quando gli obiettivi sono nella propria casa, potenzialmente con la famiglia. Una tecnologia tanto potente e tanto pericolosa non può restare in mano ai privati, potenti, ricchi, o venduta senza alcun controllo sull’uso che ne verrà fatto, in particolar modo quando tali strumenti sono stati sviluppati attraverso l’elaborazione di un enorme quantità di dati proveniente anche dai cittadini. Anche per motivi etici, è necessario conservarne la natura pubblica.

Fonti e approfondimenti
A. M. Sidorkin (2025) Environmental Impact of Generative AI: Carbon and Water Footprint, NIAIS Briefs Series AI impact on Society, NATIONAL INSTITUTE ON ARTIFICIAL INTELLIGENCE IN SOCIETY.
https://doi.org/10.36851/ai-edu.vi.5448

C. Signorelli (2025) A quanto ammonta l’impatto ambientale dell’AI?, Tecnologia & Innovazione:
https://tinnovamag.com/a-quanto-ammonta-limpatto-ambientale-dellai/

FAIRLAI (2025) Immaginare l’AI come bene pubblico è possibile?:
https://www.fairflai.com/idee/immaginare-lai-come-bene-pubblico-e-possibile

A. Plebe (2024) IA come bene comune: le iniziative oltre i confini del profitto, Agenda Digitale:
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/ia-come-bene-comune-le-iniziative-oltre-i-confini-del-profitto/

AuroraAI:
https://www.europarl.europa.eu/cmsdata/240174/AIDA%20workshop_28052021_Alanko.pdf

FARI AI for the Common Good Institute – Brussels-Capital Region:
https://reforms-investments.ec.europa.eu/projects/fari-ai-common-good-institute-brussels-capital-region_en
https://www.fari.brussels/news-and-media-article/fari-officially-launches-ai-for-the-common-good-projects-under-nexgenerationeu-programme

EUMANS! – Marco Cappato:
https://www.eumans.eu/ai-and-democracy-milan-april-15-2024/

Ufficio europeo per l’IA:
https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/ai-office

R. Antoniucci (2024) Israele usa l’intelligenza artificiale nei raid a Gaza. Una bomba ogni 20 secondi. Così si moltiplicano le vittime”: l’inchiesta di +972 Magazine:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/04/05/israele-intelligenza-artificiale-raid-a-gaza-inchiesta-972-magazine/7502491/

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