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Le Ancelle del futuro

Tempo di lettura: 4 minuti

«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro».
Questa dichiarazione di Vasilij Kandinskij, precursore e fondatore della pittura astratta, rende bene l’idea di come l’arte e gli artisti sono per tutti noi un vero ponte verso l’ignoto oltre che uno specchio dell’anima umana.
Tutta l’arte, si intende.
Martha Graham, danzatrice e coreografa, considerata la madre della danza contemporanea, sosteneva che «La danza è il linguaggio nascosto dell’anima».
La musica, quella di Gustav Mahler, così come quella dei Pink Floyd, contengono mondi e noi possiamo accedervi con l’ascolto sensibile.
Così la letteratura spesso lega la creatività dell’artista al suo genio profetico, capace di interpretare le trasformazioni sociali fino ad anticipare il futuro, scardinando le convinzioni dei suoi contemporanei che, leggendolo, si trovano al cospetto di realtà credibili e inimmaginate. Come nel caso di Margaret Eleanor Atwood (canadese, 87 anni): poetessa, scrittrice, ambientalista, femminista, critica letteraria. Artista molto prolifica; le sue opere testimoniano una continua e profonda preoccupazione per la civiltà occidentale.

Margaret Eleanor Atwood – Wikypedia

La Atwood nel 1985 scrisse un romanzo importante, distopico diremmo oggi, dal titolo The Handmaid’s Tale, poi tradotto e pubblicato in Italia da Mondadori nel 1988: Il racconto dell’ancella.
Il racconto è stato trasformato in una serie televisiva da Bruce Miller, prodotta in sei stagioni realizzate e distribuite dal 2015 al 2025, al momento disponibili su Netflix.
Precedentemente, The Handmaid’s Tale, a cura del danese Poul Ruders, è anche stato un grande successo come opera lirica a San Francisco USA.
Al momento, oltre che sulla piattaforma Netflix, è offerto come sequel-spin-off col titolo The Testaments, sulle piattaforme Hulu e Disney+.
Insomma una storia potente non solo per l’invenzione narrativa, ma per l’annichilimento che produce nello spettatore, oggi, nel tempo del successo delle autarchie e teocrazie, dei sovranismi, delle guerre che chiamano in causa le religioni e della messa in discussione dei tanti diritti acquisiti nel corso del secolo scorso.

«The Handmaid’s Tale» – foto di Cory Weaver/San Francisco Opera

La storia si svolge in un prossimo futuro a Gilead, un grande paese che furono gli Stati Uniti d’America, in un contesto reso molto critico dall’inquinamento, malattie, radiazioni forse prodotte da conflitti bellici. Dopo una guerra civile si instaura un regime teocratico totalitario. La società è governata con violenza accompagnata da una religiosità imposta con brutalità. L’organizzazione sociale si divide in nuove classi rigide e manipolate da un’oligarchia di “comandanti” spietati e ben vestiti. Le donne sono soggiogate e sono divise a loro volta in Mogli (dei comandanti), Marte (domestiche tuttofare), Ancelle e Zie, figure che si occupano di provvedere alla loro rigida disciplina comportamentale.

Il tasso di fertilità è fortemente compromesso, le famiglie dei comandanti non riescono a riprodursi. Così le Ancelle hanno proprio lo scopo di provvedere a questo. Reclutate a forza tra le giovani donne rimaste fertili, private di ogni diritto e del proprio nome che diventa quello del padrone, con un cerimoniale religioso vengono stuprate dai comandanti con la collaborazione delle Mogli, quindi messe incinta per consegnare alla fine della gravidanza il neonato alla ‘madre legittima’.
Le Ancelle ribelli vengono duramente colpite, inviate nelle “colonie” a lavorare in condizioni spaventose, a volte impiccate come gli omosessuali accusati del gravissimo reato di “tradimento di genere”.

L’Ancella protagonista in un frame della serie televisiva

E’ vero, il tutto è molto estremo, tuttavia si ha l’impressione che quello che si vede è iniziato in un mondo molto, molto simile a quello che stiamo vedendo e vivendo. Impressionante che questa arte letteraria sia stata concepita nel 1985.

L’Ancella June è la protagonista principale della narrazione. Il nome del capofamiglia cui è stata assegnata è Fred Waterford, quindi il nome di June cambia in Difred che significa, appunto “di Fred”.
Esemplare la sua riflessione dopo aver subito il rapimento da una vita fino ad allora apparente civile e normale, ma non priva di segnali di cambiamento:
«Ora vedo davvero il mondo.
Prima dormivamo.
E Così è accaduto.
Quando hanno attaccato il Congresso, non ci siamo svegliati.
Quando hanno incolpato i terroristi e sospeso la Costituzione,
non ci siamo svegliati.
E’ temporaneo, dicevano.
Niente cambia all’istante…
In una vasca che si scalda di colpo, finiremmo bolliti vivi».


In un altro momento, è il comandante Fred Waterford che spiega alla ‘sua’ Ancella come funziona il sistema di Gilead:
«Volevamo solo rendere il mondo migliore.
Migliore non significa mai migliore per tutti.
Significa sempre peggiore per qualcuno».

Invitandovi alla visione di The Handmaid’s Tale, sei stagioni intense di oppressione epperò anche di passione e ribellione femminili, vi lascio con una frase e un interrogativo: l’ha pronunciata June (Diford) oppure una delle tante donne delle nostre cronache odierne?

«Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro.
Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano».

Preparazione alla “cerimonia”, ovvero lo stupro rituale delle Ancelle

Trailer della serie Netflix:
https://www.youtube.com/watch?v=HEb24UEzEV8
https://www.youtube.com/watch?v=5QJ32-RxLZo

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