
Due voci sudamericane per la pausa estiva
Il mio profondo amore per il Sud America mi dona costantemente scoperte letterarie intense, capaci di scuotermi la terra sotto i piedi e spalancare finestre su territori interiori che non sapevamo nemmeno di possedere. Per questo, in questa pausa estiva, ho scelto di condividere con voi e consigliarvi due scrittrici straordinarie che, con una forza rara, ci accompagnano in angoli inesplorati e inaspettati dell’emotività umana. Due voci potenti, sin vergüenza, che ci dimostrano come ogni emozione, anche la più dolorosa o la più scabrosa, viva e risuoni dentro di noi in modo lacerante.
Partiamo da Carla Madeira. Acclamata in Brasile fin dal 2014 con il suo romanzo d’esordio, giunge finalmente in Italia con “L’amore è un fiume”, narrando una storia che cattura e scuote l’anima fin dalle prime pagine. In questo libro l’amore viene esplorato in tutte le sue forme: quello materno, carnale, filiale, familiare e amicale, ma anche nelle sue ombre più oscure, come l’ossessione, la gelosia, la violenza e l’avidità.
Con una scrittura travolgente e diretta, Madeira non lascia nulla all’immaginazione. Dipinge con precisione ogni dettaglio, trascinandoci in un turbinio di sensazioni. È un romanzo breve ma denso, che fa toccare con mano la forza e la resilienza delle protagoniste femminili: madri, amanti, prostitute, orfane, che si muovono in una società ipocritamente patriarcale, dove le apparenze contano più della verità. Nonostante le difficoltà, queste donne trovano sempre un modo per costruire la propria vita e sostenersi reciprocamente.
Madeira non si tira indietro di fronte a temi delicati e potenti come la violenza domestica, il lutto infantile e scene esplicite a livello sessuale. Tuttavia, il cuore della storia va oltre, offrendoci un messaggio di speranza, redenzione, libertà e perdono. Ci sorprende fino all’ultima pagina, lasciandoci con una rinnovata fiducia nell’amore e nelle infinite possibilità della vita.

Dalle sponde del Brasile ci spostiamo in Argentina, lungo un legame quasi sotterraneo e indissolubile. Se in Madeira abbiamo visto donne capaci di fare rete e sopravvivere alla marginalità, in “Le cattive” (Las malas) di Camila Sosa Villada questo tema diventa un manifesto di sfolgorante, dolorosa e magica bellezza.
Ambientato a Córdoba, il romanzo ci introduce nel cuore di una comunità di conturbanti lavoratrici sessuali trans che, nel parco di Sarmiento, si uniscono per proteggersi dalla violenza del mondo esterno e dall’indifferenza delle istituzioni. La svolta arriva quando la leader del gruppo, la centenaria e magnetica Zia Encarna, trova un neonato abbandonato tra i cespugli e decide di accudirlo, dando vita a una forma di maternità tanto imprevista quanto assoluta. Di nuovo torna il tema della madre, ma inteso in senso profondamente libero, capace di incarnare forme del tutto nuove e inaspettate; l’amore materno che si manifesta a prescindere dal corpo in cui è custodito.
La scrittura di Sosa Villada è una rivelazione che unisce la crudezza della realtà quotidiana, segnata dal pregiudizio e dalla violenza patriarcale, a un realismo magico intriso di poesia e fiaba nera. Le sue protagoniste si trasformano letteralmente per sfuggire al dolore, diventando uccelli o piante, dando vita a una sorellanza viscerale che cura le ferite del corpo e dello spirito. È un libro che non fa sconti, che fa piangere e arrabbiare, ma che al tempo
stesso celebra la gioia ferina di essere vive, l’audacia di inventarsi una famiglia e la straordinaria capacità di riscatto attraverso la cura reciproca.
Sia Carla Madeira che Camila Sosa Villada possiedono il raro talento di scavare dove fa male, restituendoci però intatta la bellezza dell’esperienza umana. Leggere “L’amore è un fiume” e “Le cattive” significa fare un’esperienza di profondo ascolto emotivo, di apertura al possibile e all’impossibile. Significa abbandonare i pregiudizi per lasciarsi trasportare nelle storie reali, quelle vissute da ognuno e da nessuno, che si consumano sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vuole vedere davvero.
Il mio consiglio per questa estate è di lasciarvi traghettare da queste due storie così dense. E una volta arrivati all’ultima pagina, è probabile che, dopo una pausa “digestiva”, sentirete l’impulso di correre in libreria a cercare i loro lavori successivi.
Entrambe queste autrici hanno infatti già pubblicato un secondo romanzo dopo questi capolavori: vi invito quindi a iniziare da qui, da queste pietre miliari, per poi lasciarvi guidare dalla fame di proseguire la vostra scoperta.
Buona lettura e buon viaggio nel profondo del cuore, verso una sorellanza che va oltre ogni finto perbenismo.



