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Quando le ispettrici sono donne

Tempo di lettura: 4 minuti

La fioraia del Giambellino, è un giallo ambientato a Milano, zona appunto semi-periferica già cantata da Gaber con il suo Cerutti Gino (gli amici al bar del Giambellino/dicevan che era un mago.) È uscito qualche anno fa ma introduce bene il lettore alle protagoniste dei gialli, ormai numerosi, di Rosa Teruzzi (scrittrice, giornalista di nera, autrice televisiva sempre di nera).

Ogni autore ha il suo luogo: Camilleri la sua Vigata, Rocco Schiavone la Val d’Aosta sognando la sua Roma, De Giovanni Napoli, Manzini la sua Pineta toscana, Carlotto il Veneto, ecc. Chiedo venia ai dimenticati.
Rosa Teruzzi ambienta le sue storie soprattutto a Milano e in questo libro fa una puntatina in Valsassina dove ha vissuto, scritto ed è sepolta la poetessa Antonia Pozzi, molto amata dall’autrice.

Cosa c’è di originale nella serie di gialli ambientati nell’ex casello ferroviario di San Cristoforo accanto al Naviglio grande e alla meravigliosa chiesa le cui fondamenta risalgono al XII secolo? Il trio delle investigatrici. Sono madre (Iole), figlia (Libera) e nipote (Vittoria). Vivono nel casello ex abitazione del padre di Iole ferroviere e da lì muovono le loro avventure e indagini.

Iole è una hippie che non ha mai tradito i suoi valori, allergica a regole e imposizioni, anche quella della biancheria intima, continua a praticare il libero amore (non sa chi sia il padre di Libera) e si da allo yoga oltre che all’investigazione. Sembra svampita, sopra le righe ma è acuta con leggerezza.

Libera è un’ex libraria che ha dovuto riconvertirsi, ora confeziona bouquet molto originali per spose eccentriche, è vedova di un poliziotto ucciso sul lavoro, ha una figlia poliziotta anch’ella, ama molto fare jogging anche col cane, la cucina, i libri e i fiori. La madre la definisce ‘muflona’, troppo seria. Ha una relazione nascosta con Gabriele Ricci capo della squadra mobile.

Vittoria è una poliziotta, ama le regole e la professionalità e mal sopporta le dilettanti come “le Miss Marple del Giambellino”, come vengono chiamate la nonna e la madre, lei cerca la giustizia, soprattutto per il padre.

A loro si aggiunge La Smilza (Irene), una giovane giornalista dell’ultimo quotidiano pomeridiano rimasto (La città), la ragazza è abile e tenace. È il suo capo a spingerla a lavorare con Libera e Iole, vuole anteprime e versioni diverse da quelle delle forze dell’ordine.

Una particolarità tutti i gialli della Teruzzi sono ambientati nel 2014 per l’autrice, più che gialli diversi, sono: «un’unica storia, il romanzo della vita dei miei protagonisti. Mi piace seguirli passo passo, raccontarne le vittorie e le sconfitte, la reazione alle sfide, la capacità di adattarsi e cambiare».

La Milano delle “miss Marple del Giambellino”, è periferica, malinconica molto diversa da quella della moda, internazionale, della finanza e della grande criminalità, i suoi cattivi benché abietti un po’ più artigianali.

Ovunque sia casa è il secondo romanzo di Ghila Piattelli, una scrittrice italiana che vive a Gerusalemme. Dopo il bellissimo Resta ancora un po’, dove una nonna in tuta rosa gira con un nipote, fidanzata e coinquilino, luoghi e cimiteri per trovare quello adatto ad accogliere le sue spoglie. Ora abbiamo a che fare una poliziotta in pensione, Nili Carmon, incaricata di riaprire un vecchio caso: una paziente psichiatrica, la signora Navon, annegata in una vasca da bagno. La donna comincia a indagare interrogando i vecchi abitanti del condominio in cui viveva la presunta vittima, per caso accanto all’ex istituto psichiatrico, in cui era ricoverata e dove il marito era primario.

Il condominio è singolare, grande, un serpentone con vialetti, è chiamato Il treno dei mattied è sorto appena dopo la proclamazione dello Stato di Israele.

Nel palazzo, è tornata da poco a vivere, di rientro dagli Usa, la figlia della paziente deceduta. Sivan, questo il suo nome, ha divorziato dal marito, anche lui ex abitante del treno, rimasto a vivere a New York. Rincontra alcuni vecchi amici, il piccolo gruppo dei residenti storici continua a frequentarsi, mantiene viva la memoria dei primi abitanti, i genitori. Nel treno convivevano i sopravvissuti ai campi di sterminio, i profughi dei paesi dell’est e chi veniva da paesi come il Marocco.

In questo microcosmo, il passato, non sembra essere mai del tutto passato, come racconta Aviv Stern, amministratore del condominio: «Il venerdì, più che in qualsiasi altro giorno della settimana, dal mio piccolo terrazzo respiro presenze e assenze: è come se tutti i fantasmi del passato e del presente tornassero ad abitare il palazzo, vivi e morti insieme, senza barriere…». Anche le relazioni e i sentimenti sono rimasti congelati come ai vecchi tempi.

L’indagine che, all’inizio, all’ispettrice, sembra poco convincente, dà il là a una serie versioni contrastanti, verità taciute, nonché rancori nascosti.

Il romanzo polifonico presenta le voci dei vari protagonisti, le loro verità parziali sugli avvenimenti che hanno segnato la comunità in cui sono cresciuti (perdite, sensi di colpa, timide speranze, amori, ma soprattutto impossibilità di dimenticare) e li ha forgiati. La vita dei singoli si intreccia con quella di Israele. Ad un certo punto, parlando del servizio militare obbligatorio, l’autrice scrive che ogni generazione ha la sua guerra, e ricorda che coloro che disertano, come l’ex marito di Sivan, non possono più rientrare nel paese.

Da un presunto cold case nascono pagine destinate ad esplorare le zone più nascoste dell’animo umano.
Il romanzo, come dice l’autrice, italiano ambientato a Gerusalemme, è stato scritto prima del 7 ottobre 2023.

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