
La calura non ha bloccato il politichese italiano
Anche in pieno agosto, quando il mondo sembra fermarsi per le vacanze, la macchina della realtà non smette mai di girare. La cronaca internazionale, le guerre e la politica globale continuano a produrre notizie dell’ultima ora, crisi diplomatiche e vertici d’emergenza senza rispettare il calendario estivo. Negli stessi giorni, la natura segue il suo corso indifferente alle ferie umane, manifestandosi attraverso alluvioni, incendi boschivi da domare e improvvisi eventi meteorologici estremi.
Anche in Italia la macchina della realtà ha continuato a girare, soprattutto nella politica anche se il Parlamento, in ferie dall’otto agosto, riapre il nove settembre. Ma i membri del governo, seppur in vacanza hanno continuato a farsi sentire attraverso i media, per non interrompere la già iniziata e poco mascherata campagna elettorale.
Citerò alcuni episodi che hanno destato un certo scalpore e che hanno impegnato a lungo giornali e televisione. Incomincio con l’affare di Ceuta avvenuto tra il 30 e il 31 luglio quando migliaia di marocchini hanno invaso l’enclave spagnola raggiunta a nuoto. Dall’Europa sono stati inviati messaggi di solidarietà verso il governo di Madrid, tranne dall’Italia il cui governo ha deciso immediatamente di attuare verso la Spagna la sospensione degli accordi di Schengen. Cioè controllare i passaporti a chi arrivava da quel Paese nel timore che le migliaia di marocchini di Ceuta piovessero all’improvviso sull’Italia dopo aver attraversato la Spagna da Nord a Sud, superando poi la Francia meridionale e concludendo il viaggio a Ventimiglia. Tutto a piedi? Ma no! Forse a Roma temevano che molti arrivassero in aereo dopo aver ricevuto in gran segreto le carte d’imbarco aereo dal governo spagnolo.
In realtà la Meloni si è coperta di ridicolo con quel provvedimento che si è tramutato in autogol. Ma non contenta lo ha rinnovato per altri 15 giorni. Insomma ha rovinato i rapporti tra Italia e Spagna. C’era forse da aspettarsi che qualcuno dei giornaletti che l’appoggiano titolassero “Spezzeremo le reni alla Spagna”.
Poi c’è l’affare Ranucci, il responsabile di Report che la RAI ha deciso di trasferire in un altro incarico. Non entro nel merito della vicenda della quale si occupa la magistratura, ma voglio sottolineare la totale assenza delle Istituzioni giornalistiche nel difendere la libertà d’informazione. Solo freddi e banali comunicati da parte dell’Ordine e della FNSI (il sindacato nazionale).
Il primo si è limitato a intervenire con la frase “Ranucci non ha violato la deontologia professionale”. La Fnsi ha dichiarato di non appoggiare “una tifoseria da curva; ma difendere i diritti dei colleghi tutti e la libertà di informazione; difendere Report, straordinario programma di informazione che deve essere patrimonio di ogni cittadino italiano, così come difendere i cronisti pagati 5 euro ad articolo”. Dunque niente di eccezionale: per loro l’occupazione della RAI da parte del governo non esiste.
Hanno mantenuto il silenzio anche su La Russa, presidente del Senato dopo che aveva pronunciato battute offensive contro Ranucci. Un modo di comportarsi non degno del suo ruolo istituzionale.
Da parte dell’opposizione c’è stato un silenzio assoluto. Lo ha rotto Giuseppe Conte, ma su un altro tema, molto insolito: ha accusato gli alleati del PD di occuparsi soltanto della cultura Woke, che riguarda – a suo avviso – le discriminazioni razziali, i diritti LGBTQ, il femminismo, l’ambiente, senza pensare ai problemi più urgenti delle classi inferiori.
È stato un intervento fuori luogo che però è stato raccolto dai media che così hanno diffuso tra l’opinione pubblica italiana la parola Woke, un termine nato negli Stati Uniti e molto usato dal partito di Trump per criticare la classe media progressista del Paese.
E mentre in Italia si parlava in politichese, non c’è stato alcun intervento del governo per affrontare l’emergenza della grande calura. Eppure esiste una legge che prevede un “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”. «Ma c’è un problema: non è mai stato finanziato», scrive sul Corriere della Sera Carlo Verdelli.


