
La valle dell’Eden
John Steinbeck è stato uno dei miei grandi amori giovanili. Fui folgorato da “Pian de la tortilla“ e, quindi, cercai tutto quello che si poteva trovare di quell’ autore: “Furore”, “La santa Rossa”, “Uomini e topi”, “I pascoli del cielo”, “La corriera stravagante”, “L’inverno del nostro scontento” e, naturalmente, “La valle dell’Eden”, sono solo alcuni dei titoli che ricordo di quel periodo.
Premio Nobel per la letteratura nel 1962, Steinbeck è stato uno dei giganti della letteratura americana e mondiale. I suoi scritti, per lo più, ci parlano degli ultimi, degli emarginati; fu un grande sostenitore del New Deal di Roosevelt, arrivando ad essere tacciato di comunismo, anche se, di fatto, non fosse altro che un democratico con particolare attenzione alle classi meno agiate.
Ecco perché quando il mio amico G., col quale, tra l’ altro, ci scambiamo programmi da guardare, mi ha consigliato la serie Netflix “La valle dell’ Eden”, mi sono precipitato a vederla.
La storia:
In questa riduzione, il personaggio su cui si incentra tutta la trama, è Cathy Ames/Kate Albey Trask, impersonata da una stupenda Jane Seymour che, di fatto, è l’impersonificazione del male, del serpente biblico; tutta la sua vita, sino dall’infanzia, è costellata di nefandezze: omicidi, tradimenti e dissolutezze. Un altro tema molto presente in questa opera è quello di Caino e Abele che ritroviamo sia nei fratelli Adam e Charles Trask che nei figli di Adam e Cathy, Caleb e Aron. La saggezza viene raffigurata dal factotum cinese Lee, Soon-Tek Ho, che fa da padre e madre ai due figli di Adam.

Una recitazione di altissimo livello, una sceneggiatura di prim’ordine ed un ritmo coinvolgente fanno di questa serie un piccolo capolavoro.
Assolutamente da guardare, magari anche rileggendo con occhi più maturi quello che mi aveva affascinato da ragazzo.
Trailer della serie Netflix:
https://www.youtube.com/watch?v=7TjjK5RrjBo



