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Cinque personaggi, un convitato di pietra e una vecchia Morris

Tempo di lettura: 3 minuti

Qualche sera fa ero a cena da una mia carissima amica che non vedevo da un po’ di tempo.
Finiti i ricordi e i “che ne è del Tale “ e “che fine a fatto il Talaltro“, ci siamo infilati in quello che è uno dei nostri argomenti preferiti: i migliori libri letti nell’ultimo periodo.

Lei è una tipa da “Club del libro“ e in più di una occasione mi ha suggerito un libro o un autore che io non conoscevo. Questa volta il suo “best of “ è ” L’ amante“ di Abraham B. Yehoshua che dice di aver riletto dopo la morte dell’autore avvenuta nel giugno scorso. L’ autore lo conosco molto bene: avevo avuto un innamoramento su di lui qualche anno prima e credevo di avere letto quasi tutto quello che aveva scritto ma evidentemente, da come me ne parlava la mia amica, questo mi mancava.
Il giorno dopo mi sono precipitato a comprarlo e l’ho praticamente divorato.

Due parole sull’ autore: Yehoshua è stato uno dei più importanti scrittori ebraici contemporanei . Docente di Letteratura comparata e di Letteratura ebraica presso l’università di Haifa ha scritto dei capolavori come “Un divorzio tardivo”, “Il signor Mani”, “Ritorno dall’India” , “Viaggio alla fine del Millennio“ e, naturalmente, “L’ amante“ che è uno dei suoi primi libri. Dal mio punto di vista Yehoshua avrebbe dovuto ricevere un Nobel per la letteratura.

“L’ amante“ si svolge a cavallo della guerra del Kippur. I cinque personaggi principali sono tutti narranti, per cui lo stesso momento viene raccontato da più punti di vista, dandoci una molteplice lettura dello stesso evento.

Tratteggiamo brevemente i cinque caratteri: Adam è un uomo concreto, con pochi voli pindarici; gestisce una autofficina in cui lavorano sia arabi che israeliani . Ha favorito l’incontro della moglie con l’amante per cercare di dare un po’ di vita ad una donna che si è richiusa in sé dopo la morte del figlio e, quando l’amante sparisce, forse coinvolto dalla guerra, inizia una sua ricerca spasmodica nel tentativo di ritrovarlo per ridare gioia alla moglie.

Asya la moglie è una insegnante di scuola superiore, viene descritta come una donna grigia, fredda, con pochissimi slanci emotivi. Quando è lei la voce narrante il racconto non si basa sulla realtà ma sui suoi sogni o meglio sui suoi incubi.
Dafi la figlia. Una quindicenne insonne, un po’ ribelle, che affronta il quotidiano con animo da guerriera e senza pregiudizi razziali.

Na’im è un giovane arabo, fratello di un attentatore , che lavora nell’officina di Adam. Verrà coinvolto anche lui nella ricerca dell’amante e questo coinvolgimento lo porterà a inserirsi nel mondo ebraico e ad assumere dei nuovi comportamenti quasi ad integrazione tra il mondo arabo e quello israeliano.

Vadiccia è la nonna dell’amante. Resuscitata da un coma profondo, ospiterà nella sua casa il giovane Na’im avendo, però, dei sentimenti ambigui di odio amore nei confronti del ragazzo.

Gabriel, l’ amante, il convitato di pietra. Per i nove decimi del racconto è solo una presenza, o meglio un’assenza, nella vita degli altri personaggi e quando, sul finire, diventa, a sua volta, voce narrante ci si presenta come un po’ vile, opportunista senza mete né ideali.

La Morris è una vecchia auto prima azzurra e poi nera, di proprietà di Vadiccia, usata da Gabriel, è il vero Deus ex machina di tutto il racconto: è attraverso di lei che si incontrano Adam e Gabriel ed è attraverso di lei che l’amante viene ritrovato.

Tutto il racconto può anche essere visto come una metafora del conflitto ebraico palestinese con una voce di speranza di integrazione che risuona alta nel finale del libro quando, in un serrato e puntuale duetto, i due giovani, Na’im e Dafi si amano.
Un libro assolutamente da leggere o da rileggere.

Foto: Copertina del libro affiancata dall’anemone coronaria, fiore nazionale di Israele

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