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Essere padri: il figlio sognato e il figlio reale

Tempo di lettura: 2 minuti

I figli della scimmia, primo film di Tommaso Landucci si apre e si chiude con una stessa scena: un padre fa amorevolmente il bagno a un figlio.

Dario (Riccardo Scamarcio) è padre di un bambino gravemente disabile, è molto premuroso, e dedica a Enrico (Andrea Aggio) moltissimo tempo. Il ragazzo, 12 anni, va in piscina, dal terapista, è un bambino vivace che sorride e apprezza le riunioni di famiglia a casa del nonno in campagna. Lì incontra gli zii e il cugino Giacomo, al primo anno di liceo.
Durante un pranzo Dario ritrova la sua vecchia moto da trial. Giacomo, adolescente, annoiato e un po’ in crisi con la scuola, appare incuriosito. La moto diventa l’oggetto che rafforza il legame tra zio e nipote.

Dario, memore della sua vecchia passione, si rivede nell’entusiasmo del nipote, lo porta a provare a saltare in montagna e persino ad una gara dove vecchi conoscenti scambiano il ragazzo per suo figlio.
Insomma, insegna a Giacomo ciò che non può insegnare a Enrico e ritrova un momento di spensieratezza che la quotidianità non gli riserva. Comincia così un gioco di proiezioni: il nipote diventa un po’ il figlio che Dario avrebbe voluto avere. Ecco spiegata la ragione del titolo preso da Esopo, nella fiaba la scimmia privilegiava uno dei due cuccioli, nel film Dario si divide tra Enrico e Giacomo, il figlio reale e quello ideale.

L’uomo è preda di un conflitto intimo e inconfessabile: l’accettazione e l’amore per il figlio disabile da un lato e il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere un figlio non disabile dall’altro.

Gli sceneggiatori (il regista Tommaso Landucci e Damiano Femfert) e l’interpretazione di Scamarcio riescono a creare un equilibrio in questa lacerazione: Dario non viene meno ai suoi doveri col figlio, ma tende a comportarsi da padre con Giacomo, a creare con lui una complicità che dalla moto si estende ai primi amori. Questo atteggiamento creerà qualche frizione in famiglia.

Frame da una scena del film

Colpiscono di questo film lo sguardo dei padri (sia Dario sia Roberto) molto diversi tra loro, ma entrambi impegnati a fare del loro meglio e la narrazione delicata e rigorosa che, abilmente, evita ogni pietismo.
Da notare l’assenza di una colonna sonora e l’uso nel finale di Only you cantata dagli Yazoo

La sceneggiatura davvero straordinaria e la recitazione di Scamarcio sono state premiate nella sezione Orizzonti dell’ultima Mostra del cinema di Venezia.
In precedenza la sceneggiatura aveva vinto il Premio Solinas e il Grand Prize al Jerusalem Sam Spiegel Film Lab.

Trailer del film:
https://www.youtube.com/watch?v=ulmC9ddq5Ng

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