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Il Rifiuto e la Responsabilità

Tempo di lettura: 2 minuti

Mi capita ultimamente di riflettere su come un rifiuto (inteso come ostacolo, come cosa che si oppone al nostro volere tanto da impedirlo) possa essere affrontato dall’ essere umano.
E più ci penso, più credo che abbia a che fare con il concetto di responsabilità.
Premetto, ci ho pensato in senso universale.
Nel senso che il ragionarne, vede protagoniste le “persone”, non importa di che sesso esse siano.
Individui.
Stop.

Un esempio stupido.
Una persona mostra il proprio interesse per voi con dei messaggi.
Voi siete educati, date pure del lei per mantenere quel giusto “grado antico ” di distanza e di rispetto.
Nel frattempo, il pavone gonfia la ruota e diviene un pelino assillante, a cadenza regolare.
È seriale.
A quel punto, rifiutate sacrosantamente determinate attenzioni, ma cercate di agire con un certo garbo… sempre per il motivo di cui sopra.
Subentra, appunto, il rifiuto.
Ora, accade spesso che di fronte ad un rifiuto, la mente, bypassi il sistema del ragionamento e della razionalità e che il respinto, completamente spogliato e nudo, privo di qualsiasi veste di responsabilizzazione per il proprio ego, reagisca in modo aggressivo.

Chi rifiuta, è negativo, colpevole, ingiusto.
Non è che niente niente, uno si può assumere la responsabilità di aver sbagliato, perché volere una cosa non porta necessariamente ad ottenerla.
Che si è messo in atto un approccio sbagliato.
Ma più che altro, che nella vita dice esista anche il NO.
Vogliamo prenderci la responsabilità di considerarlo?

Per accettare da “signori” (con classe) un rifiuto, bisogna sentirsi un po’ meno puri.
Riconoscere i propri difetti… prendersene, appunto, la responsabilità.
Se vi sentite responsabili degli esseri umani che siete, saprete accettarlo meglio.

La colpa, non può essere sempre di chi vi dice no, ma è ovviamente più comodo, veloce e innocuo per sé stessi, responsabilizzare gli altri, incolparli.
Bisognerebbe fare una sorta di CiD in questi casi.
Per essere veramente obbiettivi e intelligenti nel gestire la cosa.
Disegnare come è andata.
Viviamo in una società, in cui le responsabilità si evitano come la peste.
E più passa il tempo, e più questo meccanismo inaridisce le esistenze.

Accade lo stesso anche con i call center.
Si cerca di essere gentili, consci che chi è dall’ altra parte del telefono sta lavorando, ma di fronte al rifiuto di una stratosferica proposta, accade spesso che gli operatori ti lancino delle macumbe pazzesche, fatte di maledizioni secolari perpetuate di generazione in generazione e di carattere economico:
“allora lei, e i suoi cari… NON RISPARMIERETE MAIIIII… perché a lei non piace risparmiare… Ahahahah”
E buttano giù.
Non considerando, responsabilmente, di essere impigliati in un impiego che logora i nervi.
Anche i nostri.

“Gli operatori signori, che rarità ai miei tempi!”, esclameremo con voce rotta, mentre da vecchietti davanti al caminetto, racconteremo dei nostri tempi ai nipotini.

Suvvia.
Il rifiuto, deve essere protetto.
Deve essere capito, analizzato.
Così,
magari,
la volta successiva potrebbe anche andar meglio,e sarebbe meravigliosamente colpa nostra.

Copertina: il CiD

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