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La casa del mago: un figlio alla scoperta del padre

Tempo di lettura: 2 minuti

La Casa del Mago è l’ultimo romanzo di Emanuele Trevi, è dedicato alla figura di suo padre, un noto psicoanalista junghiano. All’autore/protagonista del libro pare non averlo conosciuto del tutto, certo era un uomo enigmatico, uno studioso, un guaritore di anime dedito quasi totalmente al lavoro, come conoscerlo meglio ora che non c’è più? Forse cominciando dalle sue cose, nella casa/studio in cui il protagonista quasi casualmente si trasferisce.

Nel corso dei giorni, l’uomo famigliarizza con gli oggetti del genitore: i suoi sassi levigati, gli appunti, i disegni, la scrittura puntuta. Poi, per comprenderlo meglio, studia i suoi scritti, si sofferma sulle note a margine che trova in libri come quelli di Jung, sperimenta I King (il libro dei mutamenti) e per, la prima volta, si sofferma sui vari oggetti sparsi nella casa sperando che lo aiutino in parte a ricomporre la sua figura. Nella casa è ancora forte la sua presenza, persino nell’orrenda moquette, sembra un luogo abitato da fantasmi. E almeno un fantasma c’è, è la misteriosa Visitatrice notturna che lascia segni tangibili del suo passaggio (filtri di sigarette sporchi di rossetto, tazzine…).

Nel processo di avvicinamento all’amatissimo e ammiratissimo genitore il protagonista si presenta lontanissimo da lui: superficiale, incapace, titubante nel prendere decisioni, si descrive in maniera comica, quasi un po’ fantozziana. Ricorda due gite veneziane fatte insieme. Nella prima era bambino, si era perso perché, nel tentativo di stare al passo col padre, si era aggrappato all’impermeabile di un altro uomo. Alla fine, i carabinieri lo avevano riportato in albergo.

La madre aveva profetizzato l’evento e gli aveva consigliato di annotarsi il nome dell’hotel, poiché insieme erano: “Un adulto che non si cura mai del prossimo e un bambino che sta sempre con la testa tra le nuvole”. Nella seconda gita il protagonista è adulto e per una disattenzione, in treno, non chiude a chiave lo scompartimento del vagone letto. Risultato? Padre e figlio nel sonno vengono rapinati dei loro averi.

La casa è frequentata anche da altre due figure: la Degenerata, una colf incapace, sempre al telefono a consigliare qualcuno; poi Paradisa, un’amica della Degenerata che il protagonista ha conosciuto in una festa di peruviani e con la quale ha intrecciato una storia di sesso.

La ridotta vita sociale interrompe il continuo rimuginare del protagonista impegnato a farsi custode delle tracce del padre e impegnato, al tempo stesso, a scoprire sé stesso. Il percorso da fare è lungo e ricco anche di eventi comici. Toccherà fare una puntata a Ginevra per convincersi che il padre era un mago, un guaritore. Allo stesso tempo anche noi lettori scopriamo che il figlio, tentando di fissare sulla carta l’ombra del padre, rivela doti magiche: sa evocare il genitore e allo stesso tempo mostrare quelle ferite o increspature che sempre abitano la relazione con lui e che sperimentiamo tutti.

A Emanuele Trevi nel 2021 è stato assegnato il Premio Strega per il suo romanzo Due vite.

Copertina: immagina dalla copertina del libro

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