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La luna e i grilli

Tempo di lettura: 2 minuti

“La luna e i grilli”, tenevano sveglia Mina che voleva dormire per poter essere libera di sognare l’uomo che desiderava più di ogni altra cosa.
I grilli…
Questi piccoli strumenti musicali vivi della natura, quest’ anno, sembrano non conoscere tregua e silenzio.

Sarà colpa del surriscaldamento globale, di una mitezza climatica insolita per il mese di Ottobre, ma continuano imperterriti a cantare e lo fanno soprattutto di notte.
La città ne è piena, tanto che la sera, si crea un’insolita atmosfera… sembra di essere altrove, in campagna, sotto il cielo della notte stellata dipinta da Van Ghogh, e invece, sei lì che cammini tra vicoli e vie, mentre qualche folata di vento fa volare foglie rinsecchite dall’ autunno e cartacce.

Ho provato spesso a fermarmi per capire da dove venisse il loro suono, per vedere chi fosse l’ instancabile solista talentuoso.
Ma i grilli, sono incredibilmente riservati.
Come fermi il passo e provi a individuare l’origine della loro voce per poterli osservare oltre che ascoltare, loro, si bloccano e fanno silenzio.
È un po’ come quando da piccolo giocavi a “uno-due-tre stella”.
Ti giri, e i compagni di gioco si fermano come statue.

Ne ho uno, nella via in cui abito, che non vuole assolutamente smettere di cantare.
È l’ ultimo suono che sento prima di addormentarmi e il primo che ascolto appena sveglia… Giorgio, mio figlio, una mattina ha persino espresso il suo disappunto per questo suo cantare ossessivo che disturba a tratti il suo sonno.

La verità, è che il grillo è un insetto da cui c’è solo da imparare.
Da piccola mia madre mi cantava spesso una canzoncina che lo vedeva protagonista insieme ad una formica.
Lui, si proponeva per suo sposo, nonostante le differenze alla base di questa insolita unione, ma la cerimonia finiva tragicamente con il grillo che cadeva rovinosamente battendo la testa e morendo, lasciando una giovane neosposa già vedova.

Eppure, il ritornello “lariciumbarallilallero lariciumbaralillallà”, comunque, ti portava a cantare con allegria questo motivetto, perché in qualche modo il grillo esortava a non smettere mai di cantare, di gioire, di trovare un motivo per essere comunque felici.

I grilli, sono protagonisti dei nostri deragliamenti cerebrali. Avere “grilli per la testa” identifica spesso uno stato mentale in cui si è in balia di pensieri poco concreti o irrealizzabili.
Ma questi pensieri, in fondo, sono un “carburante” preziosissimo per sentirsi leggeri e inscalfibili dal logorio della quotidianità.

Pensate a cosa diceva Calvino:
“Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
E pure Pinocchio, ha come buona coscienza parlante, proprio un grillo.
Perché sì, esso canta l’estate e tutti i suoi colori, ma è onesto, generoso… è una voce atta a ricordarci qualcosa, sia essa un pentimento, un rimpianto, una gioia.

Questo caldo ottobre, canta se stesso con la voce dei grilli.
Rende ancora più affascinante l’ autunno e mi spinge a preoccuparmi con parsimonia di ciò che non va come vorrei, salvando la bellezza di tutto ciò che appare scontato ma che scontato non è.
Lunga vita ai grilli.
Lariciumbarallilallero lariciumbaralillallà.

Copertina: disegno “Il grillo di Ida”

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