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Le due tele del Veronese scoperte a Verbania e altre belle storie dell’arte

Tempo di lettura: 3 minuti

Chi va a visitare il Museo del Paesaggio di Verbania fino a febbraio può vedere anche due pregevoli tele di Paolo Veronese del ciclo delle Allegorie ritrovate in tempi recenti. Le due tele, l’Allegoria della scultura e l’Allegoria della sfera armillare (astronomia), raccontano ai visitatori anche la bella storia legata al loro ritrovamento. Dipinte probabilmente intorno al 1553 per la monumentalità delle figure, che richiamano Michelangelo, le tonalità e il vezzo di riprodurre rovine confermano agli esperti che si tratti di opere giovanili del maestro.

La vicenda del ritrovamento è la storia di una studentessa, Cristina Moro, che ha deciso di svolgere la sua tesi magistrale in Storia e Critica dell’arte sulla Villa San Remigio. Si tratta di una villa in stile rinascimentale costruita a Verbania, sulla collina della Castagnola, alle soglie del ‘900 per i marchesi Silvio della Valle di Casanova e Sophie Browne. I due, Sophie era anche pittrice e scultrice mentre il marito, appassionato di musica aveva preso lezioni da Liszt. Erano collezionisti d’arte e animatori di un salotto che ha riunito diversi intellettuali e artisti dell’epoca.

Sembrava interessante alla giovane studiosa e ai suoi docenti Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, soffermarsi sugli interni e gli arredi della villa, fino allora poco considerati dagli studi che si erano concentrati sui personaggi che l’hanno frequentata come Bernard Berenson, Umberto Boccioni e Ferruccio Busoni. Un nucleo di fotografie conservate al Museo del Paesaggio mostra Villa S. Remigio al tempo dei due fondatori. Queste fotografie sono state il punto di partenza della tesi che, necessariamente, si è incentrata su ciò che è rimasto degli arredi. Nel 1977, infatti, la villa e il magnifico giardino sono stati acquisiti dalla Regione Piemonte. Nel 2013, anno di inizio dello studio, la collezione delle opere presenti nella villa era molto ridotta, anche per furti subiti, e poco valorizzata. Però, nella sala da pranzo, la studentessa aveva notato due tele imbrunite dal tempo di altissima qualità. venivano attribuite alla bottega di Paolo Veronese e la valutazione dei due dipinti era di circa settemila euro.

Anche per i docenti di Cristina Moro la qualità dei dipinti era talmente alta da poter essere attribuita al maestro stesso. Cosa che le professoresse Vittoria Romani e Carlotta Crosera dell’Università di Padova, hanno confermato riconoscendo nelle tele gli elementi di un ciclo disperso e concepito negli anni giovanili del pittore. Il restauro e le radiografie avvenuto alla Venaria ha ulteriormente certificato la paternità dei dipinti. Inoltre, la loro esposizione a Vicenza nel 2014 per le celebrazioni veronesiane insieme alle altre due tele componenti il ciclo di proprietà del Los Angeles County Museum of Art ha mostrato al pubblico l’importanza del ritrovamento.

Ad accompagnare la visita alle tele ritrovate presso il Museo del Paesaggio c’è il bel documentario Diario di una scoperta a cura della stessa Cristina Moro oltre a un catalogo, curato dallo stesso Museo, che racconta al pubblico la Collezione di Villa San Remigio, la storia dei loro proprietari e l’intensa vita culturale sul lago Maggiore tra Ottocento e Novecento.

E proprio l’intensa vita culturale induce al racconto di una nuova storia legata a un ospite della Villa S. Remigio: Umberto Boccioni. Nel 1916 il pittore dipinse diverse opere nel suo soggiorno sul lago tra le quali anche il ritratto del musicista Busoni il quale frequentava anche i salotti degli amici Valle di Casanova, tra loro la principessa Vittoria Colonna, moglie del principe Leone Caetani. La principessa soggiornava nel palazzo sull’Isolino di S. Giovanni, la più piccola isola del lago vicinissima alla riva di Pallanza e alla Villa S. Remigio. Inutile dire che i due furono travolti da un’intensa passione che si interruppe solo con la morte prematura del pittore avvenuta nell’agosto per una caduta da cavallo. E, travolto dal sentimento, il pittore futurista che voleva farla finita con il Romanticismo, coi Ritrattisti, cogl’Internisti, coi Laghettisti, coi Montagnisti. E sulle sponde del lago Boccioni dipinse anche Il Paesaggio (con montagne e lago).

Le lettere che i due amanti si sono scambiati sono state ritrovate dalla scrittrice Marella Caracciolo Chia che ne ha tratto il libro Una Parentesi luminosa (Adelphi).

Un ritrovamento casuale quello delle lettere, poiché in realtà la Caracciolo era sulle tracce del marito Leone Caetani appassionato di Medio Oriente, studioso dell’arabo e del persiano, deputato della sinistra moderata che nel 1911, con grande scandalo, si oppose all’annessione della Libia. Un personaggio interessante il principe Caetani che, incurante degli scandali, a 50 anni abandonò la moglie e l’ingente patrimonio per fuggire su una montagna in Canada con una ballerina e una figlia piccola.

Per finire: il Museo del paesaggio contiene molti tesori (Arturo Martini, Mario Tozzi), alcuni donati dai coniugi Valle di Casanova; custodisce anche la gipsoteca oltre a molte sculture del principe Paolo Troubetzkoy, russo, ma nato a Verbania. Anche la sua figura meriterebbe una storia da raccontare.

Copertina: Le due allegorie di Paolo Veronese scoperte a Verbania

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