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Milano consacra la storia e l’arte di Gae Aulenti

Tempo di lettura: 4 minuti

Se piaci a tutti, vuol dire che c’è qualcosa che non va». Già questa frase ci introduce al carattere della donna di cui raccontiamo la storia dopo quelle di Alfonsina Strada e di Amalia Moretti Foggia.

Gae Aulenti (1927- 2012) è stata un’intellettuale e una delle personalità più rappresentative dell’architettura e del design internazionali dal dopoguerra ai giorni nostri. È riuscita a imporsi in un mondo quasi totalmente maschile, quando le colleghe architette erano pochissime nel dopoguerra. Tra loro: Cini Boeri, Franca Helg, Anna Castelli Ferrieri, tutte donne forti che hanno lasciato una traccia profonda, battuto la misoginia e hanno aperto la strada alle ragazze nel loro settore.

A dodici anni dalla sua morte, avvenuta a 85 anni, a lei è dedicata una mostra davvero speciale alla Triennale di Milano. Speciale per i progetti che coprono sessant’anni di attività e che, a volte, sono in scala 1:1, per la loro varietà e interdisciplinarità. La mostra si trasferirà in varie città straniere.

Gae (diminutivo di Gaetana, il nome che non le piaceva e che aveva ereditato da una nonna) era determinata. Determinazione e carattere erano necessari per lavorare nel dopoguerra nel mondo dell’architettura, del design e nei cantieri.

Nata in Friuli da genitori originari del Sud, per lei questo era importante, diceva infatti che le frequentazioni della Calabria le avevano fornito un altro punto di vista, utile anche in campo professionale. Dopo che la famiglia dal Friuli si era spostata a Biella, Gae aveva chiesto e ottenuto di frequentare il Liceo artistico a Firenze vivendo in collegio, ma prima di completare gli studi era tornata a casa a causa dei bombardamenti (erano gli anni della Seconda guerra mondiale).

Nella sua Biella, dopo la scomparsa di due ragazze ebree, era entrata in contatto con squadre partigiane e si era iscritta al Partito comunista. Trasferitasi a Torino per completare il liceo, per l’università ha preferito il Politecnico di Milano.

«È stato un istinto», dice in un’intervista, «in fondo non ne sapevo niente», però la città era grande e ricca di “figure di pensiero”. Intorno a Ernesto Rogers (suo docente) c’erano il filosofo Enzo Paci, e si poteva andare a sentire Guido Ballo a Brera.

Ricorda, inoltre, che «si potevano frequentare anche altre università. Si studiava contro i nostri professori anche se c’era il senso della continuità della tradizione». Gae proseguiva l’impegno politico nel Collettivo di Architettura. L’architettura le piaceva perché utile, soprattutto, in un periodo in cui le città erano piene di macerie. Per lei ogni intervento e progetto doveva dialogare con l’identità di un luogo. Un esempio è l’aeroporto di Perugia, non una struttura asettica, ma una costruzione il cui tetto verde si inserisce nel paesaggio e i cui contrafforti sono di un rosso acceso.

I primi lavori
All’università ha incontrato Franco Buzzi Ceriani, il suo futuro marito e padre della figlia Giovanna. Insieme hanno lavorato per la Olivetti (le macchine per scrivere esposte nel negozio di Buenos Aires sono presenti nella mostra).

Aulenti nel frattempo è diventata anche la responsabile dell’impaginazione di Casabella, la rivista fondata negli Anni Venti da Giuseppe Pagano (morto a Mauthausen) e ripresa da Rogers nel dopoguerra, che godeva di fama internazionale e che, per lei, fu un ulteriore luogo di formazione e di incontri sul mondo dell’architettura.

Fu invitata poi a far parte del Movimento di studi per l’Architettura presieduto da Giancarlo De Carlo che univa professionisti di diverse generazioni schierati per la modernità razionalista. Nel 1956 realizzò il primo progetto di un edificio: era la casa con scuderia in zona San Siro di una sua compagna di studi; lo stile è il neoliberty che si affranca dal razionalismo moderno.

Il design
Al nuovo legame sentimentale con Carlo Ripa di Meana è legato il suo primo prodotto di design, la sedia a dondolo Sgarsul, come il nomignolocon cui si rivolgeva al nuovo compagno. In seguito, ha progettato la famosa lampada Pipistrello e molti appartamenti (Brion, Agnelli), negozi (Olivetti, Fiat). Alcuni di questi progetti sono fisicamente presenti alla Triennale. Lo sono il salotto dell’industriale Brion e la pedana di metallo inclinata del concessionario Fiat di Zurigo con tanto di automobili del 1973! All’ingresso dell’esposizione si incontrano le gigantografie delle donne sulla spiaggia di Picasso. Facevano parte dell’allestimento di Aulenti per la Triennale del 1964 dedicata al tempo libero, l’ultima prima della contestazione.

Il teatro
Nel 1974 comincia una nuova esperienza: da grande amante del teatro, disegna scene e costumi dell’opera Le astuzie femminili di Cimarosa per conto del regista Luca Ronconi. Il suo impegno col teatro dura venti anni: lavora alla Scala (bellissima la scenografia per l’Elektra con un toro all’interno di una macelleria presente in mostra), al Festival rossiniano di Pesaro, a Prato dove in un orfanotrofio allestisce Le baccanti di Euripide (nella mostra è ricostruito l’ambiente con alcuni lettini di ferro dell’orfanotrofio).

I musei
Gli anni ’80 sono per Gae la stagione dei musei: il suo progetto più noto è quello della Gare d’Orsay a Parigi che rivela una nuova concezione dello spazio museale. Nonostante i diversi battibecchi con Mitterand, il presidente francese alla fine le assegna la Legion d’onore.

Molte critiche iniziali hanno lasciato il posto a una successiva celebrazione della Aulenti che è chiamata a intervenire sul quarto piano del Centre Pompidou. A lei si deve anche la sistemazione del Museo Nacional d’Art de Catalunya e quella di Palazzo Grassi a Venezia in occasione dell’esposizione Futurismo & Futurismi (in Triennale sono presenti i quadri di Balla, Boccioni, Severini e Sironi del Museo del ‘900 di Milano). Sono quegli gli anni in cui è anche direttore artistico di Fontana Arte per la quale disegna il celebre Tavolo con ruote.

Dai cinema alle piazze, dagli interventi in grandi città ai progetti per piccoli centri
A Milano reiventa il Cinema Giardini a porta Venezia che diventa la sede della Cineteca italiana, il cinema dello Spazio Oberdan, il nuovo piazzale Cadorna con la gigantesca statua Ago e filo. L’elenco davvero lunghissimo delle sue opere prosegue con: la sistemazione di villa Panza di Biumo del Fai, le Scuderie del Quirinale, Palazzo Vela a Torino per le Olimpiadi invernali, il Museo delle arti asiatiche di San Francisco e in Giappone, dove costruisce l’Istituto italiano di cultura di un rosso lacca che fa arrossire anche i vicini ciliegi in fiore. Da Tokyo a Paderno Dugnano, dove si occupa di costruire la Biblioteca comunale. A Palermo interviene su Palazzo Branciforte, uno dei suoi ultimi lavori.

Premi, onorificenze e una piazza tutta per lei
A una donna così intellettualmente curiosa, capace di affrontare le sfide in più ambiti, sono stati assegnati premi e onorificenze: il prestigioso Premio imperiale del Giappone, la Legion d’onore già detta, la Medaglia d’oro all’Architettura italiana, di Cavaliere della Repubblica e l’elenco non si ferma qui. È stata anche Presidente dell’Accademia di Brera. A lei è intitolata una delle piazze più amate della nuova Milano, una piazza pedonale, sopraelevata tra i grattacieli e allo stesso tempo vicina a un quartiere di impronta popolare. Forse le sarebbe piaciuta pensando a un suo progetto del 1972, Milano invece di Milano, in cui ipotizzava pedonalizzazioni, piste ciclabili e un museo nel carcere di San Vittore.

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