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Povere creature

Tempo di lettura: 3 minuti

Il mio amico Giorgio S., che è uno degli artefici di questo blog magazine, dice che sono una pippa tecnologica e, sebbene io sia stato uno dei primi ad avere il cellulare (ricordo il Motorola che per avere linea tutto il giorno bisognava andare in giro con una borsa piena di batterie) e, malgrado con il mio Spectrum (pensate 48K!), sia anche riuscito a creare un programma che generava numeri casuali al posto dei dadi, in realtà non posso dargli completamente torto: io sono un fruitore a “scatola nera”, uno smanettone e a volte faccio casini; fortunatamente ho mio figlio che, invece, è ipertecnologico ed è il mio riferimento quando ho qualche problema, che, per altro, si risolve quasi sempre con “spegni e riaccendi”. Racconto questo perché, per vedere il film di cui vi parlerò, ho passato mezzo pomeriggio, appunto, a smanettare, con mio figlio in video chat che mi diceva clicca lì, scendi giù, torna su , vai a destra, digita la mail ,metti la password. Alla fine ce l’abbiamo fatta e così, su Disney+, sono, finalmente, riuscito a vedere “Povere creature”.

Il film

Ne avevo sentito parlare con giudizi stra positivi dalle mie amiche cinefile, ma, per una ragione o per l’ altra, non ero riuscito a vederlo al cinema, per cui quando mio figlio mi ha detto che, appunto, era uscito su Disney+, ho voluto guardarlo immediatamente.
Per me un film cult. Il regista, Yorgos Lanthimos con questo film porta a casa 11 nominations, 4 Oscar, più una infinità di altri premi tra cui il Leone d’oro e il Golden Globe.
Emma Stone si guadagna, meritatamente, il secondo Oscar, dopo La La Land, per la migliore attrice protagonista. Un cast di tutto rispetto con Willem Dafoe, Mark Ruffalo, Hanna Schygulla, per citarne alcuni.

La storia: una donna si suicida buttandosi da un ponte; un anatomopatologo sui generis, il dottor Godwin, Dafoe, la riporta in vita trapiantandole il cervello del feto che portava in grembo. La donna, Bella Baxter, la Stone, con la mente di una neonata e il corpo di una adulta incomincia il suo apprendistato della realtà: pare un automa, il tutto accentuato dal fatto che tutta questa prima parte viene girata in bianco e nero, quasi a significare la mancanza di consapevolezza. Si ritorna al colore con le sue prime pulsioni sessuali e l’ assistente del dottor Godwin, che ne è innamorato, ne rimane turbato, cosi come accade all’avvocato Duncan, Ruffolo, che, chiamato per redigere un atto, finisce per rapire Bella ed insieme vivono una serie di avventure in diversi continenti.

Mentre tutto questo accade, Bella acquista sempre più una propria coscienza anche se scevra da qualsiasi tipo di moralità al punto che, a Parigi, rimasti senza soldi, finirà per prostituirsi in un bordello toccando punti di aberrazione indescrivibili. Duncan folle di gelosia finirà per impazzire. Bella, finalmente ritornata dal dottor Godwin e dal suo assistente, sta per sposarsi con quest’ultimo, quando, proprio il giorno delle nozze, si presenta il vecchio marito che la reclama per sé. Bella si assoggetta alla sua richiesta e torna a vivere con lui, ma la possessività di quest’ultimo farà precipitare le cose in un finale veramente catartico.

Emma Stone, stupenda creatura, riesce a dare, con la sua recitazione, il volto a questo personaggio che rappresenta la parabola ascendente di una donna da zero alla piena consapevolezza di sé stessa.
Lanthimos, con la sua regia piena di citazioni, qualcuno ha anche paragonato questo film al Pinocchio di Collodi, ci fa un racconto visionario che coinvolge lo spettatore lasciando sicuramente, al positivo o al negativo, una impronta indelebile sul suo animo.
Assolutamente da vedere.

Copertina: Emma Stone, protagonista del film, in un frame

Trailer del film:
https://www.google.com/search?q=trailer+ufficiale+povere+creature&rlz=1C1ONGR_itIT1067IT1067&oq=trailer+ufficiale+povere+creature&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyCQgAEEUYORiABNIBCTg2MjNqMGoxNagCCbACAQ&sourceid=chrome&ie=UTF-8#fpstate=ive&vld=cid:772becca,vid:tBKWXtdpbNQ,st:0

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