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Un altro domani: film sulla violenza contro le donne

Tempo di lettura: 2 minuti

«È un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né sé stesso, ma soltanto te». Con questa citazione da L’isola di Arturo di Elsa Morante si apre il docufilm di Silvio Soldini e Cristiana Mainardi Un altro domani. La scritta appare su una panoramica di palazzi e finestre illuminate, dietro quelle finestre scorre la vita di persone reali.

La telecamera stacca ed ecco un uomo che racconta di non sapere, di non essersi accorto che quello che stava facendo fosse una forma di violenza, persino un reato.
Il sottotitolo del documentario è Indagine sulla violenza nelle relazioni affettive, e proprio dagli autori della violenza comincia la narrazione.

Ascoltiamo questi uomini impegnati in sedute collettive con il Cipm (Centro italiano per la Promozione della Mediazione), il centro che partecipa al protocollo Zeus della Questura di Milano, a cui è affidato il compito della loro rieducazione. L’idea, vincente nell’80 per cento dei casi, è bloccare la violenza subito, al primo segnale prima che degeneri in episodi irreparabili.

Come accade che questi uomini, spesso giudicati tranquilli, normali, possano mutarsi in violenti e giungere persino al femminicidio? Il lavoro di Soldini e Mainardi parte proprio da questa domanda cercando nelle parole degli uomini il seme della violenza.

La risposta è complessa e richiede di ascoltare le testimonianze delle vittime, degli autori di violenza, degli addetti ai lavori come psicologi, criminologi, autorità giudiziarie, avvocati, forze dell’ordine (soprattutto poliziotte che non si vergognano a piangere con le vittime), responsabili dei centri antiviolenza. Molte sono le domande per poter pensare a un altro domani, tutte hanno a che fare con una tradizione culturale che fino agli anni ’80 contemplava il delitto d’onore, solo un decennio dopo ha riconosciuto lo stupro reato contro la persona e che, spesso, derubrica episodi di violenza a questioni di coppia.

Un altro domani ha il merito di trattare una materia difficile, dolorosa con lucidità e intelligenza, senza sbavature e senza retorica. Gli autori hanno saputo mettersi in ascolto (e lo hanno fatto per mesi) con un atteggiamento umile e hanno saputo cucire le storie e le testimonianze in modo che anche lo spettatore possa ripercorrere e condividere la loro indagine. Soldini e Mainardi hanno realizzato un’opera di valore civile che merita di essere diffusa, soprattutto tra i giovani e nelle scuole.

NOTA: Il protocollo Zeus è uno strumento che punta a bloccare nuovi episodi di violenza sul nascere. Ideato da Alessandra Simone, allora a capo della Divisione anticrimine della Questura di Milano e ora a Savona, sfrutta l’istituto dell’ammonimento, previsto dalla legge per violenza domestica e stalking Subito, al primo segnale/episodio, l’uomo maltrattante riceve un cartellino giallo da parte della polizia che lo avverte che quello che sta facendo è pericoloso. Prima che venga commesso un reato penale si invita l’uomo a sottoporsi a un percorso di recupero. L’esperienza, nata a Milano nel 2019 si è rivelata positiva (l’80 per cento dei maltrattanti ammoniti non è caduto nella recidiva). L’esperienza si è estesa ad altre questure di altre città e verrà estesa anche a Paesi dell’Unione europea.

Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=9jmwjIcMM7Q
Foto: frame dal film Un altro domani

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