
Una rilettura
Chi mi ha letto la scorsa settimana si ricorderà che terminavo consigliando di guardare la serie Netflix “La valle dell’ Eden” e buttavo lì l’idea, da parte mia, di rileggere il libro:
l’ho fatto.
Probabilmente la cosa sarebbe rimasta lì, ma, poi, sono arrivate le mie cucciole e, come al solito, sono volute andare a City Life e, a City Life, c’è la Feltrinelli per cui eccoci qua a parlare della valle dell’Eden, ma, questa volta, del libro.
Non me lo ricordavo così corposo: la bellezza di 701 pagine.
Ho iniziato a leggerlo e immediatamente è incominciata la magia: da qualche parte ho letto che chi non legge vive una sola vita ma, chi legge, vive tante vite quanti sono i libri che ha letto e questo è ancora più vero quando si legge l’opera di un grande autore e Steinbeck lo è.
Cinque pagine solo per descrivere la valle di Salinas; le prime cento pagine per descrivere le origini delle due famiglie, gli Hamilton e i Trask, le cui storie si dipanano e si intrecciano per tutto il racconto; solo intorno a pagina 100 si inizia a parlare di Cathy Ames, la figura che personifica il male, e la descrizione che l’autore ne fa è un capolavoro di approfondimento psicologico.
Rileggendo una storia letta più di sessanta anni fa mi è parso evidente di quanto fosse cambiato il mio criterio di giudizio: allora come ora ritenevo e ritengo che “La valle dell’ Eden” sia un capolavoro, solo che oggi riesco ad apprezzare con maggior consapevolezza quello che allora era una mera impressione.
Per cui vi invito, se non lo avete letto, a leggerlo e, se come me, lo avete già letto, a rileggerlo perché, probabilmente, come me, vi guadagnerete una nuova vita.
Buona lettura.



