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Guerra Iran – Realismo fossile, crescita verde e 8R

Tempo di lettura: 4 minuti

Il conflitto in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz fanno dell’Italia il paese più esposto d’Europa alla vulnerabilità energetica. Per il principio del “prezzo marginale” la fonte più costosa necessaria al fabbisogno fissa il prezzo per le altre, pertanto in Italia il gas fossile determina il prezzo dell’elettricità per l’89% delle ore, contro il 42% dei Paesi Bassi, il 40% della Germania e il 15% della Spagna.
Il prezzo sul mercato TTF è balzato da 31 a 45 €/MWh (+50%) in pochi giorni, comportando un extra costo di 2,5 miliardi di euro per l’import di fossili in Europa solo nei primi 10 giorni di guerra, oltre ad una particolare criticità per l’Italia che importa il 36% del suo Gnl dal Qatar.

Questa configurazione è conseguenza di una scelta politica: la Spagna ha ottenuto un disaccoppiamento tra i prezzi di gas e elettricità investendo dal 2019 in energie rinnovabili e ottenendo una minore influenza sui prezzi. Secondo il Centro Studi di Confindustria, si delineano due scenari possibili: nel caso il conflitto cessasse a giugno, le imprese manifatturiere subirebbero un aggravio di 7 miliardi di euro rispetto al 2025, se invece si prolungasse per un anno il costo extra salirebbe a 21 miliardi di euro. L’Europa stima un costo di circa 500 milioni di euro al giorno, oltre ad una spesa di 27 miliardi in più nei primi 60 giorni. La presidente della Commissione von der Leyen dichiara che gli effetti potrebbero durare per mesi o anni e cita la Svezia come modello di resilienza, dove il nucleare e le rinnovabili consentono di isolare le bollette dai rincari del gas.

Come sta reagendo l’Italia?
L’ Osservatorio di Pavia ha analizzato quantitativamente e qualitativamente il racconto dei media italiani nelle prime tre settimane, evidenziando l’adozione di un approccio definito “realismo fossile”, ovvero gli idrocarburi sono presentati come l’unica soluzione efficace. L’analisi quantitativa mostra la prevalenza di soluzioni a breve termine, di natura logistica o fiscale, come il taglio delle accise e IVA, ammortizzatori di malcontento sociale (42% delle dichiarazioni). Il 26% riguarda l’attribuzione della crisi a comportamenti degli attori economici eticamente scorretti (nemici interni). Il 5% riguarda cambiamenti di fornitori, ma non di fonte energetica. Il dibattito sulle rinnovabili e il nucleare resta relegato all’ 1% ciascuno. Le energie rinnovabili non sono presentate come una possibile soluzione strutturale, piuttosto come una risposta troppo lenta all’emergenza bellica. La qualitativa, invece, esamina le trasmissioni di approfondimento, dalle quali la sicurezza energetica emerge come una sfida di approvvigionamento e di solidità delle scorte nazionali, in un’economia instaurata sulla “santa trinità” gas-petrolio-carbone. Qui le rinnovabili occupano il 9% in dibattiti polarizzati: per gli ambientalisti costituiscono l’unico vero strumento per rimediare alla scelta fossile, la maggioranza, però, liquida la transizione ecologica come “follia green”, dannosa per la competitività industriale (base del sistema capitalista) optando per i gasdotti o il nucleare di lungo periodo.

Operatore di un impianto petrolifero – Depositphotos

Lo Stato non appare come un pianificatore strategico, ma come erogatore di agevolazioni temporanee e correzioni: ciò riduce l’azione politica alla gestione di prezzi, la sicurezza al controllo dei flussi fossili e la sostenibilità a lusso ideologico.Le rinnovabili, oltre a fornire energia pulita, sono indipendenti da conflitti geopolitici. Tuttavia, sebbene la dipendenza da fonti fossili estere comporti insicurezza sul piano energetico ed economico, l’abbandono di fonti fossili come base energetica nazionale è lontano dall’essere preso in considerazione.

E la transizione ecologica auspicata nel Green Deal (2019)?
Nel mentre, gli accordi Europei ambiscono a rendere il fossile irrilevante per raggiungere la neutralità climatica. Purtroppo, sono gli accordi economici e il mercato a guidare la politica su questi temi, così come il malcontento dei cittadini per eventuali costi iniziali per la transizione. Tali contraddizioni sottintendono l’esistenza di un sistema economico e sociale fatto di produzione, consumo, accumulo e denaro, in lotta per la propria conservazione. Il sistema capitalista che permea le nostre società basa la sua sopravvivenza sullo sfruttamento di corpi e risorse (anche energetiche), cannibalizzando (Fraser, 2023) le basi della propria esistenza. In tal senso, anche se proiettati in ottica di transizione ecologica, è importante ripensare l’apparato sociale e produttivo, in quanto il sistema cannibale fornisce soluzioni interne alle proprie logiche e finalizzate a garantire la propria sopravvivenza. Nonostante gli impegni internazionali in ambito climatico, infatti, ciò che porta all’attenzione pubblica il tema è ciò che mette in crisi il sistema economico (l’assenza di risorse energetiche), non tanto la crisi ecologica, che i conflitti contribuiscono ad aggravare. Il sistema fornisce soluzioni a problemi da lui stesso creati, come impianti di produzione di energia pulita, neutralizzando la critica (Boltanski, Chiapello, 1999), rimandando il proprio collasso e l’adozione di paradigmi più etici, ecologici e sostenibili.

Integrazione di impianto eolico e fotovoltaico – Depositphotos

Crescita “verde”?
Le rinnovabili, costituiscono una valida strategia di transizione, ma anche superando il problema delle fonti fossili, permane comunque una questione ecologica da affrontare: sovrapproduzione, saturazione dei rifiuti, smaltimento di sostanze tossiche, sfruttamento del suolo e acqua, inquinamento… L’approccio della Decrescita di Latouche contesta il paradigma capitalista della crescita infinita: lo sviluppo sostenibile ricopre di verde un modello divoratore. Per Latouche, una società basata sulla crescita infinita in un pianeta di risorse finite non è né sostenibile né desiderabile. In risposta, avanza la proposta delle 8 R:
Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Ridistribuire, Rilocalizzare, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.
In Italia questo approccio è stato approfondito da Mauro Bonaiuti e divulgato da Maurizio Pallante. Sebbene criticato per essere accessibile principalmente alle élite, è di ispirazione per tutti: offre passaggi concreti per uscire dal modello produttivista, come lavorare meno per vivere meglio, recuperare spazi di autonomia come hobby, vita rurale, comunità, filosofie di Slow Living e Slow Food.

Fonti:

https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/von-der-leyen-guerra-in-iran-costa-allue-500-milioni-al-giorno-per-lenergia_7bzwFFwy96kfJnjBjUmnPS

https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/61293-il-costo-della-guerra-per-le-imprese-italiane-serviranno-fino-a-21-miliardi-in-piu-per-pagare-le-bollette

https://www.msn.com/it-it/money/storie-principali/quanto-ci-costa-la-guerra-l-inflazione-in-italia-pu%C3%B2-volare-al-6-ecco-chi-pagher%C3%A0-il-conto/ar-AA1Ym18j?ocid=finance-verthp-feeds

https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en

Approfondimenti:

Boltanski, L., & Chiapello, È. (2014). Il nuovo spirito del capitalismo. Mimesis.
Fraser, N. (2023). Capitalismo cannibale: Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta. Laterza.
Report Centro Studi Confindustria:

https://public.confindustria.it/repository/2026/04/20095159/pubblicazioni-rincari-dellenergia-calo-di-fi-Congiuntura_Flash_apr26.pdf

CRISI ENERGETICA E CONFLITTO IN IRAN: NARRAZIONI MEDIATICHE E SOLUZIONI ENERGETICHE TRA FOSSILI E RINNOVABILI
Rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia (Aprile 2026) :

https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2026/04/04bb1264-crisi-energetica-e-conflitto-in-iran_report-odp-greenpeace-apr26.pdf

Pallante, M. (a cura di). (2008). Il manifesto per la decrescita felice. Editori Riuniti.

Manifesto per la decrescita felice: https://open.substack.com/pub/housingdegrowth/p/housing-for-a-post-growth-world-a?utm_campaign=post-expanded-share&utm_medium=post%20viewer

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