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La Televisione e un popolo di casalinghi

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Gli italiani sono un popolo di casalinghi, schiavi della televisione e delle opinioni veicolate attraverso i social e i mass media. I cittadini sono sempre più trascinati dai flussi di pensiero esterni e non dalla realtà della vita”.

Questa dichiarazione è stata fatta giorni fa dal sociologo Giuseppe De Rita in una intervista alla Stampa in cui cita, tra l’altro, l’ultima inchiesta del Censis: rivela che ormai le famiglie si chiudono in casa e trascorrono gran parte del tempo libero davanti a televisori da 50 pollici (e oltre) nei “salotti” attrezzati come sale cinematografiche.

È una realtà: la televisione inchioda gli individui in una stasi fisica e mentale poiché quest’ultima favorisce lo sviluppo di una forma mentis non interattiva; ricevono soltanto notizie di ogni genere che qualche volta li confortano o li irritano. È proprio un distacco dalla realtà, un allontanamento dal mondo esterno che colpisce soprattutto le classi meno acculturate.

La conseguenza è che sta scomparendo il confronto diretto tra persone, come avveniva un tempo negli incontri presso associazioni, sezioni di partiti politici o scambio di idee tra amici o conoscenti. Inoltre la lettura dei giornali si è ridotta a meno di un quarto se confrontata con quella di vent’anni fa. Oltretutto si sono ridotte la qualità delle notizie, la professionalità dei giornalisti.

I social sono divenuti il mezzo per dialogare a distanza, per scaricare su un mondo di interlocutori sconosciuti le sensazioni più immediate, le proprie frustrazioni, mentre la comunicazione orale ci inserisce in uno stato relazionale emotivamente più coinvolgente che amplifica il nostro senso di comunità. La diffusione della stampa e della comunicazione scritta, grazie a Gutenberg, hanno arricchito le basi culturali degli individui rendendoli più partecipi alla società. Oggi grazie alla TV, Si legge meno, si esce meno e si diventa preda di notizie preparate “dall’alto”, dalla pubblicità, dai social e soprattutto dal mondo politico che in Italia da sempre si è appropriato della televisione.

Un tempo i programmi venivano gestiti dalla Democrazia Cristiana che dopo anni aveva concesso alla sinistra il secondo e il terzo dei tre canali; poi si era passati alla gestione totale di Berlusconi. Oggi è stata rioccupata dalla estrema destra con conseguenze gravissime.

E’ stato un vero assalto: la vecchia dirigenza è stata allontanata con metodi sbrigativi e sostituita con personaggi sconosciuti, rozzi, ignoranti; i programmi che avevano un alto indice auditel sono stati cancellati; Fazio, Augias e tanti altri protagonisti delle trasmissioni sono stati cacciati e accolti a braccia aperte dalle TV private e stanno avendo grande successo; nelle riprese politiche domina l’immagine della Meloni e dei suoi stretti collaboratori; le rassegne stampa mettono in grande evidenza le pagine del Giornale e del Tempo e giornaletti come Libero, La Verità.

Le gaffe dei nuovi conduttori si ripetono tutti i giorni. Porto ad esempio quella di Annalisa Chirico che commentando la frase Viva l’Italia antifascista urlata da un loggionista della Scala, l’ha criticata duramente aggiungendo: “Io avrei preferito sentire dire Viva la gnocca”. Queste parole sono state pronunciate al programma Ping Pong di Radio 1 da lei condotto. Non c’è stata alcuna reazione se non un paio di critiche apparse sui social.

Sono tutti sintomi di un’Italia ferma, senza futuro, con i sindacati immobili, i partiti lontani dalle realtà sociali; nessuno più protesta in pubblico tranne i giovani, pochi studenti per gli affitti delle abitazioni. E la classe operaia esiste ancora?

La colpa della televisione è minima, anzi ne è anche vittima di un popolo cambiato sempre in peggio nelle tre generazioni del dopoguerra. Alla fine le scelte le fa lui non andando a votare e allontanandosi dalla vita sociale.

Copertina: Foto degli inizi delle trasmissioni televisive della Rai

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