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Le tante facce del neofascismo

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Il prossimo 16 aprile si aprirà presso il tribunale di Bari la prima udienza del processo contro Luciano Canfora, uno degli intellettuali più lucidi del nostro Paese, querelato due anni fa da Giorgia Meloni quando non era ancora la premier.
L’emerito professore di Filologia classica durante un convegno tenuto in un liceo del capoluogo pugliese, la definì “neonazista nell’animo”, spiegando di aver dato una definizione oggettiva «perché la Meloni discende dal Movimento sociale, un partito che si riferiva alla storia della Repubblica di Salò, cioè a uno stato satellite del Terzo Reich».

È da ricordare che in quei giorni era già iniziata la campagna elettorale per le elezioni politiche di settembre e la segretaria di Fratelli d’Italia era già in corsa per la leadership della destra.
Nello stesso tempo in Spagna aveva partecipato ad alcuni comizi di Vox, il partito spagnolo franchista di ultra destra, intervenendo con parole tipiche di quell’estremismo.

Viene nominata presidente del Consiglio
Divenuta presidente del Consiglio in Italia, non ha ritirato la querela. Se lo avesse fatto avrebbe dato un esempio di magnanimità e di rispetto per la libertà di pensiero. Avrebbe potuto limitarsi i a rispondere a luciano Canfora, per smentirlo, con una lettera, attraverso i social o rilasciando un’intervista a un giornale.

Oppure nel corso della manifestazione per l’ottantesimo anniversario delle Fosse ardeatine, avrebbe potuto ricordare la strage con un messaggio più esplicito di quello che ha inviato e che citiamo: «Oggi l’Italia onora e rende omaggio alla memoria delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, terribile massacro perpetrato dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella. L’eccidio ardeatino è una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale e ricordare cosa accadde in quel funesto 24 marzo di ottant’anni fa è un dovere di tutti”.

Non cita le complicità dei fascisti con in testa il questore di Roma Caruso, che completò la lista fornendo ai nazisti 50 nomi di persone da uccidere alle Ardeatine; non dice che le vittime furono in maggioranza antifascisti ed ebrei.
Invece ha preferito procedere con la querela a Canfora, assistita dall’ avvocato Andrea Delmastro che peraltro è sottosegretario alla Giustizia dell’attuale governo. Non è forse una questione di incompatibilità?

Sant’Anna di Stazzema dimentica la strage
La parola fascismo è scomparsa dalla memoria di molti italiani, anche tra coloro che sono figli e nipoti delle vittime di quel regime. Tra questi si conta, per esempio, anche il 52 per cento degli abitanti di Sant’Anna di Stazzema che ha votato alle ultime elezioni politiche per Fratelli d’Italia. In quel paesino della provincia di Lucca il 12 agosto del 1944 i nazisti, con l’aiuto dei fascisti, uccisero 560 persone, vecchi, donne e bambini.

Sarebbe stata importante dopo quei risultati elettorali un’inchiesta di qualche giornale sulle motivazioni di quella scelta parlando con ognuno degli elettori del piccolo paese.

Ma ormai in questa Italia politicamente immobile, priva di sensibilità dialettica, con una opposizione inesistente, c’è da aspettarsi di tutto, anche del ritorno di un fascismo alla Orban. La cattiva strada è stata già intrapresa con gli attacchi alla Magistratura e la prima fase della legge sul premierato, approvata dalla Commissione in Senato.

Vorrei ricordare che nel luglio del 1960, quando venne concesso al Movimento sociale di fare il congresso a Genova – città medaglia d’oro della Resistenza – la popolazione si ribellò e le manifestazioni si estero a tutta l’Italia. Il governo democristiano di Tambroni – appoggiato dal MSI – mise in atto una feroce repressione, ma alla fine dovette dimettersi e il congresso di Genova non ebbe luogo. Erano altri tempi!


Copertina: “Non guardarmi con i tuoi occhi inquietanti” dice la frase che accompagna la foto della Meloni pubblicata in prima pagina dal “Wall street journal”

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