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Quel Potere che non ama i magistrati

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L’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Guido Crosetto ha riacceso i duri attacchi che i governi di destra, da Berlusconi in poi, lanciano periodicamente contro la magistratura. Il ministro della Difesa ha pronunciato dure critiche contro il Terzo potere sottolineandone il pericolo di “una opposizione giudiziaria” antigovernativa, aggiungendo che gli avevano riferito di riunioni segrete tra magistrati.

Dopo la dura reazione della ANM (l’associazione magistrati) e la presa di posizione della stampa più importante – tranne il Corriere che ormai viene definito da molti colleghi “il portavoce del governo” – Crosetto ha fatto una specie di marcia indietro minimizzando le sue parole.

Il perché di questa sua “gaffe” potrebbe essere interpretato in vari modi. Ma non è un caso che in questi giorni il governo stia varando una nuova legge sulla magistratura che tra l’altro prevede che ogni quattro anni l’attività dei magistrati venga valutata dal Consiglio superiore con dei voti che partono dall’”ottimo”, per scendere verso il buono, discreto, non positivo, negativo. I bocciati verrebbero privati degli aumenti di stipendio e sarebbe loro bloccata la carriera.

Il CSM, un organo costituzionale, è presieduto dal Presidente della Repubblica e rappresentato da 24 membri dei quali 16 magistrati eletti dai loro colleghi, e 8 scelti dal Parlamento tra gli avvocati più illustri. Pertanto, secondo il codice nascente la valutazione dell’operato di un giudice o un procuratore dipenderebbe anche dal voto dei legali. E se uno di questi perde un processo la cui controparte è proprio il giudice da “esaminare”?

Insomma la destra vuol preparare l’opinione pubblica ad accettare la nuova legge mettendo in cattiva luce il potere giudiziario, parlando di complotti e di appoggi ai partiti di sinistra e minacciarne l’indipendenza sancita dalla Costituzione. È un disco che si ripete da tanto tempo: sono molte le espressioni contro la categoria: si va da “pretori d’assalto”, com’erano definiti i tutori dell’ambiente, a “istituzione bolscevica” contro il CSM, mentre la Corte costituzionale è indicata come “composta da giudici di sinistra”.

Dunque in questi giorni la magistratura rappresenta il nemico di turno di questo governo. Ai tempi di Berlusconi, nemici erano i comunisti, che in realtà non esistevano più; poi con la Meloni erano diventati per primi i giornalisti e lo dimostrava rifiutando le conferenze stampa sostituite con i social e i soliloqui alla compiacente televisione di Stato.

Potrebbe apparire contraddittorio, ma è costume di questo governo come dei precedenti scaricare sulla magistratura molti dei problemi che gravano sul potere legislativo. Dalla corruzione alle mafie, dai delitti contro l’ambiente alle “irregolarità” commesse dai politici. Questioni di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento.

Ma i deputati e i senatori, sono ormai ridotti al ruolo di peones non più scelti dal popolo col quale dovrebbero confrontarsi; sono stati designati dai partiti a cui devono rendere conto per tenersi gli incarichi e le poltrone.

E poi ai cittadini interessa poco se la magistratura sia di sinistra o di destra: i loro rapporti col sistema giudiziario sono meno ideologici, ma più vicini alla quotidianità dei processi civili e penali con le sentenze che arrivano con ritardi di anni e spesso mai. Per esempio la piena verità sull’incendio della Moby Prince non è stata ancora raggiunta mentre è ancora in corso di giudizio la tragedia della stazione di Viareggio. Per non parlare di quasi tutti gli attentati.

Infine ci sono giudici che sbagliano o prendono abbagli. E l’elenco delle ingiustizie sarebbe lunghissimo. Il caso Tortora ormai fa parte della vulgata popolare: che voto avrebbe dovuto prendere il magistrato che lo tenne in prigione ingiustamente?

Ma veniamo all’ultimo caso di ingiustizia, quello del pastore sardo Beniamino Zuccheddu, condannato all’ergastolo per una strage che non aveva mai commesso. La sua totale innocenza è risultata dopo 32 anni di galera, quando Francesca Nanni, adesso a capo della procura generale di Milano e prima in quella di Cagliari, aveva riaperto il caso. È risultato che le prove contro il poveruomo furono ottenute dalla polizia che accettò per vere le false dichiarazioni dell’unico testimone.

Sulle aggressioni alle donne e gli stupri ci sono delle sentenze che potrebbero suscitare ilarità. Preso da un giornale: Un 25enne studente di ingegneria è stato assolto dal tribunale dell’Aquila dall’accusa di stupro perché, secondo quanto ricostruito dalla tesi difensiva, non avrebbe percepito il mancato consenso della giovane, anch’essa studentessa universitaria 25enne, che non ha chiesto aiuto agli amici presenti in casa mentre i due consumavano il rapporto.

Dopo l’aggressione la giovane era stata costretta a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale dell’Aquila, con vari traumi contusivi alle costole, allo sterno, al viso, dolori addominali ed ecchimosi su varie parti del corpo.

Un altro: il tribunale di Firenze ha assolto due giovani imputati di violenza sessuale nei confronti di una ragazza di 20 anni. Secondo le motivazioni è stato accertato che nella notte del settembre del 2018 in cui si sono svolti i fatti, il giudice dell’udienza preliminare aveva prosciolto gli accusati perché la loro fu “una errata percezione del consenso della ragazza”.

Un’ altra sentenza di assoluzione degli stupratori di una ragazza che indossava dei jeans emessa dalla Corte di Cassazione nel 1999 afferma: È un dato di comune esperienza che non si possano sfilare i jeans senza la fattiva collaborazione di chi li indossa.

In questi casi la colpa non è della politica. Forse delle donne e dei jeans?

Copertina: Immagine Depositphotos

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