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Devianza giovanile – Il canarino nella miniera

Tempo di lettura: 4 minuti

Recentemente ho avuto il piacere di ascoltare un interessante incontro tenuto dal Dott. Padovani dal titolo “Interventi psicosociali con adolescenti autori di reato” (corso erogato attraverso la piattaforma Psicologia.io, in collaborazione con Giunti Psychometrics).

Ritrovando i contenuti molto interessanti sono andata a ricercare i dati da lui citati, dai quali emerge uno spaccato della devianza giovanile italiana ben diverso dalla narrativa dominante in voga negli ultimi tempi, la quale parrebbe dipingere un quadro a tinte costantemente fosche che suggerirebbe un’esplosione di criminalità giovanile inarrestabile. Infatti, i numeri dei reati commessi da adolescenti e giovani adulti in Italia sono, di fatto, tra i più bassi a livello europeo e l’unico dato che potrebbe destare reale preoccupazione è l’abbassamento dell’età (a 15 anni) in cui si manifestano questi comportamenti, all’interno di una società che vede i giovani fortemente adultizzati: del resto, diamo loro in mano strumenti da adulti, esigendo che li sappiano gestire, ma senza fornire, probabilmente, un adeguato contenitore emotivo, relazionale e sociale.

Nello specifico, analizzando il contesto italiano, nel 2025 i soggetti in carico agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) sono stati 23.932: di questi, la stragrande maggioranza non è composta da giovanissimi, ma da giovani adulti (12.472 casi) e da diciassettenni (5.033 casi). Per quanto riguarda i reati più frequenti a carico dei minori inseriti in percorsi di messa alla prova (sempre dati 2025), troviamo al primo posto le lesioni personali volontarie (18%) e le rapine (15%), mentre reati come i furti si attestano al 9%.

Se analizziamo la natura di questi reati, notiamo che si tratta perlopiù di atti legati a dinamiche relazionali disfunzionali, all’incapacità di gestire la frustrazione o alla ricerca distorta di uno status e di appartenenza all’interno del gruppo dei pari. Non siamo di fronte a una strutturata criminalità minorile, ma all’espressione agita di un profondo disagio, che dimostra come il reato giovanile sia l’espressione di un probabile sintomo o il prodotto di aspettative disattese, pressioni e vuoti sociali, come potrebbero essere la mancanza di spazi di aggregazione sani o di un’alfabetizzazione emotiva. Considerando quindi l’atto deviante anche come un fallimento del contesto nel fornire un adeguato contenimento, la risposta della società e delle istituzioni dovrebbe essere di tipo sociale e di rete, non meramente punitiva.

I dati, infatti, dimostrano chiaramente che le misure con carattere esclusivamente punitivo producono effetti negativi, ove il reagire al comportamento deviante con la sola leva penale, basata su deterrenza, condanna e paura della punizione, genera in realtà un effetto “iatrogeno”, ovvero peggiorativo. La possibilità di essere arrestati o di perdere la libertà si è rivelata un elemento secondario e del tutto irrilevante nei processi decisionali degli adolescenti devianti: a fronte di un aumento dei programmi di privazione della libertà dal 15% al 25%, la recidiva si abbassa di appena l’1%.

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I risultati migliori, al contrario, si ottengono attraverso programmi multidimensionali e nei contesti territoriali, con la partecipazione del nucleo familiare e delle reti sociali di appartenenza: basti pensare che gli interventi integrati, che uniscono accompagnamento educativo, sociale e sostegno psicologico, hanno permesso di abbattere la recidiva del 50%.

Un passaggio cruciale in questo percorso educativo riguarda il lavoro sulla consapevolezza di sé: l’adolescente, spesso mosso da bisogni inespressi, privo di altri strumenti per esprimere tali bisogni, tende ad agire in modo reattivo, passando direttamente attraverso l’agito. In questa fase, diverrebbe necessario stimolare un aumento della capacità di riflessione, incoraggiando la sospensione dell’azione a favore della “mentalizzazione”. Il focus dell’intervento dovrebbe perciò spostarsi sul frapporre uno spazio di pensiero tra l’impulso e il comportamento, seguendo il principio del “Pensa, non agire” e, di riflesso, “Pensa anche agli altri”. Solo aiutando il giovane a riconoscere i propri stati interni e le conseguenze delle proprie azioni sulle relazioni interpersonali, è possibile avviare un reale cambiamento comportamentale.

Questo approccio riabilitativo è fortemente sostenuto anche dalle linee guida internazionali, come i principi normativi del Consiglio d’Europa in materia di “Child Friendly Justice”, i quali sanciscono che la privazione della libertà deve essere rigorosamente una misura di ultima istanza e applicata per il minor tempo possibile, seguendo il principio del “minimo intervento”. Le sanzioni non devono aggravare il carattere afflittivo, ma devono basarsi sull’integrazione sociale, sull’educazione e sulla prevenzione. Inoltre, in Europa, il modello riparativo enfatizza la risoluzione del reato non solo come problema giuridico, ma come conflitto sociale, puntando a ristabilire la pace tra vittima, autore e società.

L’Italia si sta muovendo positivamente in questa direzione attraverso l’istituto della “Messa alla prova” (sospensione del processo penale): tale strumento ha registrato un andamento fortemente crescente, passando da 3.340 provvedimenti nel 2015 a 5.472 nel 2025. E i risultati confermano la bontà di questa scelta: nel 2025, l’83,6% dei progetti di messa alla prova si è concluso con un esito positivo (estinzione del reato).

Tutto ciò ci invita a un radicale cambio di prospettiva al fine di superare facili conclusioni superficiali e giudicanti. Viene da chiedersi se i nostri giovani non siano, in fondo, come il canarino che un tempo i minatori portavano con loro nei tunnel: essendo più fragili e delicati, sono i più sensibili ai cambiamenti dell’ambiente e, sentendosi male per primi, avvisano gli adulti che l’aria buona sta finendo. Forse, invece di accusarli, stigmatizzarli e ricorrere a minacce punitive inefficaci, dovremmo fermarci, rivolgere loro uno sguardo attento e cercare di comprendere, con urgenza, di quale mancanza ci stanno disperatamente avvisando.

Per consultare i dati:

https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/Analisi_Servizi_minorili_31.12.2025Dati_convalidatiG.pdf

https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/MAP_2025G.pdf

https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/comunit_anno_2025.pdf

Fonti normative ed Europee:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:JOL_2016_132_R_0001

https://www.europeanrights.eu/index.php?funzione=S&op=3&id=150

https://rm.coe.int/16804bd220

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