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Educazione alla morte

Tempo di lettura: 3 minuti

Solo due volte nella vita ho simpatizzato per Halloween: la prima con la scena di ET (l’extraterrestre di Spielberg) nascosto in casa dai ragazzini dopo il suo ritrovamento nel bosco, che per uscire la sera dei morti viene coperto con un lenzuolo bianco con due buchi per gli occhi e messo in strada ben figurando tra maschere sanguinolente. La seconda simpatizzazione, inaspettata, in questi giorni quando Putin per contrastare la diffusione in Russia della festa di Halloween, l’ha messa al bando definendola “idiozia dell’occidente satanista” con autorità e chiesa russa ortodossa che gli hanno fatto il controcanto.

In realtà, questa festa mascherata, ormai diffusa in tutto il mondo, che si manifesta nei giorni di ricordo dei morti, la percepisco come una sorta di puerile esorcizzazione della morte che, ovviamente, è cosa che riguarda tutti, non solo chi è già stato accolto tra le braccia della Vecchia Signora.

Non si può neppur dire che sia invenzione recente, Halloween. Le origini ci portano tra i cristiani del 1745, in particolare di quelli scozzesi per i quali All Hallows’ Eve, significava “vigilia di Tutti i Santi”. Pare che siano stati sempre gli scozzesi insieme ai cattolici irlandesi, poi nel XIX secolo, a portare negli Sati Uniti la ricorrenza, via via americanamente trasformata in festa consumistica e sempre più superficiale.
Il risultato è che ormai in tutto il mondo il ricordo dei morti è una sorta di lunapark dove vince il più scemo.
E questo accade in un momento storico dove la morte è protagonista principale dell’attualità, magari trattata in modo giornalisticamente diverso secondo dove si manifesta. Così, per esempio, la morte causata da Hamas è qualitativa (la ferocia dei tagliagole) mentre quella israeliana e quantitativa (10.000 morti a Gaza…). Mentre anche lì, la morte è sempre e ‘solamente’ il dolore straziato di una madre o di un padre che abbraccia il cadavere martoriato di un figlio. E a quel dolore tutti dobbiamo solo silenzio e meditazione per questo mondo che – come dicevano i Beatles tanti anni fa – All you need is love, tutto ciò di cui ha bisogno è solo amore. Forse è interessante notare che l’etimo latino della parola amore è a-mors = senza morte.

Queste riflessioni possono portarci a Parma dove dal 7 ottobre all’11 novembre si sta tenendo la XVII edizione del Festival Anima, ovvero, come gli ideatori lo definiscono: “Anima come luogo profondo, impalpabile e intimo a cui dare ascolto, per accogliere un senso di appartenenza non solo fisico ma esteso di cui la vita e la morte si fanno tratti essenziali e inscindibili”.
In sostanza una rassegna di “Cultura in Death Education: concerti, laboratori, convegni, lectio magistralis, spettacoli, podcast, passeggiate, presentazioni e mostre”.
Una esplorazione della “Cultura della Morte” ben lontana da Halloween, o forse più vicina alle sue origini, che si manifesta in 70 eventi tutti di altissimo pregio che includono pure il cibo, che sotto il titolo annuale “Il rumore del lutto” si sintetizza in questa luminosa idea guida: “Vivi intensamente, abbraccia ogni istante”.

Tra il programma preparato dalla Associazione Segnali di Vita con la direzione scientifica e artistica di Maria Angela Gelati e Marco Pipitone, ricavo qualcosa dalla Lectio Magistralis di Massimo Recalcati “Il lavoro del lutto” tenuta la scorsa domenica mattina, che qui offro per ricordare tutti i nostri morti:

“Di che cosa è fatta la vita umana? Noi siamo fatti delle parole che abbiamo incontrato, che ci hanno marchiato, ustionato, ferito, nominato. Portiamo nell’inconscio la traccia indelebile delle parole degli altri.
Noi siamo fatti anche da tutti i nostri innumerevoli morti, da tutte le perdite che hanno scavato nella nostra anima dei vuoti, da tutte le persone significative che abbiamo incontrato e poi perduto: maestri, amori che sono finiti, amici che abbiamo perso. Tutto quello che è stato e che non è più, che ha marchiato la nostra vita e si è perduto nel tempo, resta in qualche modo ancora qui perché lo portiamo dentro noi stessi. Chiunque di noi è circondato da assenze presenti”.

Copertina: un frame dal bellissimo film “Departures”, sull’arte rituale giapponese
dell’accompagnamento dei defunti

Festival ANIMA 2023: http://www.ilrumoredellutto.com/2023-anima/

All You Need is Love – Beatles (1967): https://www.youtube.com/watch?v=gq5SwK0bGCM

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