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Ricominciare. Nuovamente, liberi

Tempo di lettura: 3 minuti

Che bella parola, che bel sentimento, che bella sensazione sapere di poter essere liberi e di poter essere liberati da qualcuno che ci viene in soccorso. Sappiamo tutti come in certe circostanze della vita abbiamo bisogno di qualcuno che venga a prenderci la mano, qualcuno che riconosca la nostra debolezza, che riconosca come da soli non ce la possiamo fare, che è necessario unire le forze per ricominciare. Nuovamente, Liberi.

Quando ero una ragazzina avrei voluto scrivere un racconto sulle avventure di mio nonno, ma ogni volta che gli domandavo della sua storia la notte successiva lui non dormiva in preda agli incubi dei ricordi e quindi, in comune accordo coi miei genitori, decidemmo che era suo diritto preservare un presente sereno.
Una cosa, però, me la ricordo bene ed è la descrizione della sua Liberazione: lui era rinchiuso in un campo di concentramento in Polonia e vennero a liberarli i russi con “dei carri armati così pesanti che i cingolati sprofondavano nel cemento rompendolo!”. Questo dettaglio era racchiuso nella sua memoria di quel giorno così importante e così pieno di speranza da ripetermelo ogni volta: chissà se per lui quei carri armati giganti racchiudevano simbolicamente tutta la maestosità del gesto. Dopo l’apertura dei cancelli, gli diedero dei numeri (altri!), ma lui era troppo debole per mettersi in cammino e cedette il suo numero ad un altro ragazzo facendosi promettere che sarebbe passato dai suoi genitori per dirgli che era ancora vivo e che sarebbe tornato a casa presto, cosa che questo giovane fece, sancendo un’amicizia che durò tutta la loro vita. Da lì, appena poté recuperare un poco di forze, si mise in cammino di ritorno a casa, naturalmente a piedi, dalla Polonia: io, orecchie di bambina, non mi capacitavo di come avesse fatto a trovare la strada.

In casa di mio nonno c’è sempre stato, in bella vista, il bastone che lo ha accompagnato in questo cammino di ritorno con incise preghiere, nomi di città e date. Anche la sua “schiscetta” conserva la memoria di quel periodo ed anche lei è stata incisa con parole di speranza e forza. Vi è anche una foto, con la cornice incisa e dipinta, che crediamo fosse sempre stata con lui a dargli forza e speranza.

Spesso ci ripenso e mi spiace non saper di più, ma quel poco che so mi basta per ricordare la sofferenza, la rabbia, il rancore, l’impotenza, il coraggio, la forza, la tenacia ed il forte profondo amore che hanno caratterizzato la vita di mio nonno e come lui di tanti altri giovani che hanno ritrovato la strada di casa grazie alla Liberazione.

Mio nonno era nato lo stesso anno di Primo Levi. In questi giorni mi sono messa a rileggere alcuni suoi scritti e ho ritrovato quella sofferenza profonda che caratterizzava la fatica del raccontare, come emerge profondamente nella poesia “Schiera Bruna” di Levi che si conclude con un urlo senza suono ad esprimere il prezzo del dolore del raccontare.

Voglio credere che nei racconti censurati di mio nonno si celava anche il desiderio di proteggermi da tanta sofferenza. Per esempio, una volta trasformò il racconto di pallottole nel buio con magiche luci nella notte ed io bambina, immersa nel mio mondo magico, capii solo anni dopo. È importante ricordare per dare valore alla parola libertà, per continuare a difenderla, per non darla per scontata, per ricordarsi di aiutare chi ne è privo e ha bisogno di noi, ha bisogno che qualcuno afferri la loro mano.

Grazie Nonno e grazie libertà, per continuare a difenderla, per non darla per scontata, per ricordarsi di aiutare chi ne è privo e ha bisogno di noi, ha bisogno che qualcuno afferri la loro mano. Per ricordarci che quando non ci sentiamo liberi, o privi della forza di poterci liberare da una situazione che ci causa sofferenza, possiamo chiedere aiuto.

Grazie Nonno e grazie a tutti coloro che hanno trovato il coraggio di raccontare, nonostante la sofferenza. Ora sta a noi non dimenticare.

Schiera bruna

Si potrebbe scegliere un percorso più assurdo? In corso San Martino c’è un formicaio
A mezzo metro dai binari del tram,
E proprio sulla battuta della rotaia
Si dipana una lunga schiera bruna,
S’ammusa l’una con l’altra formica
Forse a spiar lor via e lor fortuna.

Insomma, queste stupide sorelle
Ostinate lunatiche operose
Hanno scavato la loro città nella nostra,
Tracciato il loro binario sul nostro,
E vi corrono senza sospetto
Infaticabili dietro i loro tenui commerci
Senza curarsi di
Non lo voglio scrivere,
Non voglio scrivere di questa schiera,
Non voglio scrivere di nessuna schiera bruna.

13 agosto 1980
Primo Levi

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