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Neri Marcorè in teatro con Giorgio Gaber

Tempo di lettura: 4 minuti

E non riesco a trovar le parole / per chiarire a me stesso
e anche al mondo / cos’è che fa male…
Mi fanno male, quelli che sanno tutto… e prima o poi te lo dicono.
Mi fanno male gli uomini esageratamente educati, distaccati formali.

Ma mi fanno più male quelli che per essere autentici ti ruttano in faccia…
Mi fa male la burocrazia, mi fa male l’apparato la sua mentalità, la sua arroganza.
Mi fa male lo Stato. Come sono delicato.
(Mi fa male il mondo, Giorgio Gaber e Sandro Luporini)

«L’ho conosciuto grazie a un amico che faceva il cabarettista. È stato lui a invitarmi a scoprire il repertorio di Giorgio Gaber che ignoravo, quello del teatro-canzone, quello che non passava per la televisione. Nel giro di pochi mesi ricordo di aver comprato i suoi dischi registrati live negli spettacoli teatrali. E da lì la sete di Gaber non si è mai fermata. Insomma, il mio è stato quasi un colpo di fulmine e l’ammirazione per lui è cresciuta esponenzialmente in pochissimo tempo». Così Neri Marcorè che dal 12 al 17 maggio 2026, al Teatro Carcano di Milano, insieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione conclude la tournée dello spettacolo Gaber – Mi fa male il mondo.

Foto Tommaso Le Pera

Per anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, e con partecipazione emotiva, le mutazioni della società e degli individui che ne fanno parte.
«Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/laboratorio/pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni» dice Giorgio Gallione. «Questo ritorno è una necessità etica e artistica insieme, un’occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera dell’“uomo dalle due G maiuscole”».

Con onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato: Pasolini, Céline, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri che hanno formato un incubatore di pensieri e riflessioni poi trasformati in canzoni e monologhi ancora oggi molto attuali.

Il fascino del teatro-canzone Neri Marcorè lo spiega così: «Mi piace il fatto che sia sempre riuscito a gestire temperature comunicative diverse. Da una parte l’ironia, la satira anche sociale, il paradosso, la comicità – aspetto che è stato un punto di riferimento per me soprattutto agli inizi della mia carriera – perché era un attore, oltre che un cantante, eccezionale: riusciva a fare teatro soltanto con il solo corpo, senza scenografie particolari, ma riusciva a evocare, a farti vedere tutto. Poi c’è la parte più drammatica, sferzante, quella di impegno e critica sociale e politica. Di questo aspetto mi ha sempre colpito il fatto che in qualsiasi testo scritto assieme a Luporini non ci sia mai un giudizio che non prendesse in considerazione per prima cosa il mettersi in discussione, il guardarsi allo specchio, superando possibilmente auto indulgenza e ipocrisie. Gaber e Luporini non giudicano e non condannano, dicono solo “Io sono così, ho questo limite, dovrei, vorrei superarlo. Ce la farò?”. E lì anche tu, spettatore, sei costretto a farti le stesse domande, a riflettere su chi sei».

Neri Marcorè – Foto Ivo Corrà

Gaber – Mi fa male il mondo vede Marcorè affiancato in scena da Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, quattro giovani che interpretano gli arrangiamenti curati da Paolo Silvestri dei brani che costellano lo spettacolo: Mi fa male il mondo, Il sosia, L’uomo che sto seguendo, La nave, L’odore, Non è più il momento, La festa, La peste, Si può, I mostri che abbiamo dentro, Io se fossi Dio e C’è solo la strada.

Dice ancora Giorgio Gallione: «Gaber – Mi fa male il mondo vuole essere un ritorno, forse più maturo e consapevole, a una lingua teatrale ancora così attuale e necessaria. Andando a cercarne le radici letterarie e recuperando testi e canzoni meno note o consuete per reinterpretarle con sincerità, rigore e con la nostra sensibilità umana e artistica».

E Neri Marcorè: «Gaber e Luporini radiografavano le mutazioni della società senza mai cercare il consenso di chi ascoltava. Ci sono state anche molte contestazioni. Anche questo non vuole essere uno spettacolo accomodante. Oggi la polarizzazione ci impedisce di approfondire, ci si confronta poco sul contenuto e molto sull’appartenenza a una fazione. Non vogliamo “tramandare” Gaber come un santino, ma usarlo come un classico, come Pirandello, come filtro per inquadrare il presente senza ipocrisie e cercare di leggerlo al di là delle convenienze o comodità personali».

Gaber – Mi fa male il mondo con Neri Marcorè da Giorgio Gaber e Sandro Luporini; drammaturgia e regia Giorgio Gallione, arrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri; pianisti Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri. Produzione Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro della Toscana in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Dal 12 al 17 maggio 2026 al Teatro Carcano di Milano.

Articolo pubblicato anche su: https://www.allonsanfan.it/

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