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Una commedia sulla stupidità del potere

Tempo di lettura: 3 minuti

A cena col dittatore è un film di Manuel Gómez Pereira che ha vinto diversi premi Goya e che parla della Spagna di Franco, molto diversa dall’attuale ma dove ancora esistono sostenitori della lunga dittatura.

Madrid, 1939. La guerra civile è finita da pochi giorni, il generale Franco vuole celebrare con i suoi generali la vittoria nel lussuoso Hotel Palace. Peccato che l’hotel sia diventato un ospedale anche il salone delle feste sia invaso da letti, malati e medici che tentano di fare del loro meglio.
Il tenente Medina ordina al maître dell’albergo di sgombrare il salone e di preparare il ricevimento, impossibile non obbedire.

Le ore a disposizione sono poche, inoltre manca il personale di cucina e bisogna recuperare gli ingredienti del menù desiderato dal caudillo, cosa non è facile in tempi di guerra.

Tutti i migliori chef della città sono in carcere, sono antifranchisti e rossi, e il cibo è reperibile solo al mercato nero. Genaro, il maître, convince Medina a far rilasciare per alcune ore la sua brigata di cucina (il tenente arriva nel momento in cui i suoi componenti stanno per essere fucilati) e a trovare gli ingredienti nel mercato del quale il regime nega l’esistenza. Alla brigata all’ultimo si unisce anche un’anarco-sindacalista recuperata in un’altra prigione.

I cuochi procedono quasi senza intoppi alla preparazione di una cena regale e, intanto, pensano a come salvarsi dalla fucilazione, rimandata di 24 ore, organizzando una complicata fuga.

La cucina nei sotterranei, in cui agiscono gli oppositori, e la sala del banchetto al piano d’onore, dove siede il potere, rappresentano i due volti della Spagna. Al piano di sopra si celebra il caudillo e si mette in scena la liturgia del vincitore; al piano di sotto si lavora, e, da perdenti, ci si organizza per fuggire.

La lussuosa cena è un atto di arroganza del potere, i suoi piatti introvabili contrastano con la povertà e la fame appena fuori dalle mura dell’hotel. La preparazione delle portate diventa (e non sveliamo come) per i cuochi un atto di resistenza al nuovo regime.

Un frame del film

A cena con il dittatore è tratto da una commedia teatrale (La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos) che ha fatto fatica a essere messa in scena, sono passati 10 anni dalla scrittura al palco, per le resistenze ancora presenti a chiudere del tutto con il franchismo.

Il film fa un abbondante uso del grottesco, mostrando lo scarto tra ciò che predica il regime e ciò che è.
Ha una sceneggiatura spumeggiante, scritta intelligentemente. Un esempio: «Dicono che nella Spagna di Franco saremo tutti ricchi», afferma convinto il tenente. La risposta del maître è sferzante «Conosco bene i ricchi. Non saprebbero vivere in un Paese senza poveri».

Soprattutto, gli autori non dimenticano che il franchismo voleva essere preso sul serio, raccontarlo attraverso la commedia è smascherarlo. Mostrare, come fa il film, un dittatore che pretende il cerimoniale, il lusso, significa sottolineare la ferocia del potere indifferente al popolo ridotto in miseria e, come vedrete, ridicolo allo stesso tempo.
Si ride dei franchisti, della loro concezione dell’onore, della loro moralità piegata all’interesse, della loro ipocrisia e stupidità.

Ambienti, scenografie e costumi sono accurati ed eleganti, ricordano molto i film hollywoodiani degli anni ’30 di Lubitch e Wilder, per alcuni versi il film sembra debitore anche alla commedia italiana e a Bastardi senza gloria di Tarantino.

Trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=U9pJFOoURvE

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