
In attesa di Cannes, due opere che fanno riflettere
Noi due sconosciuti è un film su una madre single della regista norvegese Janicke Askevold.
Il film ha preso spunto dalla storia di un’amica della regista e racconta come la modifica delle leggi norvegesi abbia consentito a molte donne di diventare madri single.
Edith è una giornalista, è una madre di un bimbo nato grazie all’inseminazione artificiale. Vive a Oslo col suo piccolo e la madre che mostra i primi segni di demenza. Sigurd è un bimbo vivace di quattro anni.
Anche l’amica Trine è madre grazie alla stessa banca del seme e persino allo stesso donatore. I due bambini vanno molto d’accordo, sono amici.
Edith è fiera della sua scelta di vita, ha addirittura ha scritto un libro per bambini sull’esperienza dell’essere genitore unico.
Trine, che vorrebbe un secondo figlio, scandaglia il web e trova una vecchia intervista del donatore comune Inuus (questo il codice che lo definisce) che gira prontamente all’amica. Edith si incuriosisce. Chi sarà e, subito dopo, avrà qualche problema genetico che il figlio potrebbe ereditare? Alla curiosità si unisce un travaglio psicologico: un donatore può essere una figura paterna?
Sempre Trine riesce a scoprire chi si nasconde dietro la sigla del donatore, è un programmatore di videogiochi, Niels. Qualche anno prima era stato protagonista di uno ‘scandalo’ perché accusato di aver creato con un gioco di grande successo che aveva creato una dipendenza a migliaia di ragazzini.
Ora l’uomo vive nei boschi poco fuori città con la moglie e i figli di quest’ultima.
Edith decide di conoscere il padre di suo figlio, col pretesto di un’intervista vuole scoprire dettagli personali del padre biologico di Sigurd (malattie, elementi caratteriali?). Dopo un imbarazzo iniziale e qualche perplessità da parte di Niels sulle domande rivoltegli, i due entrano in confidenza e il loro rapporto si fa sempre più vicino, intimo.
“Perché l’hai fatto?” gli chiede Edith. “Non lo so. Vivevo un periodo difficile dopo le polemiche sul videogioco, ero a un convegno in Danimarca e ho visto la pubblicità di una banca del seme. È stata una scelta impulsiva”.
La relazione tra i due non prosegue. Il film si ricentra su Sigurd, sarà lui da adulto a decidere se conoscere il proprio padre biologico.
Sicuramente in Italia il film sulla monogenitorialità induce qualche riflessione e domanda in più di quanto non accada del nord Europa dove essere madri single è una prassi. La stessa regista afferma che dove la procreazione assistita: «è ancora illegale, gli spettatori potrebbero percepire Noi due sconosciuti in modo diverso rispetto ai paesi nordici».
Noi due sconosciuti riapre una riflessione sul modello famigliare, a questo proposito continua Askenvold: «diversi studi hanno dimostrato che i bambini cresciuti esclusivamente da donne tendono a essere sicuri e felici come tutti gli altri».
Una curiosità sul titolo italiano che induce a pensare a una relazione tra gli adulti, mentre l’originale, Solomamma, rimanda a un lavoro di introspezione.
Il film a Locarno ha ottenuto il Premio della Giuria ecumenica.

Lettere gialle ha vinto l’Orso d’oro a Berlino, è un film di impegno civile diretto Ilker Çatak, un regista turco che vive in Germania. Forse lo ricordate per il film precedenteLa sala professori candidato all’Oscar nel 2024.
Il filmè ambientato in Turchia. Una Turchia spostata in Germania dove, ed è dichiarato con scritte cubitali, Berlino ‘interpreta’ Ankara e Amburgo Istambul. Già questa dichiarazione avverte lo spettatore che il film non avrebbe potuto essere girato nel paese di Erdogan dove, tra il 2016 e il 2019, duemila intellettuali sono stati perseguitati per essersi espressi in difesa del Kurdistan.
Nel film i protagonisti sono una coppia di teatranti, Derya e Aziz, lei attrice, lui regista e docente universitario. Con il loro spettacolo entrano nel mirino delle autorità, la pièce è cancellata dal cartellone del Teatro di stato. Inoltre, i due ricevono una lettera gialla, la missiva con cui il governo turco comunica azioni legali contro i suoi cittadini scomodi e li inserisce in una lista di proscrizione, condannandoli senza processo.
Aziz viene licenziato dall’università e i suoi social sono sotto controllo. Senza lavoro, cacciati dal proprietario di casa che non ha gradito la visita della polizia nel suo condominio, i due sono costretti a trasferirsi da Ankara a Istanbul presso l’anziana madre di lui. Con loro c’è la figlia adolescente, Ezgi.
Il dramma dal palcoscenico si sposta nella vita e mette alla prova i due coniugi, le loro dinamiche, il loro impegno politico che si manifestava nelle loro opere, le amicizie e persino il rapporto con la figlia.
Cercano una scuola privata per la figlia perché non sia costretta a una educazione religiosa, ma con quali soldi pagheranno la retta? Aziz si arrangerà a fare il taxista di notte, Derya dopo vari tentennamenti troverà una parte da protagonista in una serie televisiva, un ruolo che prima avrebbe snobbato.
Aziz, tra una corsa e l’altra, ricontatterà un teatrino off dove mettere in scena un nuovo spettacolo: ‘Le lettere gialle’.
Il film è politico e privato allo stesso tempo, appassionato e lucido, capace di rendere la persecuzione degli intellettuali da parte del regime. Come detto è girato in Germania con attori turchi che, forse, col loro lavoro non salveranno il mondo, come Egzi ha detto al padre, ma che sanno che la libertà dell’artista intimorisce il potere.



