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Odissea: Nolan tra epica e Kitsch

Tempo di lettura: 3 minuti

Una domanda divertente: ma che cosa direbbe Omero se potesse vedere The Odyssey, il film in 70 mm adattato dal poema dall’ambizioso Christopher Nolan? Sarebbe incantato dal prodigio, dall’incredibile scoppiettare di una spettacolare fantasia oppure si soffermerebbe pensoso sul fatto che Elena di Troia e la dea Athena sono di pelle più o meno black? Ma la prima delle due, suppongo, anzi ci scommetto.

A parte gli scherzi e a parte un po’ di diffidenza per la prevedibile megalomania di Nolan che sognava da anni di immergersi e di immergerci in un avventuroso mito antico, tutta The Odyssey offre una sorta di doppiezza, essendo prima che tutto un kolossal d’autore (ossimoro).

Per esempio. The Odyssey è stato costruito in mesi di set in Italia, a Favignana, in Marocco e in Grecia, dove si sono effettuate concretissime ricostruzioni, battendo ciak tosti e avventurosi per la prestigiosa troupe, e parimenti il film ha richiesto estenuanti cure tecnologiche per rendere vive le invenzioni del regista britannico, a partire da un eccentrico Cavallo di Troia mezzo imbizzarrito tra le onde.

THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

Altro bivio: si parte shakespeariani, tra Proci stilosi e sentenziosi (Richard Pattinson sembra ricevere le battute direttamente dal Bardo), e si finisce alla Jason Statham con mezz’ora di frecce e cazzotti tutte sulle spalle del vecchio Matt Damon (Odysseus in inglese, Ulisse in versione italiana) – eppure si era detto che sarebbe bastato fare un bu! e tutti i vigliacchi pretendenti di Penelope se la sarebbero squagliata. Macché. Ma se il finale a Itaca si inchina al pubblico dei popcorn (non voglio adoperare la parolaccia action), rimane solenne la quasi contemporanea rievocazione del massacro di Troia, una carneficina che riemerge di continuo nella mente di Odisseo: non se la è mai perdonata.

Comunque. Sono più o meno riusciti gli episodi del poema rivisitati in The Odyssey secondo Nolan, che proprio nella dolorosa inquietudine del protagonista trova il tempo e lo spazio per l’emozione, il tempo e lo spazio per la violenza e quello per la poesia, non necessariamente epica. Io scelgo l’incontro scolastico ma spaventoso con il Ciclope cui Nolan ha ridisegnato i lineamenti e quello con una molto umana ma letale Circe (Samantha Morton), che è un piccolo gioiello scuro al limite dell’horror, e poi ho amato il canto delle sirene (pure se poco inquadrate), e ancora e soprattutto la visita nell’Ade, genialmente rovesciata da Nolan: sono i morti a salire a fior di terra, a livello dei miseri terrestri che chiedono aruspici.

Center L to R: Jimmy Gonzales is Cepheus, Matt Damon is Odysseus and Himesh Patel is Eurylochus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

Ecco, mi preme sottolineare quanto accennato sopra: il motore, inceppato ad arte, della narrazione e del viaggio verso casa continuamente procrastinato, è diverso da quello omerico. Qui si procede sempre consapevoli o intrisi del dramma interiore di Odisseo, distruttore di città e guida incapace che perde i compagni per strada (per acqua) o è troppo ubriacato di loto (da Calipso-Charlize Theron, sorta di amichevole terapeuta) per tornare a Itaca. Ci mette infatti venti anni. Decidete invece voi, per dirla terra terra, quanto Kitsch e quanto incantevole cinema riuscite a sopportare in queste tre ore di eroici patimenti. Ci sono dosi molto più che abbondanti di entrambi.

Poi fate il gioco delle parti, di quelle azzeccate e di quelle no e, se siete vecchi, finirete di certo per tirare in ballo le nobili effigi della tv in bianco e nero, Irene Papas e Bekim Fehmiu. E i sibili di Giuseppe Ungaretti. Che nostalgia.

Trailer del Film:
https://youtu.be/vxE4jBiKbII

Articolo pubblicato anche su: https://www.allonsanfan.it/

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