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24 ore nell’antica Roma

Tempo di lettura: 4 minuti

Anni fa, chi ha frequentato i licei, tra ore e ore di latino e altrettante di storia della Roma imperiale con le vittorie militari, l’impero, i cesari, si sarà chiesto come viveva il popolo della più grande città di quei tempi (più di un milione di abitanti)? E com’era organizzata quella società?

Ai miei tempi nessun docente lo spiegava e la curiosità mi era rimasta fino a quando non lessi La vita quotidiana a Roma, di Jérôme Carcopino (1881- 1970), storico e archeologo francese vissuto per anni a Roma. Non tratterò di quel libro importante e molto accademico con le sue 600 pagine, ma di un altro più “piccolo” uscito da poco, che appare come una guida divertente e illuminante.

L’autore è Philip Matyszak, inglese nato nel 1958, saggista, docente di storia a Cambridge dove insegna tra l’altro, Storia romana e greca. Il titolo è 24 ORE NELL’ANTICA ROMA – la vita quotidiana di 24 suoi abitanti (Leg edizioni).

La narrazione ci accompagna in una giornata di fine estate del 137 (d.C.) nella Roma di Adriano descritta attraverso le abitudini e le attività di 24 suoi abitanti. Non si parla di imperatori, di guerre e di eroi, ma di gente del popolo, appartenente a tutte le classi sociali, delle rispettive vite familiari e lavorative. Tutti agiscono in una Roma descritta com’era a quei tempi secondo un racconto mai affidato alla fantasia, ma accompagnato da tante brevi testimonianze giunte sino ai nostri tempi, di illustri personaggi del mondo latino: da Apuleio a Catone, da Cicerone a Lucrezio, da Marziale a Orazio, da Petronio a Plinio (Vecchio e Giovane) e oltre. Insomma una quarantina di saggi testimoni della storia imperiale.

L’autore scrive nell’introduzione del libro: «L’impero romano è quasi all’apice del suo potere. Le aquile imperiali sono portate fino a Dacia e Mesopotamia… La gran parte delle persone che incontreremo in questo volume si infischiano di tutto ciò. Per loro la vita non è celebrare la gloria imperiale ma pagare l’affitto e risolvere problemi in casa e sul lavoro. Roma può anche essere la città più grande del mondo, però chi ci abita deve farsi largo nel traffico, andare d’accordo con i vicini, cercare al mercato alimenti buoni a prezzi convenienti…».

L’ambientazione offre l’immagine di una metropoli brulicante, caratterizzata da una densità abitativa straordinaria, ben otto volte superiore a quella della New York contemporanea. Attraverso lo sguardo di questi ventiquattro personaggi, Matyszak descrive con minuzia di particolari le abitudini igieniche nelle terme, i mercati, i culti esotici che convivevano nell’Urbe, il fetore delle strade, i pericoli della notte e la complessa gestione delle attività economiche e giudiziarie.

Ognuno dei personaggi svolge un’attività: ci sono i vigiles che di notte sono incaricati di mantenere l’ordine nelle strade urbane e di prevenire gli incendi che sono molto frequenti. A proposito degli incendi l’autore del libro rivela chi era veramente Marco Licinio Crasso, il terzo del ben noto triumvirato composto da lui, da Cesare e Pompeo (60 a.C.). Crasso era un magnate arricchitosi proprio con gli incendi. Lo racconta Plutarco: «Fece incetta di case bruciate e adiacenti che i padroni vendevano a prezzi stracciati per la paura che crollassero da un momento all’altro». Stabilito il prezzo a proprio vantaggio, Crasso faceva intervenire i suoi schiavi per spegnere il fuoco. I vigiles dello Stato non c’erano ancora.

Tra gli altri personaggi ci sono la schiava impegnata nelle fatiche domestiche della domus; l’ostessa che gestisce la sua taverna e deve difendersi da qualche cliente arrogante o ubriaco. Matyszac mostra anche un autentico conto dell’epoca trovato tra le rovine di Ercolano, che elenca oltre a una portata illeggibile, bevande, prezzo 14 assi; lardo 2 assi; pane 3 assi; 3 porzioni di carne 12 assi; salcicce 8 assi. Totale 51 assi. (L’asse era una moneta di bronzo che valeva un quarto di Sesterzio, N.d.r.)

E poi c’è un guardiano delle terme, con la descrizione degli ambienti, dei servizi e del pubblico. Seguono, un magistrato, un giurista, un senatore corrotto, un ricco mercante a altri “attori” sino ad arrivare a 24.

Un altro elemento di grande interesse è l’emergere spontaneo di parallelismi evidenti con la modernità. Leggendo le disavventure dei ventiquattro protagonisti, il lettore contemporaneo riconosce facilmente dinamiche a lui familiari: i problemi legati al traffico urbano (dei carri tirati da buoi), il rumore notturno intollerabile che impedisce il sonno, le code negli uffici pubblici, le ingiustizie sociali e il sistema clientelare che regola il mondo del lavoro.

A darci un’idea di cosa e com’era la vita quotidiana nell’antica Roma, non dobbiamo soffermarci soltanto all’analisi della capitale dell’Impero, ma dobbiamo spostarci un po’ più a sud, a Pompei. Gli scavi, compresi quelli di Ercolano, ci hanno restituito un esempio fedele di come dovevano presentarsi le insulae romane, le vie, le botteghe e così via; passeggiando per Pompei sembra di essere catapultati ex abrupto nell’antichità.

Un affresco trovato intatto nella Villa dei misteri a Pompei

In conclusione, “24 ore nell’antica Roma” non è una semplice cronaca del passato, ma un riuscito esperimento di viaggio nel tempo. Philip Matyszak firma una guida fondamentale per chiunque desideri esplorare non solo i monumenti o le guerre dell’Impero, ma l’anima più autentica, viva, caotica e affascinante della quotidianità romana.

Il valore fondamentale del libro risiede nella sua profonda carica empatica: la tecnica della narrazione in “presa diretta” riduce a zero la distanza temporale che ci separa dall’antichità. Si recepisce un linguaggio fresco, privo di noiosi accademismi ma solido nei contenuti d’archivio e archeologici. L’opera umanizza la Storia, trasformando le date e i freddi reperti dei musei in sudore e passioni.

N.B. Nella bibliografia del libro vengono citati molti esperti della storia di Roma nei particolari. Sono tutti stranieri. Mancano gli italiani: credo che non ne esistano. Fino a pochi anni fa nelle scuole e università dominava l’accademismo prolisso e limitato. Questo limite riguarda tutta la divulgazione della Storia del nostro Paese, tranne qualche eccezione come le opere di Carlo Ginzburg e di Luciano Canfora. Ricordo che il primo a scrivere una vera e fruibile Storia d’Italia, dal 1861 al 1961, fu l’inglese Denis Mack Smith.

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