
Il fenomeno del bycatch
Essendo iscritta alla newsletter dell’associazione ambientalista LIPU ODV, nelle ultime settimane mi è arrivata per posta una lettera che descriveva la situazione attuale dell’bycatch. La natura di questo processo mi ha colpita subito poiché non ne ero a conoscenza, per cui ho messo da parte la lettera ed ho iniziato a cercare informazioni più approfondite. Sono rimasta stupita per i dati che ho trovato riguardo il fenomeno e per il fatto che già agli inizi degli anni Duemila gli ambientalisti lo presero in considerazione, ma per molto tempo è stato negato dal nostro Paese e reso invisibile fino agli ultimi anni.
Ma andiamo a vedere che cosa è bycatch e quali implicazioni comporta. Con tale termine si intende una cattura involontaria di animali marini e non, causata dagli attrezzi che l’uomo utilizza per la pesca. Infatti, durante le attività di pesca sia professionali che sportive è possibile che vengano catturate anche specie non bersaglio, cioè pesci di sottomisura, di natura commerciale o non commerciale, o addirittura specie protette come uccelli marini, tartarughe, delfini, alcune specie di squali, razze, spugne e coralli. Queste creature possono essere attirate dalle esche dei palangari, ovvero sistemi di lenze con migliaia di ami che ingoiano o a cui rimangono agganciati sott’acqua, oppure dalle reti da posta dove restano intrappolate e non riescono a riemergere.

Le catture accidentali sono diffuse a livello internazionale, ma le troviamo frequenti anche vicino a noi, in particolare nell’arcipelago delle Pelagie e nei mari del Lazio e della Campania. Nel Mediterraneo si stima che ogni anno vengono catturate accidentalmente circa 230.000 tonnellate di organismi. È veramente impressionante questa perdita! Nel caso particolare degli uccelli marini, a causa del bycatch i tassi di mortalità sono molto alti e mettono a rischio le loro popolazioni. Secondo una recente pubblicazione affermano che circa 200.000 uccelli marini (da 130.000 a 380.000) vengono catturati annualmente nelle acque Europee, ma è probabile che i numeri siano sottostimati in quanto mancano alcuni dati di alcuni Paesi come l’Italia dove questo problema non è stato ancora monitorato adeguatamente, perché come abbiamo già detto, è stato a lungo negato e di conseguenza non oggetto di politiche di informazione, monitoraggio e protezione. Tuttavia non dobbiamo perdere la speranza perché la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per la sua mancata presa di responsabilità nei confronti di questo fenomeno e per non aver rispettato le Direttive Habitat e Uccelli, per cui ci auguriamo che qualcosa cambi.
È importante che il nostro Paese si assuma l’impegno di proteggere e salvaguardare le specie a rischio, di riconoscere il fenomeno del bycatch come reale e pericoloso e che ignorarlo porterà a gravi alterazioni e squilibri nell’ecosistema marino e non solo. Le associazioni ambientaliste ne sono ben consapevoli di questo problema, infatti si stanno già muovendo da tempo testimoniando, raccogliendo dati, osservando, documentando… Come l’associazione Lipu che ha portato il tema all’attenzione delle istituzioni Europee. Sempre la Lipu ha iniziato a sviluppare soluzioni concrete, provando a introdurre strumenti semplici ma efficaci, come le boe dissuasive e le fasce colorate da apporre sulle reti dette tide lines, che aiutano a tenere lontani gli uccelli durante le operazioni di pesca.

Interessante è anche la campagna del progetto “Medbycatch” finanziato dalla Fondazione Mava e coordinato da BirdLife Europe & Central Asia, che ha mostrato alcune soluzioni tecniche per ridurre il bycatch di alcune specie. Nei palangari ad esempio i ricercatori suggeriscono l’utilizzo di ami circolari al posto degli ami a “j”, per evitare la cattura accidentale di tartarughe marine e la mortalità diretta di alcuni squali e razze. Risultano utili anche le funi “scaccia uccelli” che sembrano allontanare gli uccelli marini dalle zone potenzialmente pericolose per loro. Mentre nel caso delle reti a strascico, l’inserimento di una griglia di esclusione può aiutare a fronteggiare il bycatch degli animali marini. Un’altra strategia che può sembrare scontata ma non lo è, è scegliere di calare i palangari di notte, quando gli uccelli non sono attivi, diminuendo quindi notevolmente il rischio di catture involontarie.

Ma come in ogni cosa non demordiamo! Come afferma Giorgia Gabiani, responsabile Difesa del territorio e Natura 2000 della Lipu-birdlife-Italia, l’Unione Europea ha emanato diverse misure e regolamenti fino ad arrivare alla Strategia UE della biodiversità del 2030 che ambisce alla riduzione ai livelli minimi delle catture accidentali. Sono battaglie e scontri grandi da affrontare tutti insieme ma da essere sempre stato un problema invisibile può diventare concreto e risolvibile!
Fonti:
https://www.lipu.it/cosa-facciamo/conserviamo-natura/mare/bycatch
https://it.wikipedia.org/wiki/Bycatch
https://blueconservancy.org/che-cose-il-bycatch
https://www.lastampa.it/la-zampa/2025/06/04/news/berte_minori_tirreno_pesca_bycatch-424647494/
https://rivistanatura.com/catture-accidentali/


